Fondazione Ebri porta in Italia le studentesse afghane per regalare loro un futuro nella ricerca

Si occuperanno di progetti legati allo studio di gravi patologie neurodegenerative - tra cui l'Alzheimer - e del neurosviluppo, che colpiscono milioni di persone in tutto il mondo

In Afghanistan il loro futuro era già scritto: giovani ricercatrici costrette ad abbandonare la scienza e gli studi per dedicarsi al matrimonio e alla famiglia, che si sarebbero dovute costruire per avere una speranza di vita dignitosa. Sempre che di dignità si possa parlare. Sono tante, tantissime le ragazze che in questi mesi, nel Paese mediorientale dove ad agosto i Talebani hanno riconquistato il potere, sono state costrette a lasciare la loro formazione scolastica ed universitaria. Per alcune di loro, le più fortunate, si sono aperte le porte dell’Europa, tra cui anche quelle italiane. E dopo aver accolto nel nostro Paese tante famiglie e talentuose promesse dello sport, nasce un progetto per accogliere a Roma studentesse afghane, che hanno visto improvvisamente chiudersi nel loro paese la possibilità di proseguire l’attività di studio e ricerca.

Le studentesse afghane si inseriranno nei progetti di Ebri nel campo degli studi sul cervello

In Italia per costruirsi un futuro… nella ricerca

A lanciarlo è stata Fondazione Ebri (European Brain Research Institute) Rita Levi-Montalcini, in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e si avvale del sostegno della Fondazione Tim, di Angelini Pharma e di Unidata. L’obiettivo è quello di restituire a queste ragazze la speranza di un futuro migliore, dando loro la possibilità di farlo attraverso la prosecuzione della formazione. La ricerca di queste giovani promesse è attualmente in corso, ma intanto la prima studentessa è già arrivata in Italia, grazie all’aiuto della Third World Academy of Science (TWAS, Trieste) che l’ha ‘scovata’. Laureata in Fisica, la ricercatrice a giugno (ri)inizierà la propria attività abbandonata in Afghanistan, inserendosi in alcuni dei progetti in corso all’Ebri nel campo degli studi sul cervello (analisi di big data, intelligenza artificiale applicata alle Neuroscienze, analisi di segnali elettrici ed ottici nel cervello) per combattere le gravi patologie neurodegenerative – tra cui l’Alzheimer – e del neurosviluppo, che colpiscono milioni di persone in tutto il mondo.

Studentesse afghane

La prima ricercatrice, laureata in Fisica, è già in Italia

Fondazione Ebri a sostegno delle giovani afghane

Sin dall’inizio la Fondazione Ebri-Rita Levi-Montalcini si è resa disponibile al progetto, che ha ideato con la volontà di regalare nuova speranza alle studentesse afghane, costrette nel loro Paese ad abbandonare gli studi. “Ebri crede fortemente in questo progetto – spiega il professor Antonino Cattaneo, Linceo, presidente della Fondazione – che dona alle ricercatrici la possibilità di portare avanti le proprie aspirazioni e alla nostra Fondazione l’opportunità di confermare la propria vocazione internazionale. Per questo non vogliamo fermarci qui, ma intendiamo dare continuità al sostegno alle giovani afghane attraverso la ricerca di ulteriori partner per questa iniziativa di grande spessore scientifico e umanitario”. Ma non saranno solo le ragazze ad ottenere qualcosa. In cambio dell’ospitalità e della possibilità di costruire la loro carriera, le ricercatrici metteranno le loro capacità, intuizioni, talenti e conoscenze a ‘servizio’ della ricerca. “Siamo certi che le ragazze sapranno dare un grande contributo ai progetti della Fondazione – ha commentato il professor Enrico Cherubini, direttore scientifico – e per tutti noi dell’Ebri sarà un’esperienza entusiasmante di contaminazione culturale, scientifica e umana. Siamo molto felici di poter offrire alle giovani ricercatrici afghane la possibilità di poter continuare i propri studi presso il nostro istituto, da sempre attento alle donne e alla ricerca scientifica”.

Alle giovani ricercatrici vieni offerta la possibilità di costruirsi un futuro grazie alla ricerca

I partner del progetto

Partner indispensabili nella realizzazione di questa bellissima iniziativa solidale sono stati TIM, Angelini Pharma e Unidata. “Il progetto promosso dalla Fondazione Ebri Rita Levi-Montalcini – ha commentato Salvatore Rossi, presidente di Fondazione Tim – oltre ad essere un contributo alla scienza e al diritto allo studio, rappresenta anche un importante tributo alle donne afghane. Con questa donazione, la Fondazione TIM, che da sempre sostiene le categorie più fragili e i progetti di inclusione sociale, vuole essere al fianco delle giovani studentesse in modo che possano realizzare il loro sogno formativo. Crediamo che questo progetto rappresenti un’occasione concreta per valorizzare la parità di genere, in particolare per le donne afghane che vivono da mesi in un contesto di forti limitazioni, e per migliorare l’esperienza di vita delle studentesse che potranno guardare al futuro con più speranza”, conclude Rossi. “Questa iniziativa – ha aggiunto Agnese Cattaneo, Chief Medical Officer di Angelini Pharma – promuove uno scambio reciproco in cui noi offriamo alle giovani donne afghane una concreta possibilità di crescita personale e professionale, e loro arricchiscono la ricerca italiana sul piano culturale e umano, offrendo a noi tutti e ai nostri studenti uno straordinario esempio di resilienza, di coraggio e di passione per lo studio e la conoscenza. Come medico, come manager e come donna sono felice e orgogliosa di poter contribuire, insieme alla mia azienda, a questo importante progetto a sostegno delle donne nella scienza e del diritto allo studio”.