Grazia Di Michele: “Lasciati amare è un atto rivoluzionario. L’amore è fiducia, è il rimedio alla paura”

La cantautrice, nota ai più giovani come una delle insegnanti di canto del talent Amici di Maria De Filippi, torna al suo amore per la musica con un brano insolito, quasi un mantra spirituale

Grazia. Si direbbe: un destino inscritto nel nome. Ineluttabile. La grazia della musica e del talento, accompagnata dalla voglia di mettersi sempre in discussione e lasciare anche palcoscenici o ruoli ambiti, pur di tener fede alla propria libertà espressiva, alla ricerca del proprio carattere e delle strade che vi conducono. Un lusso che possono permettersi solo gli artisti veri. Dopo essere (apparentemente) uscita dalle scene, Grazia Di Michele, che i più giovani ricordano soprattutto come carismatica insegnante della scuola di Amici, il talent ideato e condotto da Maria de Filippi, torna a sorpresa con un nuovo singolo, Lasciati amare.
Nonostante l’assenza di promozione radiofonica, e nonostante sia un brano insolito, per genere e per durata, una specie di mantra, Lasciati amare si è già imposto nella programmazione delle stazioni radiofoniche non solo italiane, svizzere e greche, ma anche in importanti playlist Usa.

Nel brano, molto particolare, si sente un profondo richiamo spirituale e ispira un sentimento di positività, solare. Da dove le nasce l’ispirazione?
“Amarsi per come si è, riconoscere l’unicità del proprio essere come qualcosa di valore è il primo passo per la pace interiore, e in definitiva, per la pace universale. E lasciare che gli altri ci amino per come siamo fatti è parte di questa accettazione ed è l’inizio di una storia d’amore vero, una storia che non teme ostacoli. È un argomento ricorrente nelle mie canzoni, nei miei libri, e ha trovato una condivisione naturale nel confronto quotidiano con Nicola Cirillo, un mio collaboratore molto aperto ai temi della spiritualità e che ha sviluppato naturalmente questo concetto in una direzione più ampia, ‘spirituale’ appunto”.

Grazia Di Michele, 66 anni, è una cantautrice, già insegnante nel programma ‘Amici’ di Maria de Filippi

Parlare di amore in questo momento, in un tempo in cui ci confrontiamo con l’odio e con la guerra, può essere rivoluzionario. Lo è secondo lei? Perché?
“Devo dirti che purtroppo sì, lo è. L’amore dovrebbe essere la situazione di normalità e invece viviamo in un equilibrio che è sempre in bilico, come se la pace fosse il risultato di una tensione e non lo stato naturale dell’essere. Poi arriva un momento in cui, come dice poeticamente Fabrizio De André, “si arrende la pace” e ci ritroviamo a fare i conti col conflitto. Ma se non parliamo d’amore, che è un desiderio primordiale non solo dell’essere umano, ma di ogni essere vivente, di cosa dovremmo parlare? Oggi vedo che la paura è il sentimento prevalente, e viene alimentato in continuazione dai media: covid, guerra, crisi economica… La paura – più che l’odio – è l’esatto contrario dell’amore. L’amore è l’atto di fiducia, è il rimedio alla paura”.

Per Grazia Di Michele “l’amore è l’atto di fiducia, è il rimedio alla paura”

Allo stesso tempo cantare d’amore è qualcosa che affonda le radici nell’origine dei tempi: cosa significa per lei amore, oggi? E come è cambiato il suo rapporto con questo sentimento nel corso del tempo?
“Certo, l’amore è un sentimento che ci riguarda in prima persona come esseri umani. Sant’Agostino diceva che l’uomo è solo questo: amare e essere amato. È normale, quindi, che chiunque investighi l’animo umano non possa prescindere dal confronto con l’amore. Ma a un certo punto della vita capisci che l’amore non riguarda solo noi esseri umani. Le relazioni simbiotiche che ci sono nella natura, il micelio che mette in comunicazione le piante, che fornisce risorse, informazioni, allarmi, le rocce che proteggono dal vento una vegetazione, i fiori che offrono cibo alle api, che a loro volta ricambiano impollinando… Tutto quello che vive è in una relazione d’amore e di sesso con il circostante. Noi ne siamo parte. Ma siamo anche quelli che, distolti da chissà quale pretesa di superiorità di specie, interrompiamo questa relazione cosmica. Questo è il più grande peccato: distruggere le montagne, incendiare le foreste, estirpare piante, allevare animali inermi per poi ucciderli. Quando entri in un conflitto bellico stai solo riflettendo sulla tua specie quello che quotidianamente perpetri ai danni del pianeta. L’amore o è cosmico, o non è”.

Lei è una cantautrice di successo. Questo brano non concede nulla alla logica della musica attuale, appare ‘fuori tempo’, nell’accezione positiva del termine. Come mai questa scelta?
“Ho attraversato varie fasi nella mia carriera: la ricerca di un’identità pubblica che mi descrivesse per come mi sentivo intimamente, quando ero molto giovane: non è stato facile, perché mi sentivo cantautrice, quando le cantautrici non esistevano! Ho avuto un successo improvviso, verso la fine degli anni ’80 con Le ragazze di Gauguin, un brano che oggi chiameremmo world, suonato con strumenti veri, classici e etnici, mentre impazzava l’elettronica e la musica campionata. Qualche anno dopo andai a Sanremo con Io e mio padre, che era una pagina di diario strappata. Sono stata fortunata, perché non ho dovuto cedere a compromessi, pur lavorando con delle major. Oggi più che mai il mio percorso è da indipendente. L’anno scorso ho scritto e prodotto un brano lungo più di 8 minuti, intitolato Madre Terra: il radio promoter era imbarazzato, non sapeva come dirmi che nessuna radio l’avrebbe mai trasmesso. Siamo corsi a fare una radio edit che non abbiamo mai utilizzato. Sa perché? Perché alla fine ci sono state delle radio così rispettose della musica che hanno preferito la versione originale. Su Lasciati amare abbiamo corso lo stesso rischio: mi hanno detto ‘mettiamo subito le percussioni, altrimenti manca un gancio per Spotify’. Ma se dovessi scrivere per raggranellare streams per Spotify farei un altro mestiere! E alla fine abbiamo scoperto (con nostra sorpresa) che il brano è in programmazione persino in delle radio svizzere e greche”.

Il successo di Grazia Di Michele ha avuto inizio verso la fine degli anni Ottanta con il brano ‘Le ragazze di Gauguin’

Un’ultima domanda: se le dico Luce a cosa pensa?
“È una parola così bella! La prima cosa che mi viene in mente è lo sguardo dei nostri simili e da lì potrei arrivare alla conclusione che in fondo, se cerchi quella luce nell’altro, non puoi non amarlo, perché è il tuo stesso riflesso”.