Giovani sempre più isolati e aggressivi. L’appello degli psicologi: “Intervengano le istituzioni”

"La violenza valvola di sfogo per un disagio che cresce dentro di sé. Il gruppo allora diventa appartenenza" afferma lo psicoterapeuta della Fondazione Minotauro. "Condannare non basta" sostiene la presidente dell'ordine degli psicologi toscani

“Sempre più isolati dal mondo e sempre più aggressivi“. Che i giovani non stiano attraversano, ormai da quasi due anni, un periodo facile e sereno è ormai cosa nota. Privati di valide prospettive per il proprio futuro formativo e professionale, costantemente succubi del limbo formativo tra Dad e scuola in presenza, costretti a casa tra quarantene e contagi, gli adolescenti italiani stanno sempre peggio. Una realtà di fatto evidente, nonostante i proclami edulcorati sulle ‘imminenti’ rivoluzioni nei settori della scuola, formazione e lavoro, sostenuti dal Pnrr.

I giovani sono le vittime sociali della pandemia

A lanciare l’allarme è Matteo Lancini, psicoterapeuta della Fondazione Minotauro, il quale sostiene che i giovani si sentono sempre più persi e consapevoli di non essere ascoltati, scaricando questa tensione su sé stessi o, in alcuni casi, sugli altri: “Nella maggior parte dei disagi – ha spiegato ai microfoni dell’Agenzia DIRE – l’attacco è verso sé stessi, perché non ci si sente all’altezza”. Ma se all’autolesionismo si affianca la violenza verso l’altro questo è sintomo, secondo lo specialista, della necessità di avere una valvola di sfogo per la propria frustrazione.

“Non c’è progettualità, il gruppo diventa appartenenza e ti sembra di non sentirti solo”, spiega infatti Lancini parlando nello specifico di un disagio da tempo latente che è esploso con la pandemia: “Stiamo parlando di un’emergenza che era già presente . Forse non interessava molto, ma c’era già”. “La politica – conclude – dovrebbe convocare i giovani e dargli dei ruoli, la semplice comparsata in consiglio comunale o regionale non basta”. Quello dello psicoterapeuta sembrerebbe dunque un chiaro monito, dopo gli eventi dei giorni scorsi che hanno coinvolto giovani in episodi di violenza e discriminazione, perché oltre ai proclami si muova veramente qualcosa per risolvere una questione quantomai urgente.

“Gli episodi di movida violenta a Livorno e Milano sono solo gli ultimi campanelli d’allarme sui giovani e giovanissimi, le vere vittime sociali della pandemia”. Tra le voci che si sono levate per lanciare l’allarme sul fenomeno del disagio e della violenza giovanile c’è anche quella della presidente dell’ordine degli Psicologi toscani, Maria Antonietta Gulino.

Violenza e isolamento sono i comportamenti più adottati per rispondere al disagio

“Ciò che è avvenuto a Livorno e Milano, è ovviamente da condannare, ma condannare non basta: per risolvere i problemi bisogna affrontarli e capirne le ragioni. I giovani sono stati i più colpiti da questi due anni di Covid, sia a scuola che fuori. Per la paura di contrarre il virus, dal desiderio sano di autonomia si è passati ad un calo delle interazioni sociali e ad una conseguente difficoltà di tessere nuovi legami e di tenere una condotta sociale adeguata e costruttiva, anche in gruppo e in strada, nelle occasioni che dovrebbero essere di svago con gli amici. È un tema che ci sembra purtroppo sottovalutato anche dalle Istituzioni“, aggiunge Gulino.

Secondo i dati forniti dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi sui due anni di pandemia, 8 persone su 10 hanno sviluppato un malessere psicologico strutturato e 2 su 10 soffrono di disturbi mentali più severi. “Purtroppo – dice la presidente dell’Ordine toscano – è una tendenza che stiamo vedendo anche in Toscana e che va contrastata rafforzando i servizi territoriali e scolastici di assistenza psicologica. La proposta di legge regionale sullo ‘psicologo di base, a cui abbiamo dato il nostro plauso, può essere un contributo importante in questo senso. Ma servono anche investimenti immediati e mirati. Dobbiamo intervenire sui fattori di rischio e potenziare i fattori protettivi verso i giovani, dando sostegno anche ai genitori“.

La presidente dell’Ordine degli Psicologi invita quindi ad aprire una riflessione a tutto campo sulla condizione giovanile oggi. “Gli adolescenti hanno necessità di riappropriarsi dei loro spazi di crescita: scuola, sport, attività ricreative e relazionali. Sono stati deprivati e mutilati per troppo tempo. Sono necessari spazi e progetti di ascolto psicologico per facilitare lo scambio,
comprendere e arginare la rabbia. I genitori – continua Gulino – hanno bisogno di essere sostenuti e aiutati a riattivare capacità di ascolto e di presenza partecipata e consapevole a fianco dei propri figli. La casa non può essere l’unico luogo di vita, perché rischia di diventare una prigione. Servono anche interventi anche a favore degli insegnanti e dei dirigenti scolastici in quanto educatori attivi nel processo di crescita di ogni studente. Sono due anni che tentiamo di costruire una interlocuzione proficua con l’Ufficio scolastico regionale, purtroppo senza alcuna risposta. Mettere insieme sinergie è l’unica strada per intervenire con efficacia”, conclude la presidente Gulino.