Minacce, ricatti sessuali, violenze: il 50% degli adolescenti teme i coetanei. Pupo: “Ero un po’ bullo, oggi me ne vergogno”

Da un'indagine su oltre 1700 ragazzi e ragazze, tra 14 e i 26 anni, emerge anche un fortissimo disagio psicologico causato, o esasperato, dai due anni di pandemia. Le testimonianze: Venditti, Tananai e Benedetta Porcaroli fra le vittime
Il 6 febbraio cade la Giornata mondiale contro bullismo e cyber bullismo

Bullismo e cyberbullismo, baby gang, eccessi, uso di alcol e sostanze. In aumento le segnalazioni di episodi di autolesionismo e di disturbi alimentari. Covid e Dad c’hanno messo il carico da 90. Risultato? Un adolescente su 2 ha subito atti di bullismo e, insieme al cyberbullismo, i due fenomeni sono tra i principali rischi percepiti dagli adolescenti.

Un adolescente su 2 ha subito atti di bullismo e, insieme al cyberbullismo, i due fenomeni sono tra i principali rischi percepiti dagli adolescenti

Un adolescente su 2 ha subito atti di bullismo e, insieme al cyberbullismo, i due fenomeni sono tra i principali rischi percepiti dagli adolescenti

Il 44% di loro teme il bullismo, il 50% dice di aver paura di subire violenza psicologica e l’88% afferma di sentirsi solo o molto solo (un dato in linea con quello espresso l’anno scorso quando la percentuale registrata era del 93%). In occasione della Giornata mondiale contro bullismo e cyberbullismo – che cade il 7 febbraio – diventa illuminante la lettura dei dati raccolti dall’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes e OneDay, con l’aiuto di ScuolaZoo e delle sue community, che ha coinvolto oltre 1700 ragazzi e ragazze dai 14 ai 26 anni in tutta Italia. Dai numeri emerge chiaramente anche il fortissimo disagio psicologico causato, o esasperato, dai due anni di pandemia. I commenti raccolti dal sondaggio denunciano anche il profondo dolore provato dai giovani intervistati per discriminazioni a causa dell’orientamento sessuale, offese razziste, body shaming, atti di denigrazione, violenza e incitazione al suicidio.

Un adolescente su 2 ha subito atti di bullismo e, insieme al cyberbullismo, i due fenomeni sono tra i principali rischi percepiti dagli adolescenti

Un adolescente su 2 ha subito atti di bullismo e, insieme al cyberbullismo, i due fenomeni sono tra i principali rischi percepiti dagli adolescenti

Le nuove generazioni sono molto consapevoli dei pericoli del web: ben 7 su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro quando navigano in rete. A preoccuparli maggiormente è proprio il rischio di cyberbullismo (68,8%) seguito da ‘revenge porn’ (60%) furto di identità (40,6%) e stalking (35%) ma anche l’alienazione dalla vita reale (32,4%) con la creazione di modelli e standard irraggiungibili, è fonte di enorme frustrazione. Tra le cause della solitudine il 31% dei giovani dice di non sentirsi ascoltato in famiglia e il 30% non si sente amato, mentre il 29,2% non frequenta luoghi di aggregazione. Il 37,5% degli intervistati teme l’isolamento sociale e il 35% ha paura di soffrire di depressione.

Il grido d’allarme

Quello che emerge è un grido di allarme, gli adolescenti sono preoccupati per la loro salute mentale e chiedono a gran voce che il loro disagio venga considerato seriamente da parte degli adulti (insegnanti e genitori in primis). “Nel 2021 raccogliamo dall’Osservatorio indifesa una fotografia drammatica in cui bullismo e violenza sono esperienze quotidiane nella vita dei ragazzi e delle ragazze in Italia – afferma Paolo Ferrara, direttore generale Terre des Hommes Italia -. I due anni di pandemia hanno portato ad un forte aumento dei disturbi psicologici e psichiatrici tra i più giovani”.

