Il Comitato olimpico internazionale ufficializza la squadra dei rifugiati per i Giochi di Tokyo

Dopo l'esordio a Rio 2016 la squadra olimpica dei Rifugiati parteciperà ai Giochi del 2021 con quasi il triplo degli atleti. Bach: "Parte integrante della comunità olimpica"

La bandiera ufficiale degli atleti rifugiati sarà quella bianca con i cinque cerchi olimpici

Saranno 29 gli atleti della squadra dei Rifugiati, che parteciperanno alle Olimpiadi di Tokyo 2020+1. Ad rendere note le nomine ufficiali è stato il comitato Olimpico Internazionale (CIO). Presenti in dodici differenti discipline sportive, gareggeranno sotto la bandiera bianca a cinque cerchi, simbolo dei Giochi.

Gli atleti sono stati selezionati tra i rifugiati attualmente supportati dal Cio attraverso il programma ‘Olympic Scholarships for Refugee Athletes’. Introdotta per la prima volta all’edizione di Rio 2016, questa squadra 5 anni fa contava 10 membri. La decisione di ampliarla è stata presa dall’Esecutivo del Cio riunitosi in videoconferenza. Ma il Team, oltre ad essere quasi tre volte più ampio,  cambia anche il nome. L’acronimo del Refugee Olympic Team (ROT) è stato infatti sostituito dal nome francese Equipe Olympique des Refugies (EOR).

Il presidente del Cio Thomas Bach, nel complimentarsi per le nomine degli atleti, ha sottolineato che “Gli atleti rifugiati sono un arricchimento per tutti noi dell’intera comunità olimpica. Le ragioni per cui abbiamo creato questa squadra esistono ancora”. “Congratulazioni a tutti voi, parlo a nome dell’intero movimento olimpico quando dico che non vediamo l’ora di incontrarvi di persona e di vedervi gareggiare a Tokyo – ha aggiunto rivolgendosi agli atleti – Quando voi, squadra olimpica dei rifugiati del Cio e gli atleti dei Comitati Olimpici Nazionali di tutto il mondo, vi riunirete finalmente a Tokyo il 23 luglio, invierete un potente messaggio di solidarietà, resilienza e speranza al mondo: siete parte integrante della nostra comunità olimpica”.

Durante la cerimonia di apertura dei Giochi la squadra sfilerà nel nuovissimo Japan National Stadium in seconda posizione, subito dopo la Grecia, poi, come il resto delle delegazioni, vivrà dentro il villaggio olimpico per tutta la durata delle competizioni. In tutte le occasioni ufficiali (comprese eventuali cerimonie di medaglia), verrà issata la bandiera olimpica e verrà suonato l’inno olimpico.

“Il Comitato Organizzatore di Tokyo 2020 accoglie con piacere la partecipazione del Team Olimpico dei Rifugiati del CIO ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 dopo il debutto ai Giochi Olimpici di Rio 2016 – ha dichiarato la presidente di Tokyo 2020 Seiko Hashimoto – La partecipazione della Squadra Olimpica dei Rifugiati del CIO ai Giochi di Tokyo 2020, che saranno sia un festival sportivo che una celebrazione della pace, attirerà l’attenzione del mondo sulla questione, rafforzando ulteriormente gli sforzi per raggiungere la pace nel mondo attraverso l’eliminazione di guerre e conflitti che spingono le persone a fuggire dalla loro patria”.

Foto di IOC/Greg Martin

Gli atleti della squadra dei Rifugiati a Tokyo 2020+1: Abdullah Sediqi (Afghanistan) – Taekwondo, Ahmad Baddredin Wais (Siria) – Ciclismo, Ahmad Alikaj (Siria) – Judo, Aker Al Obaidi (Iraq) – Lotta, Alaa Maso (Siria) – Nuoto, Anjelina Nadai Lohalith (Sudan del Sud) – Atletica leggera, Aram Mahmoud (Siria) – Badminton, Cyrille Fagat Tchatchet II (Camerun) – Sollevamento pesi, Dina Pouryounes Langeroudi (Iran) – Taekwondo, Dorian Keletela (Congo) – Atletica, Eldric Sella Rodriguez (Venezuela) – Boxe, Hamoon Derafshipour (Iran) – Karate, Jamal Abdelmaji Eisa Mohammed (Sudan) – Atletica, James Nyang Chiengjiek (Sudan del Sud) – Atletica leggera, Javad Majoub (Iran) – Judo, Kimia Alizadeh Zenozi (Iran) – Taekwondo, Luna Solomon (Eritrea) – Tiro , Masomah Ali Zada (Afghanistan) – Ciclismo, Muna Dahouk (Siria) – Judo , Nigara Shaheen (Afghanistan) – Judo, Paulo Amotun Lokoro (Sudan del Sud) – Atletica, Popole Misenga (DR Congo) – Judo, Rose Nathike Lokonyen (Sud Sudan) – Atletica, Saeid Fazloula (Iran) – Canoa, Sanda Aldass (Siria) – Judo, Tachlowini Gabriyesos (Eritrea) – Atletica, Wael Sheub (Siria) – Karate, Wessam Salamana (Siria) – Boxe, Yusra Mardini (Siria) – Nuoto.

La nascita della squadra olimpica dei Rifugiati risale all’assemblea Generale delle Nazioni Unite nell’ottobre 2015, quando, di fronte alla crisi globale che ha visto milioni di persone nel mondo sfollate, il Presidente del CIO Thomas Bach aveva annunciato la sua creazione, con l’obiettivo di farla partecipare ai Giochi Olimpici di Rio 2016. L’intento era quello di inviare un messaggio di speranza e solidarietà a milioni di rifugiati in tutto il mondo e di ispirare le persone di tutti i ceti sociali con la forza del loro spirito.