Il Comune ribalta una vocale e a Castelfranco Emilia scoppia il finimondo: bufera social e minacce di morte al sindaco

L'annuncio dell'uso del segno Ə (schwa) come ultima lettera delle parole maschili riferite anche a soggetti femminili provoca una pioggia di offese (e non solo) sul sindaco. Che spiega: "Vogliamo dare esempio di inclusione, non oltraggiare la lingua italiana. Le minacce? Valuterò coi legali. Ma non porgerò l'altra guancia"

Giovanni Gargano, sindaco di Castelfranco Emilia (Modena)

Può una E rovesciata (cioè la Ə) ribaltare il mondo? A giudicare da quello che sta succedendo a Castelfranco Emilia, centro di poco più di 33.000 abitanti in provincia di Modena e patria del tortellino, sembrerebbe che almeno può dare il suo contributo. La vicenda inizia lunedì 12 aprile, quando sul profilo Facebook ufficiale del Comune di Castelfranco Emilia (maggioranza e giunta di centrosinistra) appare un post che spiega tutto e contestualmente, “accende la miccia”.

Il post su Facebook

Così recita il testo: “Da diverse settimane avete visto comparire in alcuni nostri post la #schwa, Ə a chiusura di alcuni termini usati. Di cosa si tratta? Ecco una breve spiegazione! Il rispetto e la valorizzazione delle #differenze sono principi fondamentali della nostra #comunità e il linguaggio che utilizziamo quotidianamente dovrebbe rispecchiare tali principi. Ecco perchè vogliamo fare maggiore attenzione a come ci esprimiamo: il linguaggio infatti non è solo uno strumento per comunicare, ma anche per plasmare il modo in cui pensiamo, agiamo e viviamo le relazioni. Ecco perché abbiamo deciso di adottare un linguaggio più inclusivo: al maschile universale («tutti») sostituiremo la schwa («tuttə»), una desinenza neutra. Questo non significa stravolgere la nostra lingua o le nostre abitudini, significa fare un esercizio di cura e attenzione verso tutte le persone, in modo che si sentano ugualmente rappresentate”. E’ un passo importante verso uno dei nostri obiettivi: una società e una comunità #inclusiva, #equa e #coesa!».


Che cos’è lo “Ə” schwa

Ma così è lo schwa? Ecco la definizione dell’”Enciclopedia dell’italiano” Treccani: “Scevà (adattamento italiano di Schwa, trascrizione tedesca del termine grammaticale ebraico shĕvā /ʃəˈwa/, può essere tradotto con «insignificante», «zero» o «nulla») è il nome di un simbolo grafico (meglio, di un segno paragrafematico) ebraico costituito da due puntini posti sotto un grafema normalmente consonantico, per indicare l’assenza di vocale seguente o la presenza di una vocale senza qualità e senza quantità, quindi di grado ridotto”. “Lo scevà è un suono vocalico neutro, non arrotondato, senza accento o tono, di scarsa sonorità (➔ vocali) – continua la Treccani – Spesso, ma non necessariamente, una vocale media-centrale. È trascritto con il simbolo IPA /ə / (➔ alfabeto fonetico) e nel quadrilatero vocalico ha una posizione centrale”.

Putiferio social

Ma torniamo a Castelfranco Emilia. Tutto chiaro dopo la spiegazione su Facebook? Macchè! Con la pubblicazione del post, si è scatenato un vero e proprio putiferio via social, che ha presto avuto anche un grande rilievo mediatico. Tanto che a cercare su Google la città di Castelfranco Emilia, le prime «notizie principali» che appaiono sono proprio quelle relative alla schwa, il simbolo che in linguistica si usa a livello fonetico, ma al quale una tendenza in voga ha attribuito appunto un «valore neutro», per cui le parole con la “ə” non sarebbero né maschili né femminili.

Attacchi politici

A complicare ulteriormente le cose, sono poi piovute critiche sul fronte politico–linguistico (facile immaginarsele) e, purtroppo, anche minacce. A raccontarlo è lo stesso bersaglio principale di tutti questi strali, il sindaco di Castelfranco Emilia Giovanni Gargano, che ne approfitta anche per difendere la scelta della sua amministrazione comunale.

 

Sindaco, si aspettava un rilievo mediatico così grande per la e rovesciata in un post su Facebook?
“Quando ho visto tutto quello che è successo, mi è venuta in mente una considerazione del famoso etologo Konrad Lorenz, che disse: ‘Un battito d’ali di farfalla in Brasile può provocare un tornado in Texas’. Quello che è successo con lo schwa è emblematico senz’altro della potenza che hanno i social come mezzi di comunicazione. Ma d’altra parte fa riflettere su come tutto possa essere distorto dalle ideologie.


Distorto perché?
“Non dobbiamo mai perdere di vista il motivo per cui abbiamo fatto questa iniziativa, che per quanto ci riguarda tocca soltanto alcuni post dei nostri canali social. Non vogliamo oltraggiare, come ci hanno accusato, la straordinaria lingua italiana, peraltro nei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. Ci mancherebbe che il Comune di Castelfranco avesse velleità di cambiare l’assetto del nostro linguaggio. Purtroppo, quando entrano in gioco le ideologie, gli ultrà trasformano il senso delle cose e ci portano molto lontano dal senso originario, ovviamente svilendolo”.

Dunque, perché avete adottato la schwa su alcuni post social?
“Il covid ha portato con sé il distanziamento personale, che ha prodotto a sua volta distanziamento sociale e aumento della disuguaglianza sociale. Lo schwa fotografa un po’ questa situazione e invita a far riflettere le persone su questa situazione. Non è affatto un’operazione ideologica, come qualcuno ci ha accusato: con questa iniziativa abbiamo voluto tenere uniti tutti un po’ tutti i pezzi della comunità, compresi coloro che vedono nello schwa un elemento ideologico”.

Cosa si augura dall’operazione–schwa?
“Mi auguro e sono certo che la grande maggioranza condivida i valori incarnati da questo simbolo; Castelfranco è una città inclusiva, così come l’Italia è una nazione inclusiva. Bisogna fare di tutto affinché le persone non si allontanino tra loro e che la diversità non diventi elemento che allontani le persone, ma le faccia avvicinare. Basti pensare che la diversità non è solo generazionale, di specie, sessuale o linguistica, come qualcuno sostiene; per essere inclusivi occorre anche dare l’opportunità, ad esempio, ai bambini disabili di utilizzare i giochi di un parco. In tutto ciò, non vedo nulla di anormale. O di ‘cerebroleso’ “.

Sono arrivate offese, per questa iniziativa?
“Tantissime. E non solo offese, ma anche minacce. Quando uno ti scrive ad esempio una mail ad oggetto ‘Dio vede e provvede’, con accanto una serie di aggettivi molto ‘positivi’, ti augura appunto di vedere presto Dio… che cosa significa? E poi, appunto, dicevo delle offese, dal cerebroleso, alla testa di c…, al ‘pidiota’, eccetera”.

Paura?
“Assolutamente no. Anzi, coi miei legali sto valutando certe situazioni. Se ci saranno gli estremi, non mi limiterò a tacere. Anzi, questi insulti social mi hanno fatto capire che forse non dovremmo ribaltare solo le e, ma tutte le vocali”.