In Guatemala vietati i matrimoni gay e inasprite le pene per chi pratica l’aborto

La nuova misura approvata dal Congresso, chiamata "Legge per la protezione della vita e della famiglia", vieta inoltre l'insegnamento a scuola di argomenti sulla 'diversa' sessualità

Il Congresso del Guatemala ha votato a favore di una legge che vieta il matrimonio omosessuale. E lo ha fatto in un giorno particolare, l’8 marzo, mentre fuori le strade erano piene di manifestanti che rivendicavano i loro diritti in occasione della Festa della Donna. La legge proibirà anche l’insegnamento della “diversità sessuale” nelle scuole e inasprirà le pene detentive per le donne che vogliono abortire. Una misura, quindi, parecchio restrittiva, che metterà in pericolo i diritti e l’integrità di molte persone.

La Legge sulla protezione della vita e della famiglia

Le proteste in Guatemala contro l’iniziativa 5272, cosiddetta “Legge per la tutela della vita e della famiglia”

La cosiddetta “Legge sulla protezione della vita e della famiglia” (o iniziativa 5272) è stata approvata da una maggioranza schiacciante nel Congresso guidato dai conservatori. Solo otto legislatori su 160 hanno votato contro: 101 i voti favorevoli, 51 gli assenti. Se firmata dal presidente Alejandro Giammattei, la misura riformerà il codice civile del Guatemala per “vietare espressamente i matrimoni tra persone dello stesso sesso”. In più renderà un crimine anche l’aborto spontaneo (oltre al fatto che nello Stato l’interruzione di gravidanza è già vietata a meno di pericolo per la vita della gestante) e aumenterà le pene detentive per colore che “abbiano abortito da sole o dato il loro consenso a un’altra persona per farlo”. Le donne, ad oggi, dovevano affrontare 1 a 3 anni di reclusione, ma gli anni di carcerazione ora potranno variare da 5 a 25 anni.⁠ Infine legge prevede anche il divieto per le scuole di “promuovere tra giovani e adolescenti politiche o programmi relativi alla diversità sessuale e all’ideologia di genere, o mostrare come normali comportamenti sessuali diversi dall’eterosessualità o incompatibili con gli aspetti biologici e genetici dell’essere umano”, continuando quindi a portare avanti l’idea che l’omosessualità o la transessualità siano ‘malattie’ da estirpare o guarire. Non è ancora chiaro se Giammattei, un conservatore, la firmerà, ma molti membri del suo partito l’hanno appoggiata. Uno dei legislatori che ha votato a favore della legge, Patricia Sandoval, ha detto infatti che “con il concetto di famiglia si intende l’unione tra un uomo e una donna“.

Le proteste

La decisione sul tavolo di Giammattei ha scatenato enorme preoccupazione tra la popolazione e i difensori dei diritti civili. Tanto più che vietare l’aborto, il dibattito a scuola su temi come l’orientamento sessuale e l’identità di genere – che, tra l’altro, è una pratica diffusa ormai, vedasi la Florida, l’Ungheria e la Polonia –, il matrimonio tra persone dello stesso sesso appaiono azioni particolarmente allarmanti per un Paese con un così alto tasso di violenza contro donne, ragazze e persone Lgbtqia+. Politiche come questa, infatti, fomentano ancora di più l’odio, la discriminazione e lo stigma verso comunità e persone già marginalizzate. Il difensore civico dei diritti umani del Guatemala, Jordán Rodas, l’ha definita infatti una violazione dei diritti e un “passo indietro per la libertà” e ha promesso di impugnarla. La parlamentare di opposizione Lucrecia Hernández ha invece sollecitato il presidente Giammattei a porre il veto alla legge, sostenendo che sia incostituzionale. Amnesty International, infine, denuncia che questa decisione rappresenta una “seria minaccia per la vita delle donne e delle persone LGBTQIA+”, ma anche per i diritti umani e per le famiglie nel Paese.⁠