Giornata mondiale degli oceani, il WWF lancia l’allarme: “Il cambiamento climatico sta già trasformando il Mediterraneo”

Più caldo, più salato, con più specie aliene che autoctone. Minacciate le coste e le attività economiche umane. Il rapido riscaldamento sta cambiando volto al Mare Nostrum. Per correre ai ripari "la migliore cura è investire sulla Natura e aiutarla a rigenerarsi"

Con l’aumento delle temperature del 20% più veloce della media globale, e l’innalzamento del livello delle acque che dovrebbe superare il metro entro il 2100, il Mediterraneo sta diventando il mare più salato e con il riscaldamento più rapido del nostro Pianeta. Il risultato è che quasi 1000 specie aliene si sono già adattate a vivere nelle calde acque del Mare Nostrum e stanno sostituendo le specie endemiche, mentre condizioni meteorologiche sempre più estreme devastano le fragili praterie di fanerogame marine e i banchi di corallo, minacciando le nostre città e le coste.

In occasione della Giornata mondiale degli oceani, il WWF denuncia come “il cambiamento climatico abbia già trasformato, a volte in modo irreversibile, alcuni dei più importanti ecosistemi marini del Mediterraneo, con conseguenze per settori economici come la pesca e il turismo, e cambiamenti nel nostro consumo di pesce”. A complicare ulteriormente la situazione si aggiungono, come sottolinea l’associazione ambientalista, “le attuali pressioni umane sulla vita marina, come la pesca eccessiva, l’inquinamento, lo sviluppo antropico costiero e la navigazione, che hanno già drasticamente ridotto la resilienza ecologica del nostro mare, ovvero, la sua capacità di rigenerarsi”.

Un’ecosfera in profonda trasformazione

Lionfish / Pterois in the Bahamas

Secondo i dati contenuti nel rapporto “The climate change effect in the Mediterranean: stories from an overheating sea”, quasi 1000 nuove specie invasive (di cui 126 specie ittiche) sono entrate nel Mediterraneo, causando riduzioni delle autoctone fino al 40% in alcune aree. Anche all’interno del bacino, i pesci si stanno spostando dalle coste meridionali dell’Africa verso acque settentrionali ormai diventate più calde. I molluschi autoctoni sono diminuiti di quasi il 90% nelle acque israeliane, specie invasive come il pesce coniglio costituiscono l’80% delle catture in Turchia e specie meridionali come barracuda e cernie brune sono diventate comuni nelle acque settentrionali della Liguria.

L’80-100% della popolazione di Pinna nobilis (comunemente nota come nacchera, pinna comune, cozza penna o stura) è recentemente scomparso in veri e propri ‘eventi di mortalità di massa’ in Spagna, Italia e altri siti mediterranei. Il più grande bivalve endemico del Mediterraneo, e uno dei più grandi al mondo, può fornire habitat essenziali per moltissime specie, fino a 146 diverse.

Le temperature più calde e le tempeste stanno infine trasformando anche i fondali delle acque profonde. Praterie endemiche di Posidonia, gorgonie e Pinna nobilis sono diminuite in tutta la regione, fino ad estinguersi completamente in alcune aree. La loro perdita avrebbe un impatto drammatico sull’intero ecosistema marino poiché forniscono habitat vitali per molte specie, producono benefici nella lotta al cambiamento climatico (alcune di esse funzionano come serbatoi naturali di carbonio) e anche per la nostra economia, poiché spesso attirano subacquei e turisti.

Cambiare rotta

La Posidonia oceanica, una specie endemica del Mediterraneo, è una delle piante più conosciute e più minacciate del Mar Mediterraneo. Non è un’alga ma una pianta da fiore. Costa di Tabarka, Tunisia

“Dagli scenari degli esperti sul futuro del Mediterraneo, come l’accelerazione dell’aumento delle temperature e l’ingresso di numerose specie aliene, il Mare Nostrum rischia di cambiare volto in tempi rapidissimi con inevitabili conseguenze per le comunità” dice Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia. Che aggiunge: “Ora più che mai è necessario puntare sulla superficie di mare protetto, almeno il 30% entro il 2030 così come prevede anche la nuova Strategia sulla Biodiversità UE. Le Aree marine protette, infatti, sono uno strumento essenziale per la resilienza dei nostri mari e degli ecosistemi che li rendono unici. La migliore cura è investire sulla natura e aiutarla a rigenerarsi”.

Quello dell’effetto della crisi climatica è solo il primo dei temi proposti dalla Campagna “GenerAzioneMare” del WWF Italia, che vedrà per tutta l’estate volontari, ricercatori, velisti, sub e apneisti impegnati nella difesa collettiva del nostro Capitale Blu. Il calendario degli eventi verrà lanciato nei prossimi giorni insieme al Manifesto di Campagna con gli obiettivi di tutela per il 2021.

In occasione della Giornata mondiale degli oceani, il WWF pubblica anche “Blueprint for a Living Planet”, che delinea quattro principi per un’azione integrata oceano-clima. Questi serviranno a guidare le discussioni che confluiranno nella COP15 della Convenzione sulla Diversità Biologica, nella COP26 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e nella COP22 della Convenzione di Barcellona che si svolgeranno durante la seconda metà del 2021. Il WWF chiede ai leader globali e mediterranei di garantire che quest’anno vengano concordate azioni e meccanismi finanziari più forti per la biodiversità e il clima.