Tre fumettiste in lizza per il Grand Prix al Festival di Angoulême: la rivincita delle donne

La 49^ edizione del festival francese, tra i più grandi e importanti in Europa, si svolgerà da giovedì 17 a domenica 20 marzo. Sei anni fa la polemica per l'assenza di fumettiste nelle 30 candidature decise dalla giuria

Pénélope Bagieu © Eva Cagin

Un giorno, speriamo presto, potremo non farci caso, ma ancora c’è un po’ di strada da fare e così la selezione delle nomination tutte al femminile al Grand Prix del festival del fumetto di Angoulême merita di essere sottolineata. Alla ribalta del prestigioso premio della città francese, che ospita uno dei più importanti festival del mondo dedicati alla letteratura disegnata, sono Pénélope Bagieu, Julie Doucet e Catherine Meurisse. Nomi forse non conosciutissimi dal grande pubblico italiano, ma con curriculum internazionali di notevole rilievo e tutte e tre comunque pubblicate in Italia.

Julie Doucet © Kate Mada

La francese Bagieu (Bao e Salani) è vincitrice di un “Eisner Award” e con il suo Indomite ha raccontato i profili di donne coraggiose e che hanno lottato contro le discriminazioni. La canadese Doucet (Purple Press), ha una formazione “underground” e uno stile molto crudo. È nota soprattutto per la sua serie Dirty Plotte, fumetti autobiografici e grotteschi con temi come il sesso, la violenza, le questioni maschile/femminile, le differenze sociali negli Usa degli anni ’80. Meurisse (Coconino e Clichy) è a sua volta francese e ha un passato di autrice umoristica. Faceva parte della redazione di Charlie Hebdo (si salvò dalla strage perché arrivò in ritardo). Nel libro La Leggerezza racconta i suoi viaggi per ritrovare la bellezza e la serenità dopo la tragedia. Il suo divertente fumetto Una moderna Olympia, pubblicato da Coconino, le è stato commissionato dal Museo d’Orsay.

Julie Doucet © Kate Mada

A scegliere le tre candidate e poi (dal 2 all’8 marzo) a decretare la vincitrice del Grand Prix, sono gli autori e le autrici professionali di fumetti, accreditati dalle rispettive case editrici. Un metodo di selezione scelto dopo lo ‘scandalo’ di sei anni fa, quando ci fu la “rivolta” delle autrici (e anche di molti autori maschi, tra i quali il nostro Milo Manara) per l’assenza di fumettiste nelle 30 candidature decise dalla giuria. Adesso arriva, la (giusta) rivincita delle donne, sottolineando il fatto che, sia per il metodo di votazione che per il loro curriculum internazionale, Bagieu, Doucet e Meurisse non sono state scelte in quanto donne (il che sarebbe deprimente), ma per la loro bravura. Un passo avanti sulla strada che ci porterà (speriamo presto)  a non dover sottolineare più la scelta di una donna per una carica, un ruolo di comando  o, magari, un prestigioso premio di fumetti.