I vip si mobilitano in supporto al popolo ucraino: donazioni e gesti simbolo dall’Italia a Hollywood

Il mondo dello spettacolo scende in campo contro la guerra. Sono già diversi i nomi di vip che si stanno schierando dalla parte dell’Ucraina e provano a contribuire, chi simbolicamente chi invece con vere e proprie donazioni, alla sopravvivenza dei civili e dei profughi. Che la guerra nel Paese si traducesse ben preso in una crisi umanitaria non era solo scontato, ma quasi inevitabile. Centinaia di migliaia di civili provano a fuggire dallo Stato invaso dalla Russia: sarebbero già più di 500mila le persone scappate dall’Ucraina, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. Chi rimane, perché impossibilitato a muoversi o, come nel caso della capitale Kiev, deve rispettare un duro coprifuoco, oltre a dover fare i conti con le bombe e gli attacchi russi rischia un’emergenza sanitaria e alimentare. Anche per questo nelle ultime ore numerose personalità stanno usando la loro influenza e visibilità per sensibilizzare sulla causa ucraina.

Una madre ei suoi bambini fuggono dall’Ucraina: qui alla frontiera pedonale di Medyka, nella Polonia orientale il 27 febbraio. (Foto di Wojtek RADWANSKI / AFP)

Un milione all’Unhcr da Balke Lively e Ryan Reynolds

Gli attori Ryan Reynolds e Blake Lively stanno supportando la raccolta fondi dell’Agenzia Onu per i Rifugiati

La macchina della solidarietà che si è messa in moto sin dai primi giorni della settimana scorsa, non appena il presidente russo Putin ha dichiarato in diretta planetaria l’annessione delle regioni ucraine separatiste del Donbass e, poche ore dopo, ha dato il via alle ostilità. Tra i primi che hanno voluto dimostrare il loro sostegno nei confronti dello Stato sotto attacco ci sono gli attori – e coppia nella vita – Ryan Reynolds e Blake Lively. Le due star hollywoodiane hanno lanciato un appello perché vengano fatte donazioni a favore dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR), che loro si sono proposti di raddoppiare – ognuna di esse – fino a un massimo di 1 milione di dollari. “In quarantotto ore, tantissimi ucraini sono stati costretti a fuggire dalle loro case verso i Paesi vicini. Hanno bisogno di protezione. Quando farete una donazione, la raddoppieremo, fino a raggiungere il milione di dollari”, ha promesso Reynolds, mentre la moglie su Instagram ha spiegato che Usa per Unhcr (@usaforunhcr) “sta fornendo aiuti salvavita e sta anche lavorando con i Paesi vicini per garantire protezione a queste famiglie”.

Sean Penn è a Kiev, Joe Bastianich al confine con la Polonia

L’attore Sean Penn con il premier ucraino Zelensky

Tra i nomi famosi che si sono impegnati nella causa ucraina c’è chi si è spinto perfino ad andare in loco a seguire l’evolversi della situazione. Tra questi ha fatto scalpore la notizia che l’attore premio Oscar Sean Penn sta girando un documentario sulla guerra in corso direttamente da Kiev. Il divo 61enne è stato fotografato a colloquio col premier Zelensky, poi in tenuta mimetica lungo le strade della città. Al Washington Post l’attore ha dichiarato: “Se lasciamo che l’Ucraina combatta da sola, la nostra anima come America è persa. Zelensky e gli ucraini sono simboli del coraggio”. Un altro personaggio che si trovava fino a poche ore fa tra Polonia e Ucraina è l’imprenditore americano Joe Bastianich, che come inviato speciale del programma Le Iene ha documentato la fuga dei civili, aiutando le famiglie che tentano di attraversare il confine. “La situazione è apocalittica, sto vedendo scene che ricordano le immagini della seconda guerra mondiale: le famiglie al confine tra Ucraina e Polonia si dividono, perché gli uomini ucraini tra i 18 e i 60 anni non possono uscire dal Paese, sono tutti chiamati in servizio. Le donne, i bambini e gli anziani impiegano 30 ore a superare il confine e poi camminano nei boschi, perché in Polonia non sanno dove andare. O c’è qualcuno che li aspetta, e ho visto auto da tutta Europa recuperare i profughi che hanno contatti all’estero, oppure è il caos. Non ci sono posti per dormire, non ci sono campi, mancano cibo, acqua, coperte, pannolini. Serve tutto“.

 

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La Rappresentante di Lista e Armani si attivano per l’Ucraina

Anche in Italia sono state molte le manifestazioni di condanna verso la guerra e la posizione assunta da Vladimir Putin. Ma soprattutto sono tante le iniziative a sostegno dell’Ucraina, che sta vivendo ore drammatiche e decisive a livello storico. Tra chi si sta attivando per sfruttare il proprio peso sociale per atti concreti di sensibilizzazione e di raccolta fondi c’è il duo artistico La Rappresentante di Lista, reduce da Sanremo 2022 e dal successo della loro “Ciao Ciao”, già tormentone. Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, sul profilo Twitter di LRDL hanno lanciato l’idea di un concerto per l’Ucraina: “Un concertone per raccogliere fondi per i profughi e la popolazione colpita. Noi ci saremmo. Chi vorreste su quel palco? Colleghe, amici, musiciste, cantanti, facciamo qualcosa” hanno scritto.

Tra i tanti cantanti taggati dal duo il vincitore di Sanremo 2020 Diodato, Gianni Morandi, Fedez, Emma, Francesca Michielin, Nek, Tiziano Ferro, “vabbè tutty…….” affermano ironicamente, invitando i colleghi ad aderire.

Giorgio Armani sceglie di spegnere la musica durante la sua sfilata alla Milano Fashion Week in solidarietà con la popolazione ucraina

Più simbolico ma comunque potente il gesto dello stilista Giorgio Armani. Alla settimana della moda milanese, chiusa domenica 27 febbraio, sfila nel silenzio, sotto gli occhi della senatrice a vita Liliana Segre, la collezione per il prossimo inverno firmata dal gigante della moda. Nessuna nota ad accompagnare le modelle che scorrono in passerella, come presa di posizione verso la situazione nel Paese dell’est e per solidarietà (simbolica) verso i profughi. “La mia decisione di non usare la musica nello show è stata presa in segno di rispetto per le persone coinvolte nella tragedia in corso in Ucraina” spiega in inglese una voce fuori campo prima della sfilata. Un annuncio accolto da un caloroso applauso. “Qualche ora prima dello show ho pensato a cosa potevo fare io per ciò che succede, non è l’invio di soldi o vestiti, ma potevo segnalare il mio battito del cuore per questi bambini – ha dichiarato Armani non riuscendo a trattenere la commozione -. Quindi ho pensato che la cosa migliore era dare il segnale che non vogliamo festeggiare, perché c’è qualcosa intorno a noi che ci disturba molto. Così ho detto: non voglio musica, e devo dietro che si sentiva la non musica e dietro le ragazze erano emozionate, più che per qualsiasi musica, erano davvero comprese e i capi ne hanno guadagnato al 100%”. Commosso anche il pubblico in sala che come lo stilista si è reso conto di stare assistendo a un momento storico nella storia della moda e non solo. E soprattutto è importantissimo il messaggio che è passato all’ultimo giorno di sfilate: una presa di posizione forte e di condanna rispetto alla guerra in corso.