Grindr scompare in Cina, ma continua a proteggere gli atleti gay delle Olimpiadi invernali

L'app per incontri è stata rimossa dagli store cinesi. Ma l'azienda ha comunque deciso di voler tutelare gli utenti all'interno del Villaggio Olimpico di Pechino

Grindr, l’app per incontri gay più famosa al mondo, è scomparsa dagli app store in Cina. Eppure coloro che l’avevano già installata stanno riuscendo ancora a usarla. Ma non solo. Perché proprio Grindr ha deciso di passare al contrattacco nei confronti delle autorità di Pechino, modificando le impostazioni sulla privacy per tutte le atlete e gli atleti delle Olimpiadi invernali che usano l’app all’interno del Villaggio dei Giochi. Una mossa – spiega Bloomberg – che servirebbe “a proteggere i migliori atleti del mondo da persecuzioni o molestie”.

Grindr, la modifica delle impostazioni per proteggere la privacy degli atleti queer

Grindr ha dunque modificato le impostazioni sulla privacy dell’app. In particolare, le atlete e gli atleti che in questi giorni si trovano nel Villaggio Olimpico di Pechino, potranno usare l’app di incontri, ma quest’anno i loro profili non saranno visibili in tutto il mondo. “Vogliamo che Grindr sia uno spazio in cui tutti gli atleti queer, indipendentemente da dove provengono, si sentano sicuri di connettersi tra loro mentre sono nel Villaggio Olimpico”, ha spiegato Jack Harrison-Quintana, un manager di Grindr. La modifica alle impostazioni sulla privacy ha comportato la rimozione della funziona “Esplora” e dunque gli atleti queer non risultano più visibili al di fuori del Villaggio Olimpico. In sostanza, nessuno (vedi le autorità di Pechino) potrà sapere chi sta usando l’app di incontri gay all’interno del Villaggio dei Giochi. E agli atleti che useranno l’app apparirà il seguente messaggio: “La tua privacy è importante per noi. La nostra funzione Esplora è stata disabilitata nel Villaggio Olimpico in modo che le persone al di fuori delle tue immediate vicinanze non possano navigare qui. È ancora possibile trovare utenti ‘nelle vicinanze’ o cercare profili aggiunti di recente”.

Il messaggio che appare su Grindr all’interno del Villaggio Olimpico di Pechino

Nel 2016 a Rio era infatti successo che un giornalista americano si era creato un profilo falso su Grindr per scoprire chi erano e quanti erano gli atleti queer. Dopo la pubblicazione dell’articolo esplose una durissima polemica sulla privacy degli atleti e sulla mancanza di rispetto da parte del giornalista nei confronti dei dati sensibili degli atleti. L’articolo sugli atleti queer, dato il polverone smosso, fu poi rimosso dal web.

Perché Grindr è stato rimosso dagli app store in Cina?

Sempre secondo Bloomberg, dal 27 gennaio scorso l’app Grindr non è più presente nei più popolari app store della Cina, dall’App Store di Google ai giganti nazionali come Tencent Holdings Ltd. e Huawei Technologies Co. La notizia era arrivata solo una settimana dopo la stretta delle autorità di Pechino nei confronti di ciò che viene da loro definito “contenuto illegale”, come la pornografia e altre attività online “di cattiva natura”. Inizialmente era dunque sembrato che Pechino volesse censurare anche l’app di Grindr. La Cina, infatti, non considera l’omosessualità illegale, però sono state numerose le politiche di Pechino contro la comunità Lgbtq+. E dunque molti osservatori occidentali avevano sottolineato che la rimozione di Grindr dagli store dipendesse proprio dalla guerra del Paese asiatico contro la comunità Lgbtq+. Ma alla fine, come rivelò un portavoce dell’azienda, la ragione era legata all’entrata in vigore, lo scorso novembre, di una legge riguardante l’utilizzo dei dati. In sostanza, questa legge obbligava le aziende a sottoporsi all’approvazione del governo cinese per i trasferimenti di dati dalla Cina all’estero. “Come molte altre società americane – spiegò il portavoce di Grindr Patrick Lenihan – abbiamo scelto di rimuovere la nostra app a causa del potenziale aumento del carico derivante dalla legge cinese sulla protezione dei dati personali”. In sintesi, Grindr ha deciso di abbandonare gli app store per non lasciare le autorità cinesi libere di accedere ai dati dei propri utenti.