Generazione X vs Millennial, cosa cercano le donne nel mondo del lavoro. Al primo posto c’è sempre la carriera

L'indagine condotta da Kearney mette a confronto due generazioni. In media, coloro che sono nate tra il 1965 e il 1990 si sentono per lo più insoddisfatte, ma anche pronte a cambiare

Che siano appena entrate nel mondo del lavoro oppure già da tempo operative nelle aziende, le donne guardano con sempre meno interesse al part-time, puntando invece sull’avanzamento di carriera, anche a costo di cambiare settore. Il dato emerge dall’indagine condotta da Kearney, società di consulenza strategica, in occasione dell’International Women’s Day (Iwd). Obiettivo: mettere a confronto due generazioni, la cosiddetta generazione X (nate tra 1965 e il 1980) e le Millennial (nate fra il 1981 e il 1997). Un modo per conoscere meglio le aspettative delle donne e il profilo della “Modern Working Woman”, ma anche capire se l’offerta sia davvero in linea con la domanda.

Baby Boomers, Gen X, Millennials. Quali sono le differenze tra generazioni (Fonte: Kearney)

Generazione X, insoddisfatte ma pronte a cambiare 

Chi è già da un po’ sul mercato del lavoro, ovvero le donne della generazione X, si aspetta una crescita di ruolo all’interno della propria azienda (20%) guardando a nuove possibilità di carriera, anche fuori dal proprio settore (23%). D’altronde cambiare diventa una buona opzione, visto che la soddisfazione per la posizione del momento non è comune: a fronte del 22% di donne che si dichiarano appagate dal proprio ruolo, la metà circa delle intervistate è scoraggiata e non esclude altre soluzioni.

Millennial, no al part-time. Meglio la carriera

Per le Millennial l’aspettativa e la voglia di fare carriera sono ancora più rilevanti (34%) e, anche in questo caso, per raggiungere il traguardo, le donne sono disposte a guardare altrove (27%). L’insoddisfazione per il presente resta un tratto comune e, anzi, ancora più forte di quanto già emerso con la generazione X: solo il 9% delle intervistate si ritiene soddisfatto del ruolo che ricopre. Su un dato però Millennial e generazione X concordano: entrambe non intendono puntare sul part-time, che rappresenta un’occasione solo per il 3,5%.

Per le Millennial il part-time non rappresenta un’occasione. Una su tre punta sulla carriera

Formazione e sviluppo delle competenze, cosa fare per migliorare

Cosa potrebbe, secondo le intervistate, migliorare la situazione? Per entrambe le generazioni (23%) al primo posto c’è la formazione. Un programma costante in questo ambito è ritenuto essenziale per la carriera, così come un piano chiaro di avanzamento condiviso dalla propria azienda (Gen X 14%; Millennial 18%) e opportunità di sviluppo delle competenze (Gen X 17%; Millennial 15%). Per le più giovani il riconoscimento economico ha un peso maggiore (17% contro il 12%), come la presenza di programmi di mentorship (13%). La Gen X punta sul reskilling delle competenze (14%), in particolare quelle Stem (le discipline scientifico-tecnologiche) o legate al mondo Esg (governance ambientale, sociale e aziendale).

Piccole e grandi aziende, le differenze

Secondo l’indagine condotta da Kearney, il 44% delle dipendenti di piccole e medie realtà ritiene soddisfacente l’impegno avviato dall’azienda sulla strategia di diversity e inclusione, mentre fra le donne dei grandi gruppi il grado di soddisfazione scende al 34%. Passando dalla percezione ai fatti, nelle Pmi solo il 23% del campione sostiene che le aziende abbiano target chiari. La percentuale cresce però insieme alla dimensione: 39% nelle piccole aziende, 60% nelle realtà intermedie e 78% nelle multinazionali. Guardando alle società che hanno già attivato un percorso di inclusione, l’impatto percepito dalle donne risulta tuttavia consistente, con una media più alta per le grandi (superiore al 51%) ma positiva anche per le piccole (41% di consensi).

Dalla finanza alla sanità, differenze per settore

Le donne che lavorano nelle realtà “professional service” sono le più ottimiste sulle politiche di inclusione intraprese (50%); seguono il settore legale (44%) e manifatturiero (38%). Spiccano per target chiari gli uffici legali (81%) e la finanza (54%) mentre in fondo alla classifica, in ordine, troviamo sanità e istruzione che, rispettivamente per il 56% e il 29% delle donne interpellate, non hanno obbiettivi strategici ben definiti. Guardando alle opportunità di crescita, al primo posto spicca l’industria del business services (79%), seguita da marketing, vendite (72%) e It – innovation technology (55%).

Marina Catino, partner di Kearney: “Avere la consapevolezza permette di capire come procedere”

Marina Catino: “Conoscere per capire come procedere”

“Alla domanda ‘quanto ti senti supportata nel percorso di carriera?’ il quadro risulta piuttosto variegato – spiega Marina Catino, partner Kearney -. Se in generale quasi la metà delle donne ritiene di avere il giusto supporto alle proprie aspirazioni, questa percentuale scende a una su tre parlando di Millennial o Gen X, cioè di coloro che hanno più probabilità di doversi destreggiare tra carriera e altre responsabilità e impegni. Ne abbiamo parlato con testimoni d’eccellenza dell’industria italiana e per tutti è evidente la necessità di partire dall’ascolto. Avere la consapevolezza permette di capire come procedere. Come ha ricordato l’onorevole Gribaudo, prima firmataria della legge sulla parità salariale, il tema della misurazione è essenziale anche per valutare le misure che vengono attuate”.