Emilia Russo e le mamme matte: “Così ci prendiamo cura e troviamo una famiglia ai bambini con bisogni speciali”

Consulente legale a Firenze, la 49enne ha creato un'organizzazione per dare una casa a tutti i bimbi, anche i più 'difficili': "Bisogna accogliere con consapevole leggerezza, non possiamo permettere che ci siano dei resi"

“Non volevo figli. Ora in tanti mi hanno vissuto come mamma”. Emilia Russo è una donna speciale, una professionista che insieme ad altre professioniste ha messo a disposizione la propria casa, il proprio cuore, il proprio tempo, la propria professione per trovare una famiglia per ogni bambino, anche per quelli più ‘difficili’, quelli che nessuno sembra volere. L’organizzazione si chiama M’aMa – Dalla parte dei bambini, ma da tutti è ormai conosciuta come le mamme matte (www.mammematte.com).

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

La loro missione è fare da tramite tra i tribunali e i servizi sociali alla ricerca di famiglie che vogliano prendersi cura di bambini che hanno patologie o disabilità particolari, che vengono da un passato di violenza o abusi, che sono stati rifiutati da più famiglie. Insomma, bambini considerati ‘difficili’. Ma che con l’amore possono trovare la loro giusta strada e lasciare indietro il passato.

Emilia Russo e le ‘mamme matte’

Emilia, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze dai tempi dell’università, è una consulente legale e attuale presidente di questa rete di mamme matte. Ma prima di tutto è una donna. E una madre.

Emilia, hai sempre desiderato di diventare mamma?

“Assolutamente no. Non ne avevo proprio intenzione: ero tutta concentrata sulla carriera e il lavoro. L’uomo che oggi è mio marito, mi ha fatto conoscere l’accoglienza che c’era nella sua famiglia di origine, ha insistito perché diventassimo genitori, ma all’inizio per me non è stato facile. Quando è arrivata la mia prima figlia, che ora ha 20 anni, è stato uno shock: appena presa in braccio, mi son detta: ‘Questa creatura si fida totalmente di me. E io non so neanche da che parte rifarmi’. C’è voluto qualche anno perché decidessi di partorire il secondo”.

Quindi la famiglia è diventata di quattro persone.

“No, di cinque. Perché subito dopo la nascita del secondo figlio, che oggi ha 16 anni, abbiamo iniziato il percorso di adozione. Tutta la difficoltà di cui si parla, non l’abbiamo riscontrata, grazie a un gruppo di assistenti sociali accoglienti e professionali che ci ha accompagnato in questo percorso. Quando il nostro figlio è arrivato, la grande aveva 6 anni, il secondo 2. È diventato il loro fratello senza alcuna distinzione. Lui, che ora ha 14 anni, sa di essere stato adottato, ne parliamo normalmente, ma non fa alcuna differenza”.

Una storia bella anche da raccontare.

“Una storia di amore, tanto che ad ogni nascita, abbiamo scritto una favola che abbiamo aggiornato anno dopo anno. È la nostra favola”.

Ma non vi siete fermati a tre figli…

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

“Siamo famiglia ‘Papi’ – pronta accoglienza prima infanzia, progetto del Comune di Firenze, pronti ad accogliere neonati per un periodo che va da 6 a 12 mesi. Sono piccoli che hanno bisogno di una famiglia che li accolga nei primi mesi di vita, per poi tornare nelle famiglie di origine o essere adottati. Siamo affidatari puri”.

Non è moralmente difficile? Vederli crescere, assisterli nei primi passi per poi lasciarli andare da altri genitori…

“Lo è. Ogni distacco è un pezzo del nostro cuore che va via col bambino. I servizi sociali ci sostengono anche in questo, nel gestire il distacco. Ma hanno bisogno di noi e noi ci siamo, tutti insieme, nostri figli inclusi. Abbiamo già accolto 6 piccolini. L’ultimo che ha vissuto con noi è arrivato 4 giorni prima del lockdown del 2020. Ricordo bene la città deserta quando dovevo andare con lui su e giù dal Meyer per le terapie necessarie visto che era nato prematuro”.

Resta un legame poi con queste creature?

“Dipende dalla famiglia che li adotta. Con qualcuno abbiamo mantenuto i rapporti, siamo diventati gli «zii”. Altri hanno preferito tagliare i ponti col passato: non si può imporre la continuità affettiva”.

Quindi siete già molto impegnati come genitori biologici, adottivi e affidatari. Come nasce allora ‘Mamme matte’?

“Ci siamo conosciute online, tutte accomunate dallo stesso interesse per la giustizia e l’accoglienza dei bambini. E abbiamo deciso di unire le nostre professionalità. Io come consulente legale da tempo mi occupo di minori e affidi. La vicepresidente Karin Falconi è una counselor. Viviana Bucciarelli una pedagogista. Siamo in tutta Italia, con sede legale a Roma, ma in Lombardia, Calabria, Sardegna e altrove altri professionisti si sono legati a noi. Nasciamo ‘al contrario’: non siamo un gruppo di famiglie affidatarie alla ricerca di professionisti, ma un gruppo di professioniste che si legano a famiglie, in uno sviluppo orizzontale”.

