Il bacino mediterraneo brucia (ma pure la Siberia): cambiamento del clima e illegalità trasformano il mondo in un inferno

Allarme del Wwf: la situazione può diventare incontrollabile. "Servono piani di prevenzione locali realistici ed efficaci, pianificazione adeguata delle aree miste urbane-forestali e severissima persecuzione dei criminali"- La situazione nei quattro paesi più colpiti e la cartina delle aree colpite (Italia in testa)

Italia, Grecia, Tunisia, Algeria, Turchia: il Mediterraneo brucia. E anche il resto del mondo non sta meglio, basti pensare alla Siberia da dove il fumo gli incendi è arrivato addirittura fino al Polo Nord. Roghi che non di rado sono alimentati anche interessi illeciti, e favoriti dalla frammentazione, dalla trasformazione del territorio, dalla caccia e dal bracconaggio, oltre che dal taglio illegale. E naturalmente dalle ondate di calore che si fanno sempre più intense: i dati rilasciati dal National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ci dicono non a caso che il mese di luglio 2021 è stato il più caldo mai registrato sulla Terra.

Il rischio è di avvitarci in una spirale senza fine dagli effetti catastrofici anche nel breve periodo.

Vediamo la situazione Regione per regione come descritta dall’ultimo report del Wwf

 

L’ incendio i territori di Giarratana e Monterosso Almo (Ragusa)

Italia

In Italia le fiamme stanno devastando ampie porzioni di importanti habitat nel Centro e Sud. Dopo i terribili roghi in Sardegna e in Abruzzo stanno bruciando senza tregua anche Calabria, Campania e Sicilia. In particolare gli incendi che da giorni hanno colpito l’area del Parco Nazionale dell’Aspromonte e che hanno già causato ingenti danni e perdita di vite umane hanno rischiato di distruggere il bosco monumentale e le foreste vetuste di Acatti, Afreni e Valle Infernale, sito Unesco. In Sicilia i roghi più estesi hanno invece riguardato il palermitano, le Madonie nel Parco regionale che protegge uno degli ultimi polmoni verdi dell’isola, con incendi a Polizzi Generosa, Castellana Sicula e Geraci.

Con gli incendi a rischio anche miliardi di animali che popolano le foreste ed i boschi avvolti dalle fiamme. Tra gli animali particolarmente minacciati nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, in Calabria, ci sono tutte le specie incapaci di sfuggire alla furia delle fiamme, come il raro driomio (Dryomys nitedula aspromontis), un piccolo roditore endemico della Calabria, simile a un ghiro, già vittima di un assurdo bracconaggio, in quanto considerato una pietanza tradizionale.

In Sardegna, una delle regioni più selvagge e ricche di biodiversità del Mediterraneo, le fiamme stanno minacciando il futuro di diverse specie endemiche che vivono solo sull’isola. Tra queste, il cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus), salvato dall’estinzione dal WWF negli anni ’80, la pernice sarda , la lepre sarda. Oltre ai danni per i rettili tra cui, in Sardegna, un’importante testuggine (Testudo marginata).

 

Un recente incendio in Grecia

Grecia

In Grecia più di 550 roghi sono scoppiati nella prima settimana di agosto e alcuni hanno bruciato per giorni. Gli incendi hanno bruciato quasi 100.000 ettari, un’area 3 volte di più della dimensione media di quella bruciata nelle ultime 20 estati. Gli incendi boschivi hanno colpito ecosistemi vitali e innumerevoli animali selvatici e domestici. In particolare, l’incendio nell’isola di Evia rappresenta quasi il 50% della superficie totale bruciata, mentre un altro 20% è il risultato di altri due incendi, uno nel nord-est dell’Attica e uno nel Peloponneso. L’Attica settentrionale è l’unica area della Grecia meridionale vive dove il cervo rosso (Cervus elaphus), specie in pericolo critico. È anche la casa di due popolazioni di lupo grigio (Canis lupus), altra specie in pericolo e protetta. L’area è importante per le specie che vivono nelle foreste di conifere.

