Giovane, donna, transgender, nera: Erika Hilton rivoluziona la politica brasiliana e sfida Bolsonaro

Prima transgender consigliera comunale a San Paolo, è la pasionaria di Socialismo Libertà, partito di estrema sinistra. Si batte contro i crimini omo e transfobici in costante crescita con Bolsonaro. Nel 2022 si candiderà per il Parlamento nella sfida al premier in carica

Erika Hilton

È la prima donna transgender eletta al consiglio comunale di San Paolo, la città più grande del Brasile, e per il Time uno volti dei nuovi leader del futuro. Erika Hilton, 27 anni, viene descritta dalla stampa nazionale e internazionale come una forza della natura: energica, pasionaria, combattiva. La sua voce, così forte, dice di averla tirata fuori molto presto, da quando a 14 anni è stata cacciata di casa dai genitori, vicini alla chiesa evangelica, per aver fatto outing sulla sua identità di genere. Fino all’età di vent’anni è infatti vissuta per strada, facendo la prostituta, ed è lì che ha messo a fuoco la sua visione politica: “Dopo l’abbandono della mia famiglia, ho sentito una spinta che mi ha coinvolta sempre di più”, ha raccontato al Time. Finché nel 2015 è diventata attivista per i diritti delle persone transgender, dopo che sull’autobus una compagnia privata le aveva negato il permesso di usare il suo nuovo nome, da donna, per il biglietto. Nel 2020, poi, si è candidata sostenuta dal partito di estrema sinistra, Socialismo e Libertà, per il ruolo di consigliera comunale a San Paolo, ottenendo più voti di qualsiasi altra candidata donna nel paese e a marzo di quest’anno è stata nominata presidente della commissione per i diritti umani del consiglio comunale, ruolo che spera di utilizzare per aumentare l’attenzione sul razzismo e sui diritti Lgbtq+, le sue battaglie da sempre. Ma la Hilton dichiara di aver già sperimentato la resistenza “al mio nome e al progetto politico che rappresento” da parte di alti funzionari dello Stato e all’interno del Municipio.

Omicidi in serie per omofobia

In Brasile ogni 19 ore una persona Lgbtq+ viene uccisa per omofobia. Nel 2020 gli omicidi di donne trans sono aumentati del 45%, di queste i due terzi sono donne nere. Bersaglio di minacce, sui social media ma anche nelle sale del Municipio, anche la Hilton, che sostiene di non avere paura o forse di non poterselo permettere: “La mia presenza come giovane donna trans nera nelle sale del potere è indispensabile in questo momento, una dimostrazione che non ci faremo intimidire da questi attacchi”.

Erika Hilton

“Minacce alla mia integrità fisica”

Ad agosto 2021, però, intervistata dal Metropolis, ammise: “La mia vita è stata segnata da molte paure. E ho dovuto avere il coraggio di affrontarle tutte, anche per arrivare viva fino a qui. Ho paura perché vengo dal partito di Marielle Franco, sono in un paese che è il primo al mondo a uccidere le persone trans, ma questo non basta a paralizzarmi. Il Consiglio Comunale è uno spazio che riflette ciò che è la società brasiliana. E la società è razzista, transfobica e misogina. Ora, la minaccia alla mia integrità fisica, con le persone che mi inseguono, che bussano alla porta del mio ufficio, genera molta preoccupazione”.

Crimini transfobici aumentati dopo l’avvento del premier

Ma: “Il coraggio viene dalla necessità di occupare sempre più spazi, di aprire le porte delle legislature, di aprire le porte della democrazia e di far rispettare quelle che non sono solo le agende, ma le nostre vite. Queste agende riguardano la nostra esistenza”. Secondo gli attivisti il grande numero di crimini transfobici in Brasile in crescita sono stati innescati, in gran parte, dall’elezione del presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.

Candidata alla Camera al grido #ForaBolsonaro

Anche la Hilton la pensa così: “La bandiera che ci unisce è #ForaBolsonaro. Non possiamo permettergli di continuare a governare e farla franca con i suoi crimini”. Il partito di Erika, Socialismo e Libertà (Psol), di sinistra radicale, le ha chiesto di candidarsi per un seggio alla camera dei deputati del Brasile, la camera bassa del Congresso, a ottobre del prossimo anno. La sinistra brasiliana, infatti, si sta già preparando per impedire al presidente in carica Bolsonaro di ottenere alle elezioni del 2022 il suo secondo mandato.