Il ddl Zan parce sepulto, parcheggiato al Senato. Non ci sono i numeri (e incombe il voto), anche il Pd si è accorto.

Mancano i voti (come perfidamente Renzi ha fatto notare al senatore proponente) e non c'è l'opportunità politica di trattarlo in piena campagna amministrativa. Il ddl è su un binario morto dove potrebbe trovare la propria eutanasia. Il centrodestra sfotte: lo portiamo noi in aula...

“Tanto tuonò che piovve” dicevano le nostre nonne. Il ddl Zan è finito su un binario morto, praticamente rimandato a ‘data da destinarsi’, ma la verità è che ‘nun jene po’ frega de meno a nessuno” come dice un senatore dem romano.
Niente proclami di Fedez, sull’argomento, niente dichiarazioni infuocate di ‘pasionarie’ dei diritti Lgbt+, niente discussioni accese sui social. Niente di niente. E, soprattutto, non una dichiarazione ufficiale una da parte del Pd – come pure di M5s e LeU – che sull’altare del ddl Zan volevano immolarsi, a costo di ‘cercar la bella morte’, in Senato, come pareva fino a luglio.

Il ddl Zan è finito su un binario morto – come “Luce!” aveva pronosticato sin dagli inizi di agosto parlando con diversi senatori democrat – e la cosa non sembra interessare davvero a nessuno. Ma conviene prima capire prima cosa è successo.

Alessandro Zan al Milano Pride

Non c’è più “urgenza”

“Il ddl Zan – quello che, per il Pd, Letta in testa, andava approvato ‘al più presto’ e ‘così com’è’ – non è più una ‘urgenza’, per il Pd, come pure per 5Stelle e LeU. Questa la realtà dei fatti, su cui la destra, ovviamente, salta sopra a pié pari, tra finte domande retoriche (“Ma non era ‘urgente’ per voi?”) e veri e propri sfottò. Che succede? Urge prima ‘decrittare’ quanto è successo martedì nella conferenza dei capigruppo che, ogni settimana, si riunisce per decidere il calendario dei lavori.
La nota ufficiale che battono le agenzie – mentre tutte le attenzioni sono concentrate sulla Camera dove ci si accapiglia sul nuovo decreto Covid-Green Pass – è assai ‘formale’, fredda, ‘ufficiale’. La nota recita così: “La conferenza dei capigruppo del Senato ha approvato all’unanimità il calendario dei lavori. Questa settimana si prosegue come previsto con i lavori delle commissioni. Il 14 settembre approderà in aula il decreto Covid-Green Pass, a seguire l’assemblea affronterà le riforme del processo penale e di quello civile, entrambe attualmente all’esame della commissione Giustizia. E’ quanto ha riferito la vicepresidente di turno dell’assemblea, Paola Taverna (M5S)”. E il ddl Zan? Rimandato a miglior sorte, magari più avanti, chissà quando, si vedrà… Dal Pd ‘official’, sia quello del gruppo che del partito, non arriva nessuna reazione. Silenzio di tomba. Il Pd cerca di ‘tenerla bassa’.

Il Pd cerca di ‘tenerla bassa’, la Lega lo sfotte

La verità è che – spiega un senatore dem di peso – “è che facciamo slittare lo Zan per la stessa ragione per cui Letta non ha chiesto di concludere la discussione ad agosto… La preoccupazione è sui numeri, e quindi sul risultato finale. Letta non vuole “letture” sullo Zan in campagna elettorale”.

Il Whatsapp di Renzi: “Ale, avete i voti?”

Ecco, i numeri. Proprio Alessandro Zan, padre della legge, nel suo libro, appena uscito, Senza Paura (Mondadori), in cui ha anche rivelato di aver visto, in Grecia, un senatore leghista ‘baciare’ un uomo (Pronta la replica di Salvini: “Mi mancavano i parlamentari guardoni…”) – rivela che Matteo Renzi, leader di Iv, lo aveva avvertito, via Whats’App: “Ale, siete sicuri di avere i voti? Attenti ai voti…”. Ecco, il problema è sempre quello: i voti, specie quando arriveranno quelli a scrutinio segreto, ‘non’ ci sono e il Pd, ora, finalmente, dopo aver ‘intignato’ per mesi, sullo Zan. lo ha capito. Ergo, meglio soprassedere, buttare la palla in avanti, rimandare l’esame del ddl a – presunti – giorni migliori.

Il centrodestra ‘azzanna’ il Pd sul rinvio…

Ovviamente, però, a destra, non stanno nella pelle. “Il Senato – sillaba il capogruppo di FdI, Ignazio La Russa – tornerà a discutere del ddl Zan per il contrasto dell’omofobia dopo le elezioni amministrative. Nessuno della maggioranza ha proposto di proseguire nel programma originario che prevedeva per questa settimana il ddl Zan. Ricordo – aggiunge, e qui il ghigno di La Russa si fa davvero mefistofelico – che ci hanno fatto impazzire, ci hanno fatto portare il provvedimento in Aula prima che fossero conclusi i lavori della commissione e senza relatore per l’urgenza che avevano. Adesso se ne parla dopo le elezioni. Non è escluso – ghigna La Russa – che alla prossima riunione lo chiediamo noi, di inserirlo”.

Simone Pillon

Accusa con sfottò

Il senatore, ultra-cattolico-tradizionalista, Simone Pillon (sbeffeggiato da Fedez&co. sui social) si prende la personale rivincita: “Non si vede neanche l’ombra, del famigerato ddl Zan, che scompare ancora una volta dal calendario del Senato. Dopo aver bloccato il Parlamento per mesi,  l’urgenza non c’è più, esattamente come dicevamo noi, prendendoci accuse di omofobia. Come al solito, due pesi e due misure”. Come dar torto al povero, e tanto bistrattato, povero, Pillon?

