La Camera rinvia l’esame sul fine vita e il referendum incombe. Il Papa: “Non c’è diritto a morire”

L'Assembla di Montecitorio ha rinviato di una settimana l'esame della proposta di legge sul suicidio assistito. Intanto la Consulta il 15 febbraio si pronuncerà sull'ammissibilità del quesito referendario sull'eutanasia legale

Un altro giro a vuoto: slitta alla prossima settimana, alla Camera, l’esame della proposta di legge sul fine vita. La discussione era stata calendarizzata a mercoledì 9 febbraio a Montecitorio. Ma nemmeno il tempo di sedersi, per i deputati, che l’Assemblea ha accettato la proposta di rinvio avanzata da Nicola Provenza, del M5S. Contro il rimando hanno votato solo i deputati di Fratelli d’Italia e di Alternativa. Poche ore prima Papa Francesco, durante l’udienza generale, ha ribadito la sua contrarietà, e quella della Chiesa Cattolica, a qualsiasi forma di aiuto al suicidio, promuovendo comunque le cure palliative per i malati terminali: “Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio”, ha detto Bergoglio.

L’anniversario

Beppino Englaro

Beppino Englaro, papà di Eluana, la ragazza morta nel 2009 dopo aver trascorso 17 anni in stato vegetativo a causa di un incidente

Una giornata importante, simbolica, in cui tornare a parlare seriamente di fine vita. Mercoledì 9 febbraio, quando la proposta di legge sul suicidio assistito è torna nell’Aula alla Camera, ricorreva infatti anche il 13° anniversario dalla morte di Eluana Englaro. La ragazza che, dopo un incidente in auto a 21 anni, trascorse 17 anni in stato vegetativo e solo grazie a un atto di enorme coraggio di suo padre Beppino, che per tutti quegli anni si batté in suo nome, poté trovare finalmente pace, in una clinica di Udine, dove le furono sospesi i trattamenti che la tenevano in vita (cosiddetto accanimento terapeutico, da lei più volte rifiutato – a parole – in vita). Grazie alla sua vicenda, alla forza di suo padre come quella di Mina Welby, alla ‘disobbedienza civile’ di Marco Cappato con Fabiano Antoniani (noto come Dj Fabo), dal 2017 in Italia esiste una legge sul testamento biologico, un documento nel quale indicare preventivamente a quali trattamenti si vuole essere sottoposti nel caso in cui un domani non si sia in grado di comunicare o di decidere per sé.

La proposta di legge e lo ‘spauracchio’ del referendum

Quella che avrebbe dovuto essere discussa mercoledì dall’Assemblea di Montecitorio, dove il 13 dicembre scorso il provvedimento di attuazione della sentenza della Corte costituzionale è stato incardinato, è una legge tanto voluta dalla società civile quanto dibattuta tra le file della politica. Oltre 200 emendamenti, suddivisi tra quelli del centrodestra – la maggior parte – che mirano a restringere le maglie della legge, e quelli di quanti invece vogliono allargarle, avvicinando l’esito del provvedimento al quesito del referendum sull’eutanasia su cui la Corte costituzionale si pronuncerà la prossima settimana, martedì 15 febbraio. Proprio tale pronunciamento incombe sulla legge, la cui discussione è stata rinviata ancora, e se ne parlerà comunque dopo la decisione della Consulta. Ma in cosa consiste la proposta?

L’Assemblea della Camera ha rinviato alla prossima settimana l’esame della proposta di legge sul suicidio assistito

Giunta in Aula dopo l’approvazione delle Commissioni Giustizia e Affari sociali, si tratta di un testo unificato che racchiude diverse proposte di legge, redatto dai relatori Alfredo Bazoli (Pd) e Nicola Provenza (M5s) e a sua volta modificato con l’approvazione di numerosi emendamenti del centrodestra. In sostanza vengono recepite le condizioni indicate dalla Corte costituzionale nella sentenza  242 del 2019, con la quale ha parzialmente depenalizzato l’aiuto al suicidio partendo dal caso concreto riguardante Dj Fabo e Marco Cappato. Il centrodestra, però, rimane sostanzialmente contrario perché teme che la legge inneschi una “deriva” simile a quella “nei Paesi Bassi – ha detto nella discussione generale la deputata Martina Parisse (Ci) – (dove) si è passati in 30 anni dall’eutanasia per i malati terminali all’eutanasia per i malati cronici, dai malati affetti da patologie fisiche ai malati mentali e agli anziani stanchi di vivere”. Sul fronte politico opposto ci sono alcuni emendamenti di Riccardo Magi, Nicola Fratoianni e di alcuni ex M5s guidati da Doriana Sarli, che mirano ad allargare le condizioni di accesso al suicidio assistito fino a fare coincidere l’esito della legge con quello del referendum sull’eutanasia. Nel testo in esame infatti – sostenuto da M5s, Pd e Leu – vi si può accedere alle sole quattro condizioni indicate dalla Consulta: che il richiedente abbia una malattia o una condizione non curabile, che provochi una sofferenza non sopportabile, che abbia già beneficiato delle cure palliative e che sia in grado di intendere e volere.

