Giovanni Truppi, la rivincita della lentezza a Sanremo: “Sono un cantautore alternativo, non voglio piacere a tutti”

L'artista napoletano presenta l'album 'Tutto l'universo' nelle Librerie Feltrinelli: "Al Festival sono riuscito a comunicare a chi mi stava a sentire. La spilla a forma di cuore? Un omaggio al fondatore del circolo anarchico di Carrara e a Fabrizio De André"

Archiviata l’esperienza di Sanremo, inizia per i reduci del Festival l’occasione per fare promozione. Siccome non si fanno concerti o comunque se ne fanno pochi, vanno alla grande gli instore tour. Come quello che vede impegnato in questo periodo Giovanni Truppi nel circuito Feltrinelli per presentare l’antologia ‘Tutto l’universo’, uscita da pochi giorni per Virgin Records / Universal Music Italia. Un album che riassume i suoi dieci anni di musica e contiene il brano in gara all’ultimo Sanremo ‘Tuo Padre, Mia Madre, Lucia‘, di cui è uscito anche il video diretto da Francesco Lettieri:

Ecco l’instore tour di Giovanni Truppi nelle Librerie La Feltrinelli :

Martedì 8 Febbraio – ROMA – ore 18.30 – LaFeltrinelli, Galleria Alberto Sordi
Mercoledì 9 Febbraio – NAPOLI – ore 18.30 – LaFeltrinelli, Piazza Martiri
Giovedì 10 Febbraio – FIRENZE – ore 18.30 – LaFeltrinelli, Piazza della Repubblica
Venerdì 11 Febbraio – BOLOGNA – ore 18.30 – LaFeltrinelli, Piazza Ravegnana
Lunedì 14 Febbraio – MILANO – ore 18.30 – LaFeltrinelli, Piazza Duomo
Martedì 15 Febbraio – PALERMO – ore 18.30 – LaFeltrinelli, Via Cavour
Mercoledì 16 Febbraio – TORINO – ore 18.30 – Cap10100, Corso Moncalieri 18

Giovanni Truppi sarà poi in tour con ‘Tutto L’universo’ per tre date speciali – e uniche – che lo porteranno il 16 maggio 2022 nella sua Napoli (Teatro Trianon), il 22 maggio a Roma (Auditorium Parco della Musica) e il 31 maggio a Milano (Auditorium di Milano).

Giovanni Truppi, napoletano, 40 anni (Foto di Mattia Zoppellaro)

Ma ripartiamo da Sanremo, dove il cantautore napoletano, classe 1981, si è piazzato al diciottesimo posto della classifica generale e si è posto decisamente in controtendenza rispetto agli articolati e griffati look degli altri concorrenti. Nonostante fosse scoccato febbraio, Truppi ha infatti sfoggiato soddisfatto sera dopo sera, come se nulla fosse, una serie di canottiere colorate.

Giovanni, alla fine le è piaciuto questo Sanremo?

“È stata una bella esperienza. Alla fine sono contento perché ero un po’ preoccupato di non riuscire a raccontarmi in maniera appropriata e alla mia maniera, cioè, in qualche modo con lentezza. Credo di esserci riuscito nonostante gli spazi veloci del Festival. Ero in un contesto estremamente variegato in cui gli spettatori ricevevano input diversi. Alla fine credo di essere riuscito a mettere a fuoco le cose più importanti da dire e comunicarle a chi mi stava a sentire”.

Lei ha superato i 10 anni di musica, ma non le sembra strano che tanti l’abbiano scoperta al Festival?

“Sono contento dell’esperienza sanremese. Credo di essere riuscito a raccontarmi. Ma, non mi è mai interessato piacere a tutti. E non ho mai dato per scontato che questo accada”.

Anche per questo al Festival ha sfoggiato un look minimale o meglio un non look?

“Non è stata una cosa ragionata. È il modo in cui sono sempre andato in scena da quando ero un ragazzo. Ma, probabilmente ha anche qualcosa a che fare anche con quello che dice. E, magari proprio per questa ragione non mi sono posto il problema di cambiare abito di scena solo perché cambiava il contesto in cui mi esibivo”.

Sì, ma sfoggiare canottiere d’inverno non è da tutti.

“Quando sono sul palco sento molto caldo, mi accaloro molto nella performance. Naturalmente basta che si sia al chiuso, ma in genere per me le stagioni non influiscono nel mio modo di vestire sul palco”.

Le stagioni no, ma le cover sì, visto che quando all’Ariston ha cantato con Vinicio Capossela e Mauro Pagani ‘Nella mia ora di Libertà’ di Fabrizio De André ha sfoggiato un look particolare. 

“Capossela aveva un abito nero con un fiocco rosso, io pantaloni neri, canottiera rossa e all’altezza del cuore indossavo un’opera a forma di cuore di stoffa di colore nero e rosso, di Goliardo Piazzi, che è il fondatore del circolo anarchico di Carrara. Questi colori e questi abiti sono stati scelti per omaggiare le idee politiche di De André, che non sono così lontane dalle nostre”.

E, invece, perché ha chiamato il brano sanremese ‘Tuo padre, mia madre, Lucia’?

“Il fatto che ci siano quelle persone nel titolo del brano, che poi non sono i protagonisti della canzone, ha a che fare con il passaggio che fa una relazione quando da una dimensione strettamente privata, si confronta con il mondo esterno. Che può essere la famiglia, i suoceri, come un gruppo di amici”.

Intanto le hanno assegnato Il Premio Lunezia per Sanremo 2022 e la Targa MEI Artista Indipendente di Sanremo 2022.

“Sono contento e onorato di questi premi. Il Lunezia, che ho scoperto fu battezzato da De André e Fernanda Pivano, è un riconoscimento che condivido con artisti bravissimi come Diodato, Madame. Anche il premio del Mei mi ha fatto tantissimo piacere perché viene dal mondo musicale da dove provengo e al quale sono legatissimo”.

Si sente un po’ cantautore indie?

“No, perché in generale le etichette mi stanno un po’ strette. E poi indie non lo considero un genere musicale, mi sembra più un aggettivo che ha a che fare con l’industria. Quella alternativa in cui i musicisti hanno fondato le loro etichette musicali, si facevano i dischi da sola, non lavorava con le multinazionali. Se devo scegliere un aggettivo per definire il mio cantautorato, preferisco alternativo”.