“Dal pianeta degli umani”: il regista Cioni racconta le storie di frontiera tra passato e presente

Il regista sabato 12 febbraio presenterà due suoi film a Barberino del Mugello: "Non è un sogno", girato nel carcere di Perugia, e "Dal pianeta degli umani", documentario poetico su Ventimiglia

Sabato 12 febbraio, al Teatro Corsini di Barberino di Mugello (Fi), dalle 18 fino a sera sarà possibile conoscere un altro dei molti talenti cinematografici che lavorano in terra di Toscana: Giovanni Cioni. Al Corsini presenterà i suoi due ultimi film: alle 18.00 Non è sogno, girato nel carcere di Perugia, ispirato a Pier Paolo Pasolini e al suo Cosa sono le nuvole. E alle 21 il suo film Dal pianeta degli umani, un documentario poetico, che racconta una frontiera: quella di Ventimiglia fra Italia e Francia, dove i migranti sono disposti a tutto pur di attraversare il confine.Presentato al ‘Festival di Locarno’ l’estate scorsa, vincitore dell’ultimo ‘Festival dei popoli’, la più grande rassegna di documentari al mondo, e del premio Corso Salani al ‘Trieste film festival’ di quest’anno, Dal pianeta degli umani è stato selezionato pochi giorni fa dall’Accademia del cinema italiano fra le dieci opere che concorrono al premio David di Donatello per il miglior documentario. Nella rosa dei film in gara ci sono i documentari di Marco Bellocchio sul fratello morto suicida, e quello che Giuseppe Tornatore ha dedicato al maestro Ennio Morricone. Insomma, grandi lavori d’autore di fuoriclasse del cinema italiano.

Il film di Giovanni Cioni “Dal pianeta degli umani” racconta storie di frontiera come quella di Ventimiglia

Cioni, come mai ha scelto per l’anteprima del suo film un teatro del Mugello?
“Ho girato mezzo mondo con i miei film, con i festival ai quali ho partecipato. Ora Dal pianeta degli umani inizia un tour in Italia. E volevo cominciare da qui, a Barberino di Mugello, dove vivo da quasi vent’anni. E anche perché festeggio i miei primi sessant’anni e penso che sarà bello festeggiarli al teatro Corsini”.

Come è nato il film?
“Ero partito da un sopralluogo alla frontiera, e mi ha stupito che tutto era organizzato come se fosse normale, come se non succedesse niente. Si faceva finta che si fosse in un posto di villeggiatura, e niente di strano accadesse”.

E poi si è imbattuto nella storia di uno strano medico…
“Sì, la storia del dottor Voronoff, uno scienziato che negli anni Venti sperimentò una cura di ringiovanimento con testicoli di scimmie. Un personaggio che ha ispirato i fratelli Marx, e che trapiantava testicoli di scimmie sull’uo

Scena tratta da “Dal pianeta degli umani” di Giovanni Cioni

mo. Ci sono persino canzoni brasiliane che ne parlano. La sua villa, dove allevava le scimmie, si trovava sopra la frontiera”.

Come ha legato le due storie?
“Ho raccontato il presente come se fosse un film di fantascienza, come se fosse un film futurista degli anni ’20. Voronoff era un ebreo russo, era famoso in tutto il mondo, era ammirato anche da Mussolini, però poi venne travolto dalle leggi razziali e la sua famiglia scomparve. E tutta la storia del secolo si concentra in un luogo, che è la frontiera, la roccia che sta sopra la frontiera, da dove comincia il sentiero della morte”.

Il sentiero usato dai migranti per passare in Francia…
“Era usato dai migranti italiani che andavano in Francia, profughi ebrei che fuggivano le leggi razziali, comunisti e socialisti che si rifugiavano in Francia”.

Lo ha costruito come un film di finzione…
“È un film che usa immagini d’archivio, spezzoni di film del secolo scorso e che racconta il presente attraverso il passato. Non ci sono interviste a migranti: il film è raccontato come un viaggio attraverso il secolo”.

Con “Dal pianeta degli umani” Cioni vuole raccontare il presente attraverso il passato

Il suo film Dal pianeta degli umani è un documentario anomalo…
“Non lo so. Nella realtà c’è tanto immaginario, c’è tanta fantasia. Per capire la realtà occorre scardinarla”.

Che studi ha fatto?
“Sono nato a Parigi, cresciuto a Bruxelles, ho fatto studi di antropologia. Sono passato a fare cinema sperimentale, cortometraggi, e sono tornato a vivere in Italia dagli anni 2000. Compio sessant’anni questa settimana, e mi fa molto piacere festeggiarli in Toscana”.

L’altro film che presenta, Non è sogno, è girato nel carcere di Perugia.
“Ho proposto ai detenuti che ho incontrato di recitare la propria vita, in un set allestito all’interno del carcere. Sono i loro racconti di vita, le riflessioni sulla vita. Poi, con un chroma-key, ho realizzato degli sfondi immaginari, per creare delle situazioni di evasione”.

Ha modelli di registi che la ispirano?
“Amo Paradjanov, Tarkovskij, Chantal Akerman, Dovzenko e Pasolini. Il grande cinema filosofico/visionario”.