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

Da dove nasce dunque la vostra organizzazione?

“Ci siamo accorte che alla rete di affidi-adozioni mancava un pezzo: quello dei bambini con bisogni speciali che non trovavano famiglie ad accoglierli. I tribunali fanno fatica a sistemarli, soprattutto per i bimbi più grandi, dai 9 anni in su, magari con deprivazioni, apparente ritardo cognitivo, disabilità, un passato di violenze e abusi. Eppure sapevamo che c’erano famiglie in attesa di potersi prendere cura di figli. Mancava una figura centrale che potesse fare da ‘Contatto’, che è il nome che abbiamo dato al primo progetto. Siamo l’anello di contatto tra servizi sociali che cercano famiglie per i bambini e famiglie disponibili ad accogliere bambini”.

Come funziona il vostro intervento?

“Ci chiamano tribunali e servizi sociali. Abbiamo da loro un mandato formale gratuito per metterci alla ricerca di famiglie attraverso appelli totalmente anonimi (nessun bambino si riconoscerà mai in quel messaggio). Quando troviamo qualcuno disponibile, cerchiamo di capire tramite tanti colloqui se sono le persone adatte. Poi spetta al tribunale o al servizio sociale decidere se effettuare l’abbinamento per l’adozione o per l’affidamento”.

Martina (foto dal profilo Facebook Associazione M'ama - rete MammeMatte)

Martina (foto dal profilo Facebook Associazione M’ama – rete MammeMatte)

Riuscite a trovare sempre una famiglia per questi bambini considerati ‘difficili’?

“Ogni volta che arriva un caso particolare, penso: ‘Stavolta non ce la facciamo’. Invece succede sempre qualcosa che ci smentisce in positivo. Per esempio avevamo una bimba con una brutta malattia che, in sintesi, le mangia pezzetti di cervello: ha trovato due genitori che la amano oltre ogni cosa. Una coppia di donne, nel nostro progetto ‘Affidiamoci’, ha preso in affido un bambino che apparentemente aveva una disabilità gravissima, da renderlo quasi in stato vegetativo. Con amore e pazienza, gli hanno fatto fare progressi incredibili. Ora mangia, parla, cammina, ride. Ha ancora delle disabilità, ma non così gravi come sembrava. Avevamo un bambino con problemi psichiatrici che rubava i crocifissi, si svegliava e pregava, faceva cose strane: ha trovato una famiglia che lo ha accolto in maniera totale e questi episodi non sono più accaduti”.

Sembrano miracoli…

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

Emilia Russo, 49 anni, originaria della Calabria, ma residente a Firenze, è una consulente legale e attuale presidente de ’le mamme matte’ (www.mammematte.com)

“Non lo sono: è l’amore vissuto in famiglia. Le comunità, per quanto formate da persone bravissime e professionali, non sono una famiglia. Quando un bambino diventa nostro figlio, si farebbe di tutto per lui. Da quando siamo nati nel 2017, 170 bambini hanno trovato dei genitori tra affidatari e adottivi. Tre sono coppie omosessuali: a noi non interessa il genere: per essere genitori basta che ognuno abbia il suo ruolo nel contesto familiare. Abbiamo anche single, che possono diventare affidatari”.

Scegliere di adottare o prendere in affido bambini con problematiche del genere non è una scelta semplice.

“È l’amore la base di tutta l’accoglienza. Ma bisogna anche essere consapevoli e correttamente formati. Bisogna accogliere con consapevole leggerezza. Non possiamo permettere che ci siano dei ‘resi’, famiglie che rimandano indietro il bambino dopo averlo accolto: è un abbandono vero e proprio di cui il piccolo si sente colpevole. Noi usiamo il contro marketing: diciamo le cose come stanno, senza nascondere i problemi. Ma sorridendo: l’ironia è un’arma fortissima e la usiamo sempre. E seguiamo le famiglie, sempre a disposizione per dare una mano. Nessuno deve restare solo in questo percorso”.

le mamme mattePer aiutare la vostra associazione, bisogna per forza avere la possibilità familiare, economica, domestica di adottare o prendere in affidamento un bambino?

“No. È possibile aiutarci in tanti modi, oltre a rendersi disponibili all’accoglienza. Abbiamo bisogno di un sostegno economico: abbiamo spese importanti da affrontare per andare in tutta Italia dove troviamo bambini e famiglie che hanno bisogno di noi. Ma un aiuto importante viene anche dalle condivisioni: gli appelli che lanciamo, vanno ‘spammati’ per poter raggiungere il maggior pubblico possibile e trovare la famiglia giusta. E poi parlare, parlare di noi e dei nostri bambini perché abbiamo una voce, perché si sappia che esistono, per informare sull’adozione, l’affido e allargare la rete. Deve essere una goccia che trapana il cervello, insistendo finché qualcuno non ci risponde. Questo è un grande aiuto per noi”.