Giornata mondiale della libertà di stampa: fare informazione è ancora un lavoro pericoloso

L'appello unanime dall'Onu e dall'Ue: "Troppi giornalisti minacciati, censurati o addirittura uccisi. Intervengano i governi". L'Italia fanalino di coda in Europa, al 41° posto

Cartina Reporter senza frontiere

Ogni anno il 3 di maggio si celebra la Giornata mondiale della libertà di stampa. Istituita nel 1993 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per evidenziare l’importanza del valore nell’esercizio della professione, la giornata vuole essere un appuntamento annuale per ricordare ai governi il loro dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola sancita dall’Articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Una libertà tanto cara quanto pericolosa: in molti Stati del mondo non solo viene ostacolata, ma può anche mettere a rischio la vita di chi la pratica. Dall’inizio del 2021 sono già stati uccisi 8 giornalisti e 4 operatori, e sono 430 quelli attualmente in carcere. A testimoniarlo il resoconto annuale stilato da Reporter senza frontiere. Ma cresce anche il numero di giornalisti aggrediti verbalmente o fisicamente.

”In troppi Paesi giornalisti e operatori dei media affrontano censura, abusi, molestie, detenzione e persino morte, semplicemente per fare il loro lavoro – ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres – Esorto tutti i Governi a fare tutto ciò che è in loro potere per supportare media liberi, indipendenti e diversificati”.

I dati del World Press Freedom Index 2021 evidenziano un calo drammatico nell’accesso alle informazioni e un aumento degli ostacoli alla copertura delle notizie. Nella classifica dei Paesi in cui questo indice è peggiorato rispetto al 2020 troviamo al primo posto l’Iran, seguito da Laos e Malaysia. A influire anche la pandemia da Covid-19: in molte nazioni la gestione dell’emergenza è stata usata come motivo per bloccare l’accesso dei giornalisti alle fonti di informazione e ai resoconti. Numerosi giornalisti, in Cina, Iran ed Egitto, sono stati dichiarati scomparsi o sono stati arrestati, per aver coperto la crisi causata dal coronavirus o, al contrario, per aver riportato dati sui decessi diversi da quelli ufficiali delle autorità.

“Minacciare un giornalista significa minacciare la libertà di tutti – ha commentato il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli – Senza una stampa indipendente non esiste una vera democrazia. Il Parlamento europeo è al fianco di tutti i giornalisti che subiscono intimidazioni mentre svolgono il loro lavoro essenziale“. Come ad esempio gli oltre 60 professionisti minacciati dalla mafia o dai gruppi neo fascisti, segnala la Federazione nazionale della stampa, o tutti coloro che hanno denunciato intimidazioni o aggressioni da parte dei negazionisti del coronavirus.

In Europa, sul fronte della libertà di stampa, la situazione è sicuramente migliore. Però con le dovute eccezioni. Tra i 15 Paesi dove la stampa è più libera figurano ben 11 Stati europei, con Norvegia, Finlandia e Svezia in testa. Meno bene, invece, l’Italia, che rimane ferma al 41° posto. Secondo il segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso “è il risultato della situazione in cui si trovano numerosi colleghi minacciati, alcuni dei quali sotto scorta, e dello stallo in cui versano le proposte di legge di tutela del diritto di cronaca e della professione”.

E sulla tutela dei diritti fondamentali dei giornalisti si è espresso il presidente della Camera, Roberto Fico: “La nostra Costituzione garantisce la libertà di espressione. Ci sono molte proposte che condivido e penso possano essere oggetto di discussione, in questa legislatura, da parte del Parlamento. Tra le più importanti c’è l’abolizione del carcere per i giornalisti”. Allo stesso presidente verrà inviato “il dossier sui giornalisti intercettati dalla Procura di Trapani, sui cronisti minacciati, sulle querele bavaglio e sull’equo compenso degli ultimi, perché non è possibile che ci siano giornalisti che guadagnano 5 euro lavorando in contesti di pericolo e precarietà” ha detto il presidente del sindacato nazionale della stampa, Beppe Giulietti, da Trento, durante la manifestazione per i 12 giornalisti bielorussi incarcerati dopo aver raccontato le proteste contro il presidente Lukasenko.