Gb, Johnson vieta le terapie di sostegno alla conversione dell’orientamento sessuale

Stop alle procedure che pretendono di trasformare i gay in etero, e a quelle che mirano a una transizione "non consensuale" verso una diversa identità di genere o la transessualità

Il governo britannico di Boris Johnson ha formalizzato l’intenzione, annunciata da tempo, di presentare un progetto di legge che intende vietare le “terapie di sostegno” alla conversione dell’orientamento sessuale: sia quelle che pretendono di trasformare i gay in etero, sia quelle che mirano a una transizione “non consensuale” verso una diversa identità di genere o la transessualità.

L’iniziativa è stata illustrata dalla ministra degli Esteri, Liz Truss, che ha mantenuto dopo la recente promozione alla testa del Foreign Office anche la guida del dicastero delle pari opportunità nel gabinetto Tory. Truss ha parlato di queste “terapie coercitive” come di pratiche “odiose” che andranno punite penalmente, come reato. Ivi incluso nel caso di quelle prescritte a qualunque minorenne, asseritamente consenziente o meno.

Associazioni come Stonewall Uk, che fa campagna contro tali pratiche da anni, hanno espresso soddisfazione, auspicando che la legge suggelli il diritto alla “libertà di essere omosessuali” senza che questo sia considerato in nessuno caso qualcosa di patologico e offra anche maggiori opportunità alle “vittime” del passato di ottenere congrui risarcimenti per vie legali. La stessa organizzazione, al pari di varie sigle mainstream del mondo Lgbt+ britannico, ha peraltro evidenziato “lacune preoccupanti” nel testo preannunciato sulla tutela – richiesta in particolare da gruppi
trans – della possibilità di ricorrere a terapie come quelle ormonali per i casi di transizione sessuale volontaria.