Il condominio solidale di Casa Chiaravalle: dalla criminalità alla comunità organizzata

Casa Chiaravalle, il più grande bene confiscato alla criminilità organizzata di tutta la Lombardia, dal 2016 è diventato un luogo di accoglienza a 360 gradi dove lo scambio - tra periferia e città e tra la struttura e l'esterno - è il motore di tutto il resto. "Anziani, bambini e famiglia convivono", spiega la presidente della cooperativa Genera, "perché si può crescere solo insieme"

Il professore Alessandro Biamonti e la presidente Sara Mariazzi

Nella periferia sud di Milano, tra le stanze del bene confiscato alla mafia più grande della Lombardia, ha aperto una foresteria per anziani sui generis. Ma ad abitare Casa Chiaravalle non ci sono solo loro, il condomio solidale è in effetti molto affollato. La formula di questa struttura risulta infatti semplice quanto illuminata, perché punta sull’integrazione tra l’area, il borgo di Chiaravalle, la città di Milano e l’intergenerazionalità di chi la abita. Come ci spiega la presidente Sara Mariazzi della cooperativa Genera: “Per noi i luoghi devono essere inclusivi, più aperti e intergenerazionali possibile: la mescolanza e lo scambio fanno sempre bene ed è importante avere degli spazi dove le persone, al di là delle loro singole fragilità, possono crescere insieme“.

 

Casa Chiaravalle vista da Google Maps

Ma partiamo dall’inizio. A Chiaravalle, angolo di campagna milanese con un borgo che da sempre tenta di connettersi alla città, dagli anni Ottanta fino al 2009 ha abitato la famiglia Molluso. Il suo capofamiglia, Pasquale Molluso, non è mai stato condannato per mafia, ma per una serie di capi di imputazione “che rivelano l’uso degli stessi strumenti utilizzati da cosche e affiliati per guadagnarsi da vivere” nel 2009 viene arrestato e la sua enorme dimora viene confiscata da parte della Sezione autonoma Misure di prevenzione del Tribunale di Milano. E così: bagni lussuosi, marmi, statue e pavimenti in stile neoclassico lasciano il posto a spazi di accoglienza. Nei 1.200 metri quadrati di Casa Chiaravalle convivono infatti tante anime: una comunità di minori, circa settanta famiglie in emergenza abitativa, a cui spetta la residenzialità temporanea per massimo due anni in attesa di ricevere l’assegnazione di una casa popolare dal comune di Milano e, da luglio di quest’anno, anche gli anziani. “Persone che hanno delle fragilità sia a livello di salute, sia sociali – spiega Mariazzi – che possono essere a rischio solitudine, isolamento o hanno difficoltà legate alla famiglia. Sono autosufficienti, ma hanno bisogno di un contesto più protetto che, qualora ce ne fosse bisogno, sia in grado di attivare tutta una serie di interventi assistenziali. Ma”, ribadisce Mariazzi, “il punto è che a Casa Chiaravalle le persone vengono trattate come persone e non a seconda del motivo, del bisogno, per cui sono qui”.

Gli studenti del Politecnico a Casa Chiaravalle

A Casa Chiaravalle gli studenti del Politecnico

L’intergenerazionalità a Casa Chiaravalle parte dalle fondamenta. Cascina Grace, che inizialmente doveva ospitare un villaggio per persone malate di Alzheimer, “in attesa del via libera per la sperimentazione” è al momento una foresteria ideata dagli studenti all’ultimo anno del Politecnico di Milano, che – per la loro tesi di laurea – hanno deciso di dedicarsi alla restrutturazione della Cascina, coordinati dal professor Alessandro Biamonti del dipartimento di Design del Politecnico di Milano e membro di Lab.I.R.Int (Laboratorio Innovazione e Ricerca Interni), un team di ricerca sugli Habitat terapeutici, che così spiega il progetto: “È una grande opportunità per gli studenti dell’ultimo anno del corso di laurea triennale in interni. Questo è uno degli ultimi progetti di un percorso che nasce da un terapeuta, Ivo Cilesi, che tra le ultime cose aveva pensato a una struttura alberghiera, un Hotel Alzheimer. Casa Chiaravalle ha offerto agli studenti l’opportunità di calare nella realtà la teoria”. E così sono nate delle stanze, non solo funzionali, ma anche belle. Come spiega Mariazzi: “I laureandi hanno fatto dei laboratori con i terapisti, hanno parlato con gli operatori e poi sul campo hanno lavorato concretamente ai diversi progetti. Nelle giornate in cui sono stati qui a lavorare i nostri ospiti erano felicissimi. Si respirava un’aria…magica”. Sono tanti i progetti che Casa Chiaravalle custodisce nel cassetto, come sogni: “valorizzare gli ettari e ettari di terreno agricolo che abbiamo per creare una nostra produzione. Ma anche rendere il piccolo bosco un museo d’arte a cielo aperto”, spiega Mariazzi. “Coinvolgere, quando la pandemia sarà solo un brutto ricordo, il borgo di Chiaravalle e la città di Milano. Perché siamo veramente convinti che la comunità possa più di tutto”.

Pierfrancesco Majorino, europarlamentare Pd

Avendo seguito da vicino il percorso che ha portato Casa Chiaravalle da essere un bene confiscato alla criminalità organizzata a luogo di accoglienza e comunità, l’europarlamentare del Partito democratico Pierfrancesco Majorino riguardo a Casa Grace, commenta: “Sono molto contento di questo nuovo approdo, anche perché gestire i beni confiscati alla crimininalità organizzata vuol dire assumersi una responsabilità. Non sono dei beni demaniali normali. è importante farne un uso significativo e Milano, in questo, è un’eccellenza a livello nazionale sulla gestione dei beni confiscati. E Chiaravalle va in questa direzione”.