“Ho messo in pausa i miei sogni finché mia sorella tornerà a scuola”: la ribellione degli studenti afghani

Save The Children lancia l'allarme: "Senza accesso alla scuola, le ragazze in Afghanistan affrontano un futuro incredibilmente incerto". Intanto a dare una speranza ci pensano gli alunni maschi che si rifiutano di andare a scuola finché non verranno riammesse le loro sorelle e compagne di classe
Non c’è futuro senza scuola. Negare il diritto all’istruzione è il primo tassello di ogni regime. Escludere categorie di persone dall’apprendimento, controllare i programmi fin nel minimo particolare, indirizzarli, rendere la scuola via via un simulacro impoverito: così si costruisce un popolo di sudditi bendisposti perché non in grado di esercitare quella capacità critica che solo una maturazione culturale garantisce. È un meccanismo che abbiamo visto operante tante volte nella storia. E che vediamo (di nuovo) in atto nell’Afghanistan tornato sotto il controllo dei Talebani. Le prime vittime sono le bambine che, nonostante le rassicurazioni della prima ora, sono state di fatto espulse dalle scuole, riportando il paese alla condizione del 2001, quando gli studenti iscritti a scuola erano 900mila, tutti maschi. Grazie al lavoro delle Ong e della cooperazione internazionale, nel 2020, gli studenti di ogni ordine e grado erano invece aumentati fino a 9,5 milioni, il 39% dei quali ragazze. Un balzo in avanti in un sistema educativo che rimaneva comunque estremamente precario, essendo l’ottavo più “a rischio” al mondo, con 3,7 milioni di minori fuori dalla scuola, di cui almeno il 60% sono ragazze.
È passato un mese dall’annuncio della riapertura delle scuole secondarie solo per i ragazzi. Ieri, le autorità in Afghanistan hanno affermato che le ragazze potranno presto tornare a scuola e all’università, ma non hanno confermato quando ciò accadrà. E, come se non bastasse, la Banca Mondiale ha recentemente interrotto il suo sostegno finanziario, lasciando molti insegnanti senza stipendio e rischiando di vanificare i progressi degli ultimi due decenni. C’è però una bella notizia: non tutti si arrendono e, come testimonia Save the Children, molti ragazzi si rifiutano di tornare a scuola in solidarietà con le loro sorelle, saltando le lezioni per testimoniare vicinanza alle loro compagne di classe, a cui non è ancora stato permesso di tornare tra i banchi. L’organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, sottolinea a sua volta di avere incoraggiato tutti i bambini che possono farlo a tornare in classe, ma anche che i ragazzi stanno inviando un messaggio “importante” scegliendo di sostenere le loro compagne.
Ad esempio il tredicenne Sayed, che sognava di diventare un ingegnere, ha lasciato la scuola e messo da parte quei sogni, restando a casa fino a quando sua sorella non sarà in grado di tornare in classe. “So che sei triste perché le scuole sono chiuse. So che volevi diventare un medico, ma ora cuci a casa nostra. Quindi ho deciso che fino all’apertura delle scuole femminili, non andrò a scuola e non avrò nemmeno desideri per il mio futuro“, ha scritto Sayed in una lettera a sua sorella. “Sono molto preoccupata e penso alla brutta situazione in cui mi troverò in futuro. Se non vado a scuola, nessuno dei miei sogni si avvererà. Sarò una persona inutile per tutta la vita e in futuro non potrò nemmeno aiutare i miei figli” ha invece detto a Save the Children Afri, una ragazzina di 12 anni di Faryab.
“Vogliamo che ogni bambino sia a scuola, ma l’incredibile determinazione di questi ragazzi è un importante promemoria che quando le ragazze sono trattenute, siamo tutti trattenuti. Accogliamo con favore le rassicurazioni fornite ieri dalle autorità di fatto afghane sul ritorno presto in classe delle ragazze, ma questo impegno deve ora essere attuato con urgenza – ha dichiarato Hassan Noor, direttore regionale per l’Asia di Save the Children -. Senza accesso alla scuola, le ragazze in Afghanistan affrontano un futuro incredibilmente incerto. La mancata frequentazione avrà un impatto permanente sulla loro salute, prosperità e sicurezza – sottolinea preoccupato -. Senza una forza lavoro femminile istruita, l’Afghanistan non vedrà la crescita economica di cui ha bisogno per andare oltre la sua dipendenza dagli aiuti. Insomma, senza futuro per le ragazze non c’è futuro per l’Afghanistan”. Infine ha concluso: “Qualsiasi progresso compiuto negli ultimi due decenni per portare i bambini a scuola rischia di sgretolarsi completamente se il finanziamento non verrà ripristinato con urgenza. La comunità internazionale ha una finestra temporale critica per agire al fine di garantire che tutti i bambini e bambine, ragazze e ragazzi afghani, possano andare a scuola. Non agire ora sarà devastante per l’infanzia e per il Paese nel suo insieme”.