Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari, nove infermieri su dieci hanno subito aggressioni a lavoro

La denuncia della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche: più di un operatore su due ha subito violenze fisiche sul posto di lavoro. La presidente Mangiacavalli chiede tolleranza zero

Nove infermieri su dieci sono stati vittime di violenza sul luogo di lavoro. Praticamente tutti, secondo le stime della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI). Il dato è allarmante, soprattutto oggi, sabato 12 marzo 2022 in cui si celebra per la prima volta in Italia la Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari.

“Rispetta chi ti aiuta”, la campagna della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche in occasione della prima Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari

Più di un infermiere su due ha subito violenza fisica sul lavoro

Gli infermieri sono i professionisti della Sanità in assoluto più colpiti dagli atti di violenza sugli operatori sanitari. In particolare, secondo le stime della FNOPI, l’89% degli infermieri è stato vittima di violenza sul lavoro e di questi casi nel 58% (oltre uno su due) si è trattato di violenza fisica. La situazione, riferisce la Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche, si sta oggi aggravando perché accanto alle usuali violenze, durante la pandemia si sono create situazioni come quelle in cui non è stato possibile far avvicinare persone ai ricoverati. Situazione che ha generato fortissime tensioni e numerose aggressioni. Per non parlare, accusa la FNOPI, dei no-vax autori di continue aggressioni e minacce, anche di morte nei confronti degli operatori sanitari.

I dati dell’Inail: 13-14 aggressioni al giorno agli infermieri

Secondo l’Inail, di tutte le aggressioni al personale sanitario il 46% sono subite dagli infermieri e il 6% dai medici. In base a questi dati, le aggressioni agli infermieri sarebbero circa 5.000 all’anno, con un media di 13-14 aggressioni al giorno. Ma le mancate denunce e gli episodi non rilevati dimostrerebbero che il numero di aggressioni è in verità molto più alto. In realtà, secondo l’Inail, le violenze verbali e fisiche sono almeno 10-15 volte più numerose.

Un infermiere su due non ha denunciato le violenze subite

Grazie al co-finanziamento della FNOPI, otto università italiane hanno realizzato uno studio nazionale sugli episodi di violenza rivolti agli infermieri sul luogo di lavoro. Dalla ricerca è emerso che più della metà degli infermieri (il 54,3%) ha segnalato l’episodio, ma chi non l’ha fatto si è comportato così perché nel 67% dei casi ha ritenuto che le condizioni dell’assistito e/o del suo accompagnatore fossero causa dell’episodio, nel 20% l’infermiere che non ha denuciato era convinto che tanto non avrebbe ricevuto risposta alcuna da parte della struttura in cui lavora, il 19% ritiene che il rischio sia una caratteristica attesa/accetata dal lavoro e il 14% non lo ha fatto perché si sente in grado di gestire da solo senza doverli riferire questi episodi. Le conseguenze delle aggressioni comunque ci sono sempre: il 24,8% degli infermieri che ha segnalato di aver subito violenza negli ultimi 12 mesi, riporta un danno fisico o psicologico, e per il 96,3% il danno è a livello psicologico, compromettendo spesso anche la qualità dell’assistenza.

La presidente della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche, Barbara Mangiacavalli

La presidente Mangiacavalli: “Tolleranza zero contro la violenza”

La presidente della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche, Barbara Mangiacavalli, ha voluto sottolineare che “la prevenzione degli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari richiede che l’organizzazione identifichi i fattori di rischio per la sicurezza del personale e ponga in essere le strategie organizzative, strutturali e tecnologiche più opportune, diffonda una politica di tolleranza zero verso atti di violenza nei servizi sanitari, incoraggi il personale a segnalare prontamente gli episodi subiti e a suggerire le misure per ridurre o eliminare i rischi e faciliti il coordinamento con le Forze dell’ordine o altri oggetti che possano fornire un valido supporto per identificare le strategie per eliminare o attenuare la violenza nei servizi sanitari. Solo l’impegno comune può migliorare l’approccio al problema e assicurare un ambiente di lavoro sicuro”.