Gay Center: “Green pass contro la privacy: costringe molti trans a rivelarsi per ciò che non sono: Togliere almeno il nome”

Nel green pass sono “critici alcuni aspetti che riguardano l’identificazione e la privacy“. Lo denuncia Gay Center, spiegando che l’app di verifica della validità del certificato rende visibile il nome e il cognome della persona a chiunque scannerizzi il suo codice e “questo costringerà le persone trans che non hanno avuto accesso alla rettifica dei dati anagrafici a continue richieste di identificazione“.

“Dati incongruenti rispetto all’aspetto fisico e all’identità, che – prosegue la nota dell’Associazione – potranno esporli ad atti discriminatori e bullismo, oltre che alla sofferenza di un coming out forzato e irrispettoso della privacy. L’effetto di questa situazione sarà aumentare l’isolamento e l’esclusione delle persone
trans e con varianza di genere, che dovranno scegliere se privarsi della loro privacy e della sicurezza che ne deriva o di servizi essenziali per la salute o la socialità“.

“Pensiamo – prosegue Gay Center – ai servizi erogati a persone per cui è un diritto mantenere la privacy sul proprio stato di salute, come le persone sieropositive: saranno molte le persone che rinunceranno ai servizi di testing delle infezioni sessualmente trasmissibili perché non sarà possibile farlo in anonimato. Questo in difformità rispetto alla legge 135 del 1990 che sancisce l’obbligo del consenso al trattamento dei dati e la garanzia di riservatezza”.

Secondo Gay Center, “altro aspetto critico sarà mantenere il diritto ad usufruire di importanti servizi per le persone che affrontano maggiori difficoltà nell’accesso a vaccini e Green Pass, come le persone migranti. L’ingresso fisico nei locali che ospitano servizi amministrativi, strutture sociali, centri associativi o sportelli di supporto psicologico e legale è fondamentale per chi deve affrontare il processo di sistemazione dei documenti e ricevere informazioni in un Paese e in una lingua diversi dai propri”.

“Per questo chiediamo che tutti – conclude Gay Center – possano avere le stesse opportunità e che nel sistema di identificazione siano omessi nome e cognome, o almeno il nome».