Ieri, oggi e domani: famiglie nuove o d’elezione. Quanto spazio c’è per l’inclusione nei film al cinema?

Quali pellicole raccontano le nuove famiglie? L'intervista al regista Ivan Cotroneo

Nel cinema le famiglie hanno spesso un ruolo da protagonista: ma quanto spazio viene lasciato alle nuove famiglie? A che punto è la rappresentatività del cinema italiano? “Esiste un totale scollamento tra quello che si decide nei palazzi della politica e la parte migliore della rappresentazione, che va verso l’autodeterminazione e verso la volontà di essere liberi da etichette”, dice il regista, sceneggiatore e scrittore Ivan Cotroneo (anche membro del comitato scientifico di Luce!).

Famiglie nel cinema (italiano e non), quali sono le pellicole più riuscite? E le peggiori? 

“Per quello che mi riguarda, le pellicole più riuscite sul tema delle famiglie, italiane e non, sono quelle che riescono a fotografare realtà che sono sotto gli occhi di tutti, e che tuttavia non vengono rappresentate così spesso. Nel cinema italiano, Ferzan Ozpetek, da Le fate ignoranti a La dea Fortuna ha messo in scena famiglie di elezione o famiglie di fatto non prese in considerazione dal legislatore, ma che affollano la nostra società, e questo è un suo grande merito. In The kids are alright di Lisa Cholodenko la scelta da parte dei due figli di sostenere la famiglia delle due donne che li hanno cresciuti è stata un segno cinematografico e politico importante. Più di recente mi pare ci sia un’attenzione crescente verso quest’arena di racconto”.

Restringiamo il campo alla rappresentazione delle famiglie tradizionali. Pensiamo a Teorema di Pasolini o alla famiglia di Natale in casa Cupiello di De Filippo. La messinscena della famiglia nucleare nel cinema italiano cosa svela?  

La famiglia di Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo (prima assoluta nel 1931)

“La messinscena della famiglia patriarcale come modello esclusivo si trova trasversalmente in tutta la nostra cinematografia, e questo fino a oggi. Film (capolavori) come Teorema o lavori teatrali come Natale in casa Cupiello raccontano come quel modello sia fragile e spesso illusorio, o come la guida si trovi altrove, nella figura materna, per fare un esempio, o sia per lo meno condivisa. Le tracce della persistenza di un modello patriarcale si trovano in rappresentazioni più mainstream, dove ai personaggi femminili vengono affidati ruoli per così dire di risulta, da ‘figlia di‘, ‘moglie di’, ‘madre di’ . Di recente i danni della famiglia patriarcale mi pare siano messi bene in scena da una serie come Succession.

Oltre la tradizione, tra le famiglie d’elezione più famose in pellicola mettiamo quella de La Gabbianella e il Gatto, Il libro della Giungla, ma anche la Famiglia Addams. Pensa sia un caso la scelta del fantastico per rappresentarle?

La famiglia di Zorba e Fortunata ne La Gabbianella e il gatto del 1998

“Non penso sia un caso, penso che in questi racconti fantastici si usi l’arma della favola per raccontare il reale e cioè che esistono legami di elezione che possono essere forti tanto quanto quelli di sangue. Anzi, forse rivestono un significato maggiore perché appartengono al regno delle scelte, e non  a quello della fatalità della nascita”.

Da Un bacio a La compagnia del cigno, nei suoi film la famiglie sono spesso protagoniste…

Una mamma imperfetta di Ivan Cotroneo del 2013

“Nelle mie storie sono spesso presenti famiglie che si costruiscono non attraverso legami di sangue. Ne La Kryptonite nella borsa a causa dell’assenza dei genitori per il bambino protagonista si forma un legame fortissimo con gli zii.  In Un bacio c’è l’adozione, ne La mamma imperfetta c’è una famiglia omogenitoriale composta da due donne e dalla loro figlia, ne La compagnia del cigno si parla di affido in due casi, da parte di una coppia eterosessuale e da parte di un single gay. Queste storie sono sì di invenzione ma si trovano nelle realtà, nella nostra società: al mercato, nelle scuole, intorno a noi. Basta guardarsi intorno. Non raccontarle credo sia più una scelta censoria che non una forma di pigrizia mentale. Credo sia impossibile raccontare il mondo di oggi senza fare riferimento alle famiglie (plurale) e non più alla famiglia (singolare)”.

Il cinema storicamente accompagna e rappresenta le trasformazioni delle società da cui è espresso e prodotto. Pensa che possa essere un buon alleato per il raggiungimento di una società che voglia più diritti per tutti? 

La kriptonite nella borsa di Ivan Cotroneo 2011

“Il motivo per cui faccio il mio lavoro – che è quello di raccontare storie, da scrittore, da sceneggiatore o da regista –  è che credo moltissimo nel potere della rappresentazione e sono convinto che mettere in scena situazioni, personaggi, storie, possa incidere nell’immaginario di chi le legge o le guarda al cinema o in tv. Non è una questione ideologica e nessuno scrivendo o mettendo in scena pensa di imporre dottrine o suggerire comportamenti, ma di spingere al dubbio, alla riflessione, alla curiosità verso realtà che non sono magari quelle che viviamo in prima persona, questo sì. Non conosco sistema più efficace del racconto per mettersi nei panni dell’Altro da sé, per vivere vite che non sono le nostre. A parte probabilmente la reincarnazione”.

Che cosa bisognerebbe evitare nella rappresentazione familiare al cinema?

“È una risposta molto soggettiva, ma per me il più grande errore in questo momento è quello di restare ancorati a una rappresentazione famigliare che nei fatti non esiste più da decenni, quasi da anni Sessanta, da Enciclopedia della donna moderna. A volte questo si vede nelle parti più nascoste, quasi nelle pieghe dei racconti, come fosse un automatismo: penso, solo per fare un esempio, alle scene nei supermercati affollati da donne, come se fossimo negli anni Sessanta, come se fosse raro vedere uomini che contribuiscono alla gestione familiare. Ecco, io penso che bisognerebbe evitare di rappresentare queste meccanicità che insistono su un modello di famiglia superato e incompleto, e inconsciamente o meno, quindi lo sostengono”.

Le serie Tv sono più avanti del cinema? L’Italia per quanto riguarda una rappresentazione inclusiva della famiglia com’è messa?

Il filo invisibile di Marco Simon Puccioni

“Mi sembra che sia cinema che televisione siano di recente più impegnati nella rappresentazione di questa pluralità. Penso al recente Il filo invisibile di Marco Simon Puccioni, e alle serie televisive che propongono con estrema naturalezza il racconto del reale attraverso la pluralità delle composizioni famigliari. Quindi direi per riprendere la domanda che siamo messi ‘meglio di prima’ ma che c’è ancora da fare per contribuire alla inclusione nel mondo della rappresentazione di modelli di famiglia altri rispetto a quelli tutelati dal legislatore. Non perché il racconto di finzione se le inventi, queste famiglie, ma perché esistono già, e da un pezzo, nella società”.

A che cosa sta lavorando?

“Il 7 aprile esce su Amazon Prime il film Laura Piacere di conoscerti, che ho scritto con Monica Rametta e Laura Pausini e che ho diretto. Un’avventura molto speciale. Per il resto continuo a immaginare storie per raccontare la contemporaneità. Perché mi diverte e mi entusiasma, da raccontatore di storie, mettere in scena la meravigliosa complessità del mondo che viviamo”.