Referendum, l’eutanasia ‘cade’ alla prova della Consulta. In ballo altri sette referendum

È iniziata alla Corte Costituzionale l'udienza nella quale verrà decisa l'ammissibilità di otto quesiti referendari: dopo il primo no si attende la decisione su cannabis e giustizia

L’eutanasia cade alla prova della Corte costituzionale: inammissibile il quesito referendario. Non sono bastate un milione e 200mila firme, non è bastata la mobilitazione, non sono bastati gli appelli di migliaia di cittadini e cittadine, associazioni, famiglie; non sono bastate le grida silenziose di chi è attaccato a macchinari che respirano, si ‘nutrono’, parlano, in una parola vivono per lui o lei, al suo posto, che chiede da anni di potersi liberare da quel peso, da quella tortura che non può più essere chiamata vita. La Consulta, fa sapere l’Ufficio comunicazione in attesa che venga depositata la sentenza, ha dichiarato il testo inammissibile perché, “a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili”. I 15 giudici, riuniti da questa mattina in Camera di consiglio, hanno discusso solo dell’ammissibilità del referendum che chiedeva la depenalizzazione dell’omicidio del consenziente (art.579 codice penale) mentre per gli altri referendum resta aperta la questione.

Marco Cappato e Mina Welby presenti oggi in Camera di consiglio alla Corte Costituzionale

La delusione dei promotori

Il palazzo della Consulta

Delusione e tristezza negli occhi dei due rappresentanti dell’Associazioni Luca Coscioni, promotrice del referendum sull’eutanasia legale, all’uscita dalla Camera di consiglio: “Questa per noi è una brutta notizia. È una brutta notizia per coloro che subiscono e dovranno subire ancora più a lungo. Una brutta notizia per la democrazia”, ha detto Marco Cappato dopo la decisione arrivata dalla Consulta sull’inammissibilità. “Sull’eutanasia proseguiremo con altri strumenti, abbiamo altri strumenti. Come con Piergiorgio Welby e Dj Fabio. Andremo avanti con disobbedienza civile, faremo ricorsi. Eutanasia legale contro eutanasia clandestina”. Al suo fianco Mina Welby, vedova di Piergiorgio, che ha accompagnato il marito, 15anni fa, nel suo ultimo viaggio. “Provo tanta tristezza pensando alle persone più vulnerabili le cui richieste resteranno inascoltate – dice all’ANSA –. Io ero sicura che la Corte avrebbe deliberato a favore di questo referendum e sono rimasta molto delusa. Rimane l’ultima ‘speranza’ del Parlamento…Vorrei personalmente fare qualcosa per sensibilizzare al tema, non so ancora cosa”.

I referendum ancora al vaglio

Martedì 15 febbraio, alla Corte Costituzionale, si è aperta l’udienza all’ammissibilità di otto quesiti referendari, sei sulla giustizia – promossi dalla Lega e dai Radicali – e poi quelli sull’eutanasia e sulla cannabis legale. Ad essere ammessi in Camera di Consiglio, oltre agli avvocati, anche i rappresentanti dei Comitati promotori referendum che ne hanno fatto richiesta. La novità è stata decisa dal neo presidente  della Consulta Giuliano Amato e rappresenta un ulteriore segnale di apertura a pochi giorni di distanza dall’impegno assunto a “consentire, il più possibile, il voto popolare” evitando il più possibile “di cercare a ogni costo il pelo nell’uovo per buttarli (i referendum) nel cestino”.

Giuliano Amato, presidente Corte Costituzionale

Giuliano Amato, presidente della Corte Costituzionale

L’ammissibilità dei referendum abrogativi

La discussione dei quindici giudici si è aperta con il referendum sull’eutanasia (ad assistere ci saranno Marco Cappato e Mina Welby, in rappresentanza dell’Associazione Luca Coscioni) e la decisione è arrivata solo nel tardo pomeriggio di martedì. Toccherà poi a quello sulla cannabis, per poi passare ai 6 sulla giustizia promossi da 9 consigli regionali di centro-destra dal Partito Radicale e dalla Lega. Per ‘superare’ l’esame della Consulta le questioni al centro dei referendum non devono rientrare in una delle quattro categorie di leggi che non possono essere sottoposte al voto popolare secondo l’articolo 75 della Costituzione – le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali – e non devono esservi riscontrati altri criteri di inammissibilità. Se la Consulta dovesse pronunciarsi a favore dei referendum il presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, dovrà indire con un decreto i referendum stessi in una data compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Marta Cartabia, ministra della Giustizia

I temi dei quesiti

Sono sei i quesiti inerenti alla giustizia e riguardano la Legge Severino, la custodia cautelare, la separazione delle carriere, i consigli giudiziari, l’elezione dei componenti del Csm e la responsabilità civile diretta dei magistrati. Se ammessi, alcuni di questi potrebbero causare alcuni problemi di sovrapposizione con l’attività parlamentare. Mentre nell’aula della Corte Costituzionale si discute sulla loro ammissibilità in quelle del Parlamento si sta lavorando in questo stesso momento ad una riforma strutturale della giustizia: in ultimo, infatti, dopo le nuove leggi che disciplinano il processo penale e quello civile, si discute proprio su una riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm) e dell’ordinamento giudiziario.