Haven “faith” Shephard, dall’esplosione in Vietnam che le ha tolto le gambe alle Paralimpiadi di Tokyo

La nuotatrice statunitense ha soli 18 anni ma ha già vissuto due vite: la prima, in Vietnam, con i suoi genitori biologici, poi la seconda negli Usa, quando ha deciso che sarebbe diventata un'atleta paralimpica.

Su instagram è iscritta come Haven faith Shephard, e la scelta della parola faith (fede in inglese) non sembra per nulla casuale. La storia di Haven, atleta paralimpica statunitense, è una di quelle che ti fanno capire quanto può essere dura la vita per una bambina nata in Vietnam. La giovane nuotatrice vede la luce per la prima volta nel 2003, nella provincia di Quang Nam, da genitori vietnamiti. Il suo nome era Do Thi Thuy Phuong, finchè il padre non decise che era il momento di farla finita per tutti: infatti, scoperto nella sua relazione extraconiugale, pur di non perdere sua moglie sua figlia, decide di legarsi a loro e di farsi esplodere, con due bombe a mano. Per la madre di Haven non c’è scampo. La bimba invece, miracolosamente, resiste all’esplosione, ma nell’impatto perde le gambe.  Oggi, interrogata su questo triste capitolo della sua vita, Haven risponde candidamente, ma dietro quel sorriso di circostanza si intravede una forza di volontà fuori dal comune: “Quella è una vita che non ho vissuto. Ero troppo piccola, non ho ricordi precisi di quel momento”.

I nonni, gli unici familiari rimasti a Haven, provano a prendersi carico della piccola, ma le pesanti spese economiche necessarie per la sua riabilitazione li spingono a scegliere per la via dell’adozione. Così entrano in scena Shelly e Rob Shepard, una coppia americana del Missouri, che prendono a cuore la difficilissima situazione della bimba e decidono di portarla con loro negli States, ribattezzandola Haven. Da quel momento inizia una nuova vita per la bambina, che potendo permettersi le cure e un paio di protesi, decide di buttarsi nel mondo dello sport, incoraggiata anche dai sei fratelli, tutti appassionati di sport, che si è ritrovata nella sua nuova casa. A 13 anni aveva già deciso che il suo futuro sarebbe stato lo sport e quindi che avrebbe partecipato alle Paralimpiadi. Inizialmente Haven si era avvicinata alla corsa, ma dopo qualche anno di allenamento ha capito che non era la sua disciplina preferita e, grazie ad una grande piscina nel cortile di casa Shephard, decide di dedicarsi al nuoto. Dopo cinque anni di allenamenti durissimi, spesso anche doppie sedute, Shepherd rappresenterà Team Usa per la prima volta in queste Paralimpiadi. Haven dice che in acqua si sente come sospesa. Un elemento con cui è entrata totalmente in simbiosi e dove non ha preoccupazioni. Infondo, le protesi non sono poi così fondamentali in acqua e forse è anche questo elemento che fa sentire Haven “libera”.

Prima di arrivare a Tokyo per le Paralimpiadi, Haven si è detta “fiera e orgogliosa” del lavoro e dell’allenamento portato avanti negli ultimi 5 anni. “Andarmene da Tokyo a testa alta per me varrebbe più di una medaglia” afferma la giovane nuotatrice “Avere fede significa credere senza vedere, e ho la sensazione che farò bene in questa manifestazione”. Un atto di fede nella propria forza di volontà e nelle proprie capacità: perché quando la vita le aveva tolto tutto, o quasi, Haven si è ripresa tutto. E ora vuole godersi il viaggio.