 

Una turista ossserva i Canadair in azione vicino a Marmaris in Turchia

Turchia

L’area totale bruciata con gli incendi del 2021 in Turchia è pari alla quantità totale di terra bruciata negli ultimi 20 anni nel Paese e interessa una superficie che equivale a 3.988 campi da calcio. Anche se la valutazione sui reali impatti che gli incendi hanno avuto sulla fauna selvatica non è ancora stata realizzata, per il WWF Turchia la foresta e gli habitat di montagna delle province di Mugla e Antalya (colpiti maggiormente dagli incendi), dove risiedono le specie iconiche di Caracal (Caracal caracal) e Capra selvatica (Capra aegagrus), hanno subìto danni estesi. Questi territori ospitano anche il gufo reale eurasiatico (Bubo bubo) e l’endemico driomio (Dryomys laniger). Le popolazioni locali di 121 specie minacciate che dipendono dagli habitat forestali ad Antalya e 87 specie minacciate a Muğla potrebbero essere state colpite (inclusi 5 gufi, 5 picchi, 21 rettili e specie di anfibi).

 

Russia

La Repubblica di Sakha (Yakutia), la più grande regione della Russia, sta affrontando incendi devastanti, che minacciano molti dei grandi animali che vivono nelle aree protette della regione. Essi includono specie comuni in Yakutia come alci, renne selvatiche, caprioli, orsi bruni, lupi, ghiottoni, linci e scoiattoli volanti; e specie rare come cervi muschiati, pecore delle nevi, marmotte dalla testa nera, gru bianche (gru siberiane), gru nere, aquile dalla coda bianca e aquile reali.

 

Una situazione che rischia di diventare incontrollabile

 

Dobbiamo renderci conto che quelli che alcuni anni fa erano allarmi lanciati dagli scienziati oggi sono una realtà tristemente tangibile: nel Mediterraneo, hot spot del cambiamento climatico, flagellato da siccità, cambiamenti nel ciclo delle piogge, ondate di calore, aumento delle giornate di caldo estremo, la stagione degli incendi si è drammaticamente allungata e l’intensità e la dimensione dei roghi ha raggiunto preoccupanti record” denuncia il Wwf.

Che aggiunge “giocano a favore degli incendi anche altri fattori come lo scarso monitoraggio del territorio, il degrado degli ecosistemi, l’abbandono di habitat agro-pastorali, e non ultime, la scarsa consapevolezza delle comunità sul rischio incendi e l’azione criminale di chi intende trasformare il territorio a proprio uso e consumo”.

Se non si interviene ad invertire la rotta sostiene l’associazione ambientalista, solo in Italia ci si aspetta nei prossimi decenni un aumento del rischio incendi superiore al 20% e un aumento della stagione degli incendi quantificabile dai 20 ai 40 giorni.

 

La mappa del bacino mediterraneo in fiamme

La soluzione?

Per affrontare l’intensificarsi degli incendi nel Mediterraneo -conclude il Wwf- servono un’analisi completa delle cause degli incendi a livello locale e una pianificazione antincendio ben coordinata con la partecipazione di tutti gli attori locali e nazionali, oltre alla persecuzione severissima degli atti criminali che sono spesso all’origine dei roghi. Bisogna cambiare radicalmente approccio, dalla gestione solo emergenziale bisogna passare alla manutenzione del territorio e alla prevenzione. È cruciale anche aumentare la consapevolezza dei cittadini e sviluppare piani di prevenzione locali realistici ed efficaci, tra cui la gestione delle foreste, l’aumento della resilienza degli ecosistemi, così come la corretta gestione delle infrastrutture e delle reti di trasporto.

Altrettanto importante avere una pianificazione adeguata alla gestione delle aree miste (aree urbane e forestali), mentre allo stesso tempo, il meccanismo di protezione delle vite umane va drasticamente migliorato. Solo così si potranno evitare incendi devastanti e di grande portata come quelli che stiamo vedendo in questi giorni”.

 

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