Guerra Ucraina, anche gli attivisti Lgbt+ imbracciano le armi per difendere i loro diritti

Victor Pylypenko, Veronika Limina, Andrii Kravchuk sono solo tre degli attivisti Lgbtq ucraini che hanno scelto di combattere per la libertà del loro Paese ma anche perché il regime tirannico e omofobo di Putin non ricada su di loro con conseguenze terribili sulle loro vite

La comunità Lgbt Ucraina

La guerra di pochi per i diritti di molti. Uniti sotto un’unica bandiera, quella del loro Paese, civili, soldati e anche membri della comunità Lgbtq+ ucraina, sin dall’inizio dell’invasione delle truppe russe, si sono schierati non solo in difesa dello stato ma anche delle proprie libertà. Che siano quella di vivere in una nazione indipendente ma anche quella di amare chi si vuole senza paura di essere uccisi o uccise. Viktor Pylypenko è un attivista e veterano Lgbt+ ucraino che ha scelto di unirsi al proprio esercito. Per questo ha formato un’organizzazione per sostenere gli altri veterani queer e lottare per i propri diritti. Anche quello di non avere paura di essere se stesso. 

La minaccia russa

La minaccia, concreta, è che il presidente russo Vladimir Putin, che non ha mai nascosto le proprie posizioni contrarie all’eterosessualità (per non dire apertamente omotransfobiche) possa aver pensato a “programmi di intimidazione e repressione” di dissidenti e minoranze, “tra le quali la comunità LGBTQI+”, come ha fatto sapere Foreign Policy citando un funzionario degli Stati Uniti. Dagli Usa è infatti arrivato l’avvertimento che la Russia ha una “lista di obiettivi” ucraini da arrestare o uccidere. Secondo quanto riferito, l’elenco contiene molti giornalisti, persone Lgbtq+, politici e funzionari governativi. La risposta della comunità ucraina però è stata chiara: Kyiv Pride, l’organizzazione non governativa ucraina che riunisce la comunità Lgbtqi+, ha twittato: “Restiamo forti, non facciamoci intimidire. Putin si romperà tutti i denti cercando di morderci. Non ci arrenderemo mai, la vittoria sarà nostra”.

L’invasione russa dell’Ucraina rappresenta una minaccia concreta per la comunità Lgbtq+

Pochi diritti ma fondamentali

Veronika Limina, di Leopoli, lavora per una ong che promuove la parità di diritti Lgbtq+ nell’esercito

Come Victor Pylypenko molti altri attivisti e membri della comunità queer infatti hanno scelto di indossare le tute mimetiche e imbracciare le armi per difendere il proprio Paese ma anche per preservare i (pochi) diritti Lgbt+ che hanno in Ucraina. Certo sul cielo di Kiev non splendeva certo un arcobaleno di tolleranza verso la comunità: se l’omosessualità non è più un reato dal 1991, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e l’adozione da parte di coppie omosessuali sono ancora vietati – stessa cosa in Italia, a ben pensarci – ed essere transgender è ancora classificato come una “malattia”. Ciononostante, da trent’anni sono consentiti gli interventi per la riassegnazione di sesso e dal 2015, come stabilito per legge, è vietata la discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere nei luoghi di lavoro. Ma i passi in avanti in tema di diritti Lgbtq+ non si fermano qui: “In questo momento a livello statale stavamo discutendo di progetti di legge relativi alla protezione dei diritti LGBTQ+ – aveva a Gaynations un’organizzatrice del Kyiv Pride –. La Russia, invece, ha paura di dire la parola ‘gay’ in televisione e approva leggi che vietano quella che chiamano ‘propaganda dell’omosessualità‘”. Ecco perché centinaia di attivisti e attiviste hanno scelto di non fuggire davanti alla minaccia ma di schierarsi in prima linea contro chi, oltre a voler prendere il potere in Ucraina, vuole reprimere conquiste che hanno richiesto anni di dolorose battaglie civili.

Attivisti in prima linea per i diritti Lgbt+

Victor Pylypenko nel 2014 ha combattuto nella Rivoluzione Maidan, culminata con la cacciata dell’allora presidente Viktor Janukovyč. Questa volta il giovane ha formato un’organizzazione per sostenere i veterani queer in Ucraina, la LGBT Soldiers: lunedì 28 febbraio la squadra ha scoperto alcuni soldati russi nascosti nell’ufficio dell’organizzazione Lgbt+, che sono stati fatti prigionieri. “Questa è la nostra guerra, gli ucraini, ma abbiamo anche combattuto come persone Lgbtq… Stiamo affrontando un nemico tirannico e omofobo“, ha dichiarato.

Viktor Pylypenko, attivista e veterano queer

Nel disperato tentativo di evitare che l’ombra del regime bigotto di Vladimir Putin cada sull’Ucraina, i volontari queer hanno raccontato al The Daily Beast che tantissimi membri della comunità si erano affrettati a prepararsi per questa invasione già nelle ultime settimane. Veronika Limina vive a Leopoli e lavora per una ong che promuove la parità di diritti nell’esercito: qualche settimana fa ha organizzato una sorta di “campo di addestramento”, insegnando ai volontari Lgbtq metodi di combattimento di base e alcune abilità paramediche. Unitasi lei stessa alle milizie della sua città dice di essere pronta a combattere, mentre le forze di Putin continuano ad avanzare a ovest del paese.

Andrii Kravchuk, che lavora presso il Centro Lgbtq Nash Svi, a Kiev, sostiene che l’impatto dell’omofobia russa è stato avvertito chiaramente nel Paese: “Siamo consapevoli delle minacce che dobbiamo affrontare, sia come ucraini che come persone LGBT+. Comprendiamo che l’occupazione russa significherebbe totale illegalità e repressione – lo vediamo proprio ora nei territori occupati dagli ucraini della Crimea e del Donbass”, ha affermato. “Ora abbiamo solo due opzioni: o difendiamo il nostro Paese e diventerà parte del mondo libero, oppure non ci sarà alcuna libertà per noi e non sarà affatto l’Ucraina”.

Valery Brown, che si identifica come lesbica, è tra coloro che hanno preso parte agli addestramenti per resistere all’invasione di Putin. Prima dell’inizio del conflitto, ha detto a The Daily Beast: “Sto cercando di fare del mio meglio per essere preparata a cambiare le sorti del conflitto”. Poi, poche ore dopo l’inizio dell’invasione, ha scritto sui social: “Tutto questo è orribile”.

Il supporto di chi non combatte

Volontari Lgbt durante un campo di addestramento qualche settimana prima prendesse avvio l’offensiva russa

Non tutti gli ucraini Lgbt hanno però scelto di combattere. Alcuni, invece, si offrono volontari per aiutare i soldati in prima linea e i civili queer. Pylypenko ha dichiarato che molti militari queer sono in prima linea, mentre i civili li stanno aiutando raccogliendo denaro, attrezzature, armi e assistenza medica. La comunità Lgbtq+ ucraina sta, insomma, mostrando una forza e un coraggio straordinari da quando i separatisti, sostenuti dalla Russia, hanno già iniziato a bombardare ed è scoppiata una vera e propria guerra per difendere il Paese. Molti non hanno un posto dove andare, ma tutti loro affermano che combatteranno fino alla morte, se servirà, perché senza libertà, senza diritti, senza l’amore – filo conduttore che li lega – verso gli altri e le altre, chiunque siano, di qualsiasi orientamento sessuale o identità di genere, non potrà esserci nemmeno uno Stato.