La mancanza di numeri ‘certi e certificati’…

Il ‘problemino’ che ha spinto il Pd – ma anche M5s e LeU – a non chiedere, nella conferenza dei capigruppo del Senato, la calendarizzazione del ddl Zan – tema, peraltro, uscito dalle battaglie ‘identitarie’ del Pd in meno di un’estate come un gelato che si scioglie troppo presto sotto il sole – è presto detto. Sono due, uno politico e uno di tattica parlamentare. Il primo, quello politico, è che Letta non voleva fare ‘brutta figura’, in piena campagna elettorale, vedendosi affossare il ddl, di cui per mesi ha fatto una bandiera, dentro l’Aula perché, banalmente, senza Iv (che vuole riaprire la discussione sul testo), i giallorossi non hanno i numeri per far passare, da soli, il testo in Aula.

L’emendamento ‘killer’ a firma Calderoli

Il secondo, quello di tattica parlamentare, è che – come spiega uno dei senatori ‘lupi’ smaliziati che presidiano l’aula di palazzo Madama per il Pd – “il primo voto sarebbe stato un emendamento preclusivo dell’intero testo del ddl che, se passa, affosserebbe lo Zan”. A tenerselo in canna, l’emendamento ‘preclusivo’ è il solito Roberto Calderoli, mago leghista dei numeri come delle battaglie parlamentari condotte in Aula, anche grazie al suo ruolo di vicepresidente del Senato.
In pratica, il dispositivo Calderoli chiede di stoppare l’esame e tornare in Aula. “Se passava, lo Zan era morto”, fanno notare dal Pd. Poi, certo, c’è la propaganda di entrambi gli schieramenti, sull’argomento. Maurizio Gasparri (FI) attacca il centrosinistra, dicendo che “sanno che è una norma impopolare, ecco perché l’hanno accantonata”. Dal canto suo, Monica Cirinnà, senatrice Pd in prima linea sui diritti civili, parla di “una decisione saggia”, ma “non legata al merito dei contenuti del ddl ma per due ragioni. Il Senato, in questa fase, è ingolfato, tra le due riforme della giustizia legate ai fondi del Pnrr da chiudere e la sessione di bilancio che inizia, al Senato, il 15 ottobre. Inoltre, l’acuirsi della campagna elettorale, che rende le posizioni ideologiche, finendo per stritolare un testo che si occupa di crimini d’odio contro le persone”. Motivazioni pietose che nascondono cruda realtà.

I candidati dem di Rimini si scambiano i vestiti

Uscendo, però, dalle aule parlamentari ci si trova con comportamenti che, nel Pd, sembrano ispirati dalla ‘filosofia’ di chi il ddl Zan lo vuole veder approvato “subito, così com’è” (Letta dixit) come dimostra il caso raccontato, giovedì scorso, sulle cronache di Rimini del Resto del Carlino.
Con una foto che ha smosso le coscienze e che è subito diventata ‘virale’ sui social, Edoardo Carminucci e Annamaria Barilari, entrambi candidati nelle fila del Pd di Rimini a sostegno del candidato sindaco, Jamil Sadegholvaad, ‘parlano’ alla comunità Lgbt+ meglio di qualsiasi ‘tattica’ parlamentare da esperti di regolamento. Leggi l’articolo

Nella foto, la Barilari, 49 anni, è vestita con un completo da uomo mentre Carminucci, che ne ha 22, indossa un abito da sera da donna con tanto di tulle. Perché – scrivono i due su Facebook – “i vestiti non hanno genere! Vogliamo andare oltre gli stereotipi di genere! Perché i vestiti, le scarpe, gli accessori sono e rimangono meri oggetti. Cosa è da uomini e cosa da donne? Decidiamolo noi!”.

Piovono, ovviamente, le critiche, non solo gli applausi dell’Arcigay – che parla di un’iniziativa dallo “spirito giocoso e giusta dose di provocazione e di una iniziativa importante ed esistenziale per molte persone”, con il presidente Marco Tonti, a sua volta candidato e capolista della lista Rimini Coraggiosa – ai due candidati dem. Due che, almeno loro, al ddl Zan ci credono.

Il Pd non ‘crede’ più alla bontà del ddl Zan?

Aleszandro Zan

Il Pd, oggi, invece, assai meno. Del resto, come aveva anticipato a “Luce!” Alan Ferrari, vicepresidente del gruppo dem al Senato, ancora ai primi di agosto, “siamo pronti, per aggirare l’emendamento killer di Calderoli, a presentare un ordine del giorno che chiede all’aula del Senato che chiede di ‘salvare’ i principi generali ispiratori del ddl Zan, ma che, di fatto, chiede anche che torni in commissione…”. Esattamente quello che chiedevano, dal canto loro, Iv e, ovviamente, Lega e FI, e pure da mesi. La verità è che il ddl Zan, di cui si discuterà ‘formalmente’, dopo le elezioni amministrative, quando le Camere subiranno una pausa ‘forzata’, è ‘morto’. Infatti, il Senato, come la Camera, a partire da metà ottobre inizieranno la ‘sessione di bilancio’, dove si discute solo e esclusivamente della legge Finanziaria, e di nessun altro tema. In pratica, il ddl Zan, per ora, parce sepulto. Non sembra che, al Pd, la cosa dispiaccia più di tanto.