Fluide, diverse, non tradizionali, arcobaleno, delle affinità: le Famiglie d’elezione hanno bisogno di essere riconosciute

In Italia e nel mondo di oggi la famiglia tradizionale o nucleare non è più l'unica soluzione possibile. Ne esistono tante altre, e sono sempre famiglie

Famiglie normali, di fatto, d’elezione. Guardando agli album di famiglia che l’Italia e il mondo ci restituiscono oggi, è facile rendersi conto che la famiglia tradizionale o nucleare – fatta da mamma (donna), papà (uomo) e figli – non è più l’unica soluzione possibile. Ne esistono tante altre e sono sempre famiglie, al massimo. Nuove famiglie, perché, come scrive la Treccani: “Famiglia è quel nucleo sociale rappresentato da due o più individui che vivono nella stessa abitazione e, di norma, sono legati tra loro col vincolo del matrimonio o da rapporti di parentela o di affinità“. Una definizione larga, che tiene insieme tutto. Mamme e papà con figli, mamme o papà single che decidono di adottare, coinquilini e triangoli poliamorosi. La famiglia, oggi, è un concetto fluido, tanto che, come ha brillantemente detto la Talent advisor e membro del comitato scientifico di Luce!, Luisa Bagnoli, “forse più da termini giuridico-politici bisognerebbe provare a definire la famiglia partendo dalle emozioni e dire che ogni famiglia che rende un bambino felice, è quella giusta”. Peccato, però, che per lo Stato Italiano gli album delle Nuove Famiglie rimangano insfogliati e insfogliabili.

La troppia: per l’unione poliamorosa valgono solo le Dat 

Davide, Elena e Simone: la troppia

Come quello della “troppia”: “una famiglia normale come tante altre” composta da un triangolo amoroso più un figlio. Simone ed Elena, sposati e con un figlio, hanno conosciuto Davide e si sono innamorati. Dopo un anno di frequentazione, Davide, che è di Padova, si è trasferito a Livorno, dove vivevano gli altri due, e da lì, raccontano insieme: “È stato tutto molto naturale, all’inizio lui andava e veniva da Padova e rimaneva qui un po’ di giorni”. Poi, continuano i due: “Davide si è inserito nella nostra relazione senza che ce ne rendessimo conto, e man mano che la cosa cresceva non ci siamo più separati”. I tre hanno celebrato la loro unione poliamorosa il 6 settembre del 2020 in una villa a Livorno. Poi si sono rivolti a un avvocato per fare l’unica cosa possibile in Italia, dal punto di vista legale, in questa situazione: firmare le disposizioni anticipate di trattamento (Dat), comunemente definite “testamento biologico” o “biotestamento”: ognuno di loro ha delegato gli altri due a prendere decisioni, ad esempio su eventuali trattamenti sanitari, in caso di perdita di capacità di intendere e volere. La loro famiglia, però, per lo Stato Italiano non esiste.

Il treppiede di Pupo, Anna e Patricia

Da sinistra Patricia, Pupo e Anna

Con il suo treppiede (e non triangolo), come preferisce chiamarlo Enzo Ghinazzi, anche Pupo insieme alle sue due compagne ha dato vita a una famiglia non convenzionale. Il cantante, sposato da 50 anni con sua moglie Anna (a destra) e frequentandosi da 32 con la sua compagna Patricia, è stato un antesignano in Italia del rapporto poliamoroso (almeno pubblicamente). Come ha raccontato a Luce! Pupo, tutto in realtà è nato come il peggiore dei cliché: “In un primo momento ero il solito traditore, protagonista di un triangolo: marito, moglie e l’amante a casa sua, da vedere di tanto in tanto. Ma non mi sentivo a posto con la mia coscienza, avevo bisogno di fare chiarezza” e così il cantante dice tutto a sua moglie. “C’è voluto tanto, un lungo confronto e la voglia di non tagliare, ma di aggiungere, per trovare un nostro equilibrio”.