L’opinione dello psichiatra

Paolo Crepet (70 anni) è uno psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista

Paolo Crepet (70 anni) è uno psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista

Per alcuni addetti ai lavori, le cause sono riconducibili alla scarsa presenza di figure autorevoli nella vita dei nostri figli: “Se un bambino passa più ore allo smartphone che coi genitori biologici, allora è lo smartphone ad educare: il papà si chiama Samsung e abita a Seul, la mamma Apple e risponde da Cupertino”, le parole dello psichiatra, sociologo, educatore e saggista Paolo Crepet, che non ha mai nascosto la sua contrarietà all’abolizione di ogni deterrenza disciplinare in un’età critica della scuola, quella da 6 a 10 anni.
“Le regole non si imparano a 25 anni, ma molto prima, da bambini, sennò non si apprendono più – la sua posizione – . C’è un tempo per tutte le cose. Ora invece i genitori sono spesso assenti, gli insegnanti delegittimati, l’educazione in crisi. Il coraggio che i figli ci chiedono (e non vedono) è la riprova dell’autorità perduta: al tempo del bullismo tra coetanei e sui social, delle prime bravate e del rifiuto di ogni autorità, inclusa quella dei docenti (spesso disconosciuta anche dai genitori), abrogare per legge regole e sanzioni è un errore molto grave. Sul piano simbolico e non solo”.

Delinquenza minorile

Il 6,5% dei minorenni fa parte di una banda, il 16% ha commesso atti vandalici, e tre ragazzi su dieci hanno partecipato a una rissa. Questi i dati dell’Osservatorio nazionale sulla adolescenza del Ministero per la famiglia guidato dalla ministra Elena Bonett. Secondo la cooperativa sociale Arimo gli ingressi negli Istituti penali per i minorenni sono stati 713 nel 2020, sui circa 30.000 denunciati.

Senza studi e senza lavoro cercano nel branco della baby- gang l’orgoglio dell’appartenenza e, spesso, la voglia di riscatto e la fuga da un presente senza prospettive sconfinano nella violenza contro persone e cose. È questa a grandi linee la foto istantanea con i connotati della criminalità di gruppo che lega gli adolescenti e che è motivo di allarme in tante città come Bologna e Napoli, o Roma dove è avvenuto il drammatico stupro di gruppo a Capodanno che ha unito ragazzi di periferia a quelli dei quartieri ‘alti’ della capitale in un contesto di consumo smodato di alcolici e droghe. Danneggiamenti, furti e ricettazioni, rapine ed estorsioni, risse e lesioni, diffusioni di immagini pornografiche sui social: sono i reati maggiormente commessi dai ragazzini, ha ricordato il procuratore capo dei minori di Brescia Giuliana Tondino, nella sua relazione all’anno giudiziario svolta lo scorso gennaio. Alcuni di questi adolescenti, ha sottolineato la magistrata, hanno “deficit cognitivi non riconosciuti o riconosciuti tardivamente“, oppure “hanno problemi psichici mai riconosciuti e mai curati. Sono ragazzi con deficit educativi o gravi problemi in famiglia riconosciuti troppo tardi e non efficacemente fronteggiati“. Ragazzini bocciati precocemente o che presto abbandonano la scuola e i libri senza poter contare su un regolare inserimento nel mondo del lavoro. Il furto è il reato più commesso, seguito da spaccio e detenzione di stupefacenti, e lesioni alle persone

Le testimonianze: Pupo

Enzo Ghinazzi, in arte Pupo (66 anni)

Il cantante toscano Enzo Ghinazzi, in arte Pupo (66 anni)

“Non ricordo particolari esempi di bullismo, di averne subiti… anche se io ero un ragazzino minuto, piccolo ma comunque avevo un carattere forte – confida Enzo Ghinazzi, in arte Pupo (66 anni), chiamato a raccontare la sua esperienza personale –. Magari che sono stato, qualche volta, protagonista dall’altra parte ed è una cosa di cui di cui mi vergogno. Qualche prepotenza l’ho subita poi più avanti nella vita sì; meno male che non ho reagito come istinto mi diceva. Una volta addirittura chiesi alla questura di Arezzo il porto d’armi perché mi volevo vendicare di una prepotenza subita a distributore mentre stavo facendo la benzina, ma in questo caso più che di bullismo si tratta di atti di teppismo”.

