Giobbe Covatta, il comico che aiuta (molto sul serio) l’Africa: “Ha solo quindici milioni di vaccinati su un miliardo e mezzo di abitanti. Tutti dobbiamo fare di più”

E' impegnato con Amref per lo sviluppo del continente, dal quale manca da due anni. "Se non si immunizza l'Africa, milioni di persone rischiano la vita e tutto il mondo è in pericolo". Sul caso Malika: "Le rivoiuzioni passano sempre attraverso sofferenze". Dopo 'Donna sapiens' in arrivo il libro 'La divina commediola'

Giobbe Covatta è uno di quei personaggi veri, genuini e profondi che vanno ben al di là dell’aspetto frivolo e ironico che appare. Lo dimostra la qualità del suo lavoro di attore, commediografo e scrittore oltre che il suo impegno sociale. Ambasciatore Amref, testimonial di Save the children, un’attivista in piena regola con grande coscienza ambientalista. Questi i tanti volti di Giobbe. Mma la pandemia ha condizionato anche una persona piena di iniziativa e che non si ferma mai come lui.

La tua vicinanza fisica all’Africa da tempo non si può concretizzare

“Direi inevitabilmente, dal punto di vista logistico. Sono due anni che non posso viaggiare verso il continente che amo. Ma la mia, la nostra attività va avanti con l’entusiasmo di sempre. Anzi, con maggior convinzione perché il Covid ci impone una mission più che mai fondamentale: quella di vaccinare più persone possibili nel tempo più breve possibile”.

I numeri però al momento sono tutt’altro che incoraggianti

“Nel continente africano ci sono solo quindici milioni di vaccinati su una popolazione di un miliardo e mezzo di persone. Esperti qualificati hanno calcolato che, continuando con questo ritmo, alla fine del 2022 soltanto il 5 per cento della popolazione totale sarà vaccinata. E’ davvero inquietante non solo per l’Africa ma per l’intero pianeta. Io, noi tutti facciamo la nostra piccola-grande parte ma più di lì non possiamo andare. E’ necessario un cambio di passo decisivo che deve riguardare tutti. Da sempre Amref si batte per migliorare le condizioni di salute in Africa. Sono attivo da quando la divisione italiana è stata fondata ma la buona volontà in questo caso non può bastare”.

Inclusione, tutela della diversità, dare voce a chi non ce l’ha. ‘Luce!’ parla una lingua che è anche la tua

“Decisamente sì e devo fare i complimenti per questa scelta editoriale che è davvero interessante. Io non so con certezza se la pandemia, come in molti sostengono, ci abbia cambiato in peggio anche se vedendo cosa succede tutti i giorni c’è davvero il rischio che questa ipotesi sia molto fondata. Sforziamoci tutti per dare dei messaggi positivi e agiamo di conseguenza”.

In particolare c’è una vicenda che ti ha turbato ?

“Direi quella di Malika, la ragazza di Castelfiorentino che è stata cacciata di casa perché lesbica. Una vicenda molto dolorosa ma voglio essere ottimista: solo il fatto di parlarne può portare al superamento di barriere che solo pochi anni fa sembravano insormontabili perché non le potevi neanche trattare. I genitori della giovane, dopo questa giusta e generale indignazione, avranno modo di riflettere su quanto hanno fatto e capire lo sbaglio che hanno compiuto. Storicamente le rivoluzioni passano sempre attraverso sofferenze, che nel caso specifico sono quelle di Malika. Ma penso che sia un modo per ottenere risultati e far sì che episodi del genere non si ripetano più”.

Lo stop forzato per Covid da oltre anno penalizza Giobbe Covatta come tutti i personaggi della cultura, dello spettacolo e di tanti altri settori della vita. Come lo stai trascorrendo?

“Sto finendo di ristrutturare la vasca da bagno e faccio altri lavoretti. Al di là degli scherzi ci sono state ospitate televisive e ho scritto un paio di libri. Il primo “Donna sapiens” è un racconto surreale, intelligente, esilarante: perché per cambiare il mondo non c’è nulla di meglio che ridere di noi stessi, dei luoghi comuni a cui troppo spesso ci ribelliamo. Il secondo uscirà tra poco e si intitola ‘La divina commediola’ perché penso che siamo tutti un po’ dei  Sommi poeti”.

Quello che manca di più a Giobbe Covatta è il teatro

“Dopo tanti mesi di stop sarei pronto a fare tutto, anche i lavori più impensabili. Non amo la tv ma a questo punto oltre alla televisione farei anche il frigorifero. Al di là di tutto, il nostro settore è in ginocchio perché aprire anche per la metà dei posti in un teatro da 500 persone significa avere gli stessi costi con ricavi e guadagni insufficienti. Sarà dura ma dobbiamo riprenderci”.

Eppoi sta arrivando l’estate. In genere, la passi in Versilia.  

“Mia moglie è fiorentina e viene in vacanza a Forte dei Marmi da quando era bambina. Io – conclude Giobbe Covatta – ho cominciato ad apprezzare la Versilia più tardi di lei ma è lì il nostro quartiere generale estivo. Un paradiso che ci ritempra”.