Il capo dei Giochi visita la Pride House Tokyo Legacy: “Olimpiadi un punto di svolta”

Il primo centro LGBTQ permanente del Giappone rimarrà aperto anche dopo la fine dei Giochi Olimpici, come parte dell'eredità di Tokyo2020

Pochi giorni fa il direttore delle Olimpiadi di Tokyo 2020, Seiko Hashimoto, ha dato il via alla settimana dell’orgoglio LGBTQ del Giappone da in un centro simbolico della capitale, la Pride House Tokyo. Il primo centro permanente giapponese fa parte di un’iniziativa internazionale per fornire un luogo di convivenza e dialogo per la comunità LGBTQ, nazionale e di tutto il mondo, anche durante i Giochi. La prima Pride House è stata infatti istituita durante i Giochi invernali di Vancouver nel 2010.

Il Giappone è l’unico paese del G7 dove i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono legalmente riconosciuti. Il Tribunale giapponese ha stabilito il mese scorso che l’unione di una coppia omosessuale dovrebbe essere consentita dalla Costituzione, ma la sentenza non ha un effetto giuridico immediato. Inoltre molte persone di diverso orientamento sessuale nascondono le loro identità, temendo atti di discriminazione a scuola, al lavoro e persino dalle loro famiglie.

Dobbiamo agire ora“, ha detto Seiko Hashimoto, aggiungendo che vuole che la gente ricordi le Olimpiadi di Tokyo come un “punto di svolta nel raggiungimento della diversità e dell’armonia, compresa la comprensione per le questioni LGBTQ”. Per questo ha voluto visitare la Pride House, inaugurata ad ottobre 2020, e incontrare gli attivisti, compresi gli atleti, per una serie di colloqui. Altrove nella Capitale, oltre 40 legislatori e i loro assistenti del partito di governo e di opposizione – tutti indossando mascherine color arcobaleno – insieme a molti sostenitori, si sono riuniti di persona e online per quello che hanno chiamato l’evento “Rainbow Parliament” per spingere per la promulgazione di un atto legislativo che riconosca la parità dei diritti LGBTQ.

Gon Matsunaka, che dirige la Pride House Tokyo e ha guidato Hashimoto nel tour, ha detto che il mondo dello sport rimane ostile alle persone LGBTQ, a causa della sua specificità di genere. “In molti sport, i giocatori sono divisi tra uomini e donne. Lì la mascolinità è spesso enfatizzata a causa della competizione in velocità e potenza, e le minoranze sessuali sono spesso prese in giro o molestate”, ha dichiarato. Così, per promuovere una sempre maggiore accettazione e una convivenza pacifica tra persone di diverso orientamento sessuale in Giappone, il centro rimarrà aperto anche dopo i Giochi Olimpici, come luogo di discussione, orientamento al lavoro e promozione. Una vera e propria “eredità delle Olimpiadi”, come l’ha definita Hashimoto.