Genitori single con figli adottivi 

Silvia Pierangeli con la sua Raffaella e Luca Trapanese e Alba

Essere famiglia per un genitore single in Italia è impossibile. A meno che, come Luca Trapanese, non si decida di adottare un bambino o una bambina con disabilità. O, come ha fatto Silvia Perlangeli, non si decida di trasferirirsi in Francia per dare sostanza al sogno di diventare mamma, anche senza un uomo. Sono infatti solo tre i casi, regolati dall’articolo 44 della legge 184/1983, per cui un uomo o una donna senza compagno possono adottare in Italia. Primo: se il bambino e il genitore adottivo sono legati da parentela, o da un rapporto prolungato. Secondo: se non si trovano coppie che accettino l’affido preadottivo del minore, perché non ci sono coppie idonee o perché nessuna coppia accetta il bambino. Terzo: se il bambino, orfano di entrambi i genitori, vive una condizione di disabilità. “La difficoltà più grande che sto incontrando è quella di far capire alla gente che siamo una famiglia come tutte le altre”, ha detto Luca a Luce!. “Viviamo una quotidianità fatta di nonni, zii, preoccupazioni, ansie e gioie esattamente come qualsiasi altra famiglia. Alla base di ogni famiglia c’è l’amore e io amo mia figlia e lei si sente amata ed accolta. Un’altra cosa con cui mi trovo quotidianamente a combattere è convincere tutti che un uomo single possa essere un padre: Alba, quando è arrivata da me aveva 13 giorni: io l’ho allattata, cambiata, svezzata e cresciuta. Ho fatto tutto quello che fa qualsiasi genitore, pur essendo single” e uomo.

Ermete e Francesco

Quando i conquilini diventano famiglia

Unita dall’esigenza di far fronte a difficoltà e spese comuni, anche i due coinquilini Ermete e Francesco, si sentono una famiglia nata per convenienza. Inizialmente, quella di dividere nella città che ha gli affitti più alti d’Italia, un appartamento a Milano. Poi, come hanno raccontato entrambi a Luce!, le spese sono diventate tutte in comune: dalla Spesa, le bollette, la cena, fino a nuovi arredi per la casa. “Se ci sentiamo una famiglia? Bè sì, siamo lontani da casa è vero ma così è più semplice affrontare la vita”. 

Ivan Cotroneo

Ivan Cotroneo: La società chiede di normare le famiglie d’elezione

“In Italia esistono svariate e diversificate famiglie di fatto, ma lo Stato non le vede, non le tutela e significativamente non le chiama nemmeno famiglia. Un singolare che infatti mi sta stretto perché richiama soltanto un’idea: quella della famiglia tradizionale, con genitori di sesso diverso e figli naturali, spesso nella sua declinazione patriarcale. Le altre famiglie invece per la legge non esistono, sono invisibili. In Italia c’è da affrontare un vuoto normativo grave e, in questo senso, la mancanza del matrimonio egualitario è drammatica perché mette in crisi istituzioni e situazioni che di fatto già esistono, come ad esempio le famiglie arcobaleno”. Come spiega il regista de La Compagnia del Cigno e membro del comitato scientifico di Luce!, Ivan Cotroneo, se da una parte la legge Cirinnà del 2016 ha avuto il merito di rendere legali le unioni civili tra persone omosessuali, dall’altra parte ha anche scritto nero su bianco che queste unioni non danno vita a famiglie ma a “formazioni sociali” che godono della tutela dei “diritti e doveri nascenti dall’unione civile”, in cui però non rientra il diritto di essere genitori. “Un vuoto normativo che chiama, anzi quasi costringe i magistrati a fare giurisprudenza, soprattutto per tutelare i minori, che sono le prime vittime di questa miopia politica. Le persone single e le coppie omosessuali chiedono per esempio la possibilità di poter riconoscere il figlio del partner o di poter adottare, la società chiede di normare le famiglie d’elezione, andando oltre il legame di sangue. Questi nuovi diritti cosa tolgono alle coppie eterosessuali, che sono già disciplinate dal matrimonio? Niente, perché l’estensione di un diritto non pregiudica quelli preesistenti”.