Le testimonianze: Tananai

Tananai, il cantautore milanese ha portato al festival di Sanremo 2022 il brano Sesso occasionale, proprio su Luce! ha confidato di essere stato vittima di bullismo: “Quando ero piccolo perché ero ciccione – racconta – . A scuola mi prendevano in giro, mi chiamavano obeso e ho capito che effettivamente qualcosa non andava in loro se continuavano a prendersela con una persona solo perché si portava addosso qualche chilo in più: probabilmente i problemi li avevano con loro stessi, ma anch’io sono cambiato. Quando si tratta di rapporti umani cerco di essere sempre lucido e razionale”.

Alberto Cotta Ramusino, in arte Tananai, è nato nel 1995 a Cologno Monzese

Alberto Cotta Ramusino, in arte Tananai, è nato nel 1995 a Cologno Monzese

Le testimonianze: Antonello Venditti

“Sono stato un adolescente molto solo, bullizzato fino a 16 anni. Ero talmente complesso e complessato che ho rischiato il suicidio molte volte – confida Antonello Venditti, uno degli artisti più amati di sempre in Italia con 30 milioni di dischi venduti – . Le canzoni sono nate da quel dolore. Adesso ho conquistato tante cose nella mia vita, innanzitutto una cera sicurezza psicologica e spirituale, ma in fondo sono sempre lo stesso”.

Il cantautore romano Antonello Venditti, 72 anni

Il cantautore romano Antonello Venditti, 72 anni

Le testimonianze: Benedetta Porcaroli

Anche Benedetta Porcaroli, nata a Roma 23 anni fa, figlia di una funzionaria alla segreteria del Quirinale e di un docente, un ex avvocato che si è poi dedicato all’archeologia, ha raccontato la sua esperienza quando frequentava le scuola media: “Sono sempre stata filiforme. I ragazzi cercavano sederi e seni in lungo e in largo, le mie amiche avevano le loro forme, mi vennero un po’ di complessi. Su Facebook avevano creato gruppi come “Benedetta Porcaroli piatta“. Oggi il mio fisico lo vedo come una salvezza – racconta l’attrice che ha interpretato Donatella Colasanti nel film La scuola cattolica -. Per il cognome, poi, gli “sfottò” non sono mancati… Era inevitabile. Ma non sono mai stata veramente preoccupata. Mio padre per smussare mi diceva, ironico: un cognome così non passa inosservato, si ricorderanno di te”.

Nel film "La scuola cattolica" Donatella Colasanti, è interpretata nel film da Benedetta Porcaroli (a destra)

Nel film “La scuola cattolica” Donatella Colasanti, è interpretata da Benedetta Porcaroli (a destra)

Dalla cronaca al suicidio di Orlando Merenda

Passando alla cronaca, è di queste ore la notizia di quattro minorenni finiti in ospedale a causa di due aggressioni in momenti diversi della serata di sabato 5 febbraio, a Grosseto. Ad agire, secondo una delle ipotesi dei carabinieri che stanno indagando, uno gruppo di coetanei. Solo un esempio, una goccia nel mare. Purtroppo. Come un caso fra i tanti che chiama in causa la questione dell’omofobia nel nostro Paese, è il suicidio di Orlando Merenda, diciottenne che nel giugno scorso si tolse la vita a Torino gettandosi sotto ad un treno, dopo anni di vessazioni e bullismo a causa della sua omosessualità.