Il deputato Riccardo Magi, Presidente di +Europa (LaPresse)

Dal referendum, in esame Corte costituzionale, se venisse approvato, risulterebbe solo quest’ultima condizione – la capacità di intendere e di volere – l’unica richiesta per poter accedere alla procedura. La palla dunque, passa di nuovo ai giudici, in una partita anomala che si gioca su due fronti: quello parlamentare, indeciso, e quello giudiziario, chiamato a sopperire, come spesso accade negli ultimi anni, soprattutto su tematiche sociali, ad un vuoto normativo che condiziona la vita – o la morte, in questo caso – di migliaia di persone.

Le parole del Papa: “Non c’è un diritto alla morte”

“Dobbiamo accompagnare alla morte, ma non provocare la morte o aiutare qualsiasi forma di suicidio. Ricordo che va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati. Infatti, la vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti”. Con queste parole, durante l’udienza generale del mercoledì, Papa Francesco torna a ribadire la contrarietà del Vaticano a qualsiasi tipo di supporto al suicidio, tema in discussione invece nelle Aule parlamentari e dei tribunali.

Papa Francesco durante l’udienza generale ha dichiarato: “Non esiste un diritto alla morte”

Per il Pontefice non c’è diritto a morire. Bergoglio promuove, però, le cure palliative, a patto che non si trasformino in ‘somministrazione di morte’. Sul tema ha sottolineato infatti che “due considerazioni per noi cristiani rimangono in piedi. La prima: non possiamo evitare la morte, e proprio per questo, dopo aver fatto tutto quanto è umanamente possibile per curare la persona malata, risulta immorale l’accanimento terapeutico“. E poi “La seconda considerazione riguarda invece la qualità della morte stessa, del dolore, della sofferenza. Infatti, dobbiamo essere grati per tutto l’aiuto che la medicina si sta sforzando di dare, affinché attraverso le cosiddette ‘cure palliative’, ogni persona che si appresta a vivere l’ultimo tratto di strada della propria vita, possa farlo nella maniera più umana possibile”, ha sottolineato Papa Francesco.

Oltre 100 nomi a favore del Referendum

La Corte Costituzionale, martedì 15 febbraio, si pronuncerà in merito all’ammissibilità del quesito del referendum sull’eutanasia promosso dall’Associazione Luca Coscioni e da alcuni partiti, tra i quali Radicali Italiani, Più Europa, Sinistra Italiana e i Verdi. “Sono già oltre 100 i nomi di chi ha scelto di sostenere il referendum Eutanasia Legale” si legge in un comunicato dell’Associazione. “Ricercatori, medici, magistrati, accademici, ma soprattutto persone, familiari, caregiver che hanno vissuto o vivono ancora oggi sulla propria pelle la sofferenza che comporta la mancanza di norme che regolino il fine vita nel nostro Paese. Tra i nomi figurano quello del premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, la scrittrice Dacia Maraini, il matematico Piergiorgio Odifreddi, il teologo Vito Mancuso, Carlo Rovelli, fisico e saggista, Don Ettore Cannavera, sacerdote cagliaritano, Chiara Rapaccini, scrittrice e compagna di Mario Monicelli, Massimo Recalcati, psicanalista e saggista, e Ersilia Vaudo Scarpetta, astrofisica, esperta di inclusione nella scienza”.

Tra coloro che si sono schierati in favore del referendum, che nel ‘mondo reale’ ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme, ci sono anche numerosi magistrati, tra cui Gherardo Colombo, scienziati, come Michele De Luca, ma anche Carmen Carollo e Valeria Imbrogno, mamma e compagna di Fabiano Antoniani, Mina Welby, moglie di Piergiorgio, Beppino Englaro, papà di Eluana. “Siamo grati al primo gruppo di persone che si uniscono ai promotori nell’impegnarsi per il ‘sì’ al referendum eutanasia legale”, dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario nazionale e tesoriere dell’Associazione Coscioni. “Nella distrazione assoluta delle forze politiche, è fondamentale che la spinta per il referendum sia arrivata proprio da parte di chi vive in prima persona la realtà della malattia e della disabilità, insieme a grandi personalità del mondo della scienza e della cultura”.