“Il dolore e il senso di colpa non mi abbandonano. Per non sentire l’angoscia mi sono fatta del male”. La testimonianza de #ilgiornodopo

Una nuova, terribile, testimonianza di una donna che da piccolissima ha subito uno stupro. Un'esperienza terribile che ha segnato il suo corpo e soprattutto la sua mente, una ferita mai richiusa. Ma uscire dal silenzio è possibile e Luce! porta avanti la campagna #ilgiornodopo per dare alle vittime uno spazio di solidarietà e condivisione

Aveva raccontato, fra le tante, anche la sua testimonianza nell’ambito della campagna #ilgiornodopo riportata sul canale Luce!. Ora Letizia Cini, ospite del programma di RaiUno “Storie Italiane” condotto da Eleonora Daniele, ha riaperto la ferita che affligge tante donne. Grazie a questi dolorosi racconti condivisi molte di loro trovano la voglia di parlare, di liberarsi da assurdi sensi di colpa. Uno spazio dove non sentirsi sole, dove dar voce a un dramma che portano addosso, dove scoprire che dentro di loro hanno una forza incredibile che può aiutare anche altre donne a portare alla luce le loro esperienze.
È il caso di Francesca, 55 anni. Era una bambina quando un uomo l’ha violentata nell’orto vicino casa. Lei, #ilgiornodopo, non era più la stessa… E non lo è neanche oggi. Riaprire quella ferita, quella pagina terribile del passato è, ogni volta, straziante. “È come un rigurgito” dice, mentre la voce si spezza.

Il racconto di Francesca

“Ero piccola, tra i 7 e i 10 anni, in campagna, in vacanza. Giocavo a nascondino con i figli dei vicini. Mi sono nascosta in un campo di fagioli, vicino a casa. Era estate e avevo dei pantaloni corti. Nel campo ho trovato il nonno dei miei amici che mi aspettava: mi ha trattenuto con le sue mani, schifose e forti.

Si è sganciato i pantaloni, ha preso la mia manina e poi ha fatto quello che doveva. Ho ancora la sensazione, nettissima, della temperatura della sua pelle, come se stesse succedendo tutto ora. Poi ha sganciato il bottone dei miei pantaloni, li ha tirati giù, insieme alle mutandine, mi ha girata, mi ha messo nella posizione che per lui era migliore e ha fatto il resto, facendomi tanto tanto tanto male. Forse il dolore fisico più atroce e inaspettato di tutta la mia vita.
Io impassibile, come per cancellare il dolore e l’umiliazione, gli ho detto che dovevo andare via con i miei genitori e lui mi ha lasciata libera. Dopo in casa ho detto quasi tutto ai miei. Il babbo è andato giù e lo ha trovato ancora a godersi la scena che lui stesso aveva creato. Credo che lo abbia picchiato. La mamma poi mi ha detto che ogni volta che lui fosse passato davanti a me, avrei dovuto guardarlo con sfida negli occhi. Ma io non ce l’ho mai fatta, ho sempre abbassato gli occhi di fronte al suo ghigno infernale… mi era stata chiesta una forza che non potevo e non dovevo trovare in me. E questo ha accresciuto il senso di impotenza e di colpa che non mi abbandona (non ero all’altezza e mai lo sarò, del compito affidatomi dalla mamma: la sensazione che mi porto dietro è di aver deluso le sue aspettative e fondamentalmente, ancora oggi, le aspettative di tutti).
Quel maschio mi ha reso una donna debole, impaurita. Non voglio che gli uomini notino che sono una donna, sarebbe troppo pericoloso. Nei limiti del possibile nascondo i miei lati femminili e, se mi lascio andare nel mostrare questi aspetti, poi soffro grande disagio e purtroppo tanta vergogna, come se essere donna e goderne, sia una colpa. Per non sentire l’angoscia mi sono fatta del male. Ho già 55 anni, ormai non credo che il dolore se ne andrà. E non credo che ci siano uomini (maschi) che potranno mai capirmi. Grazie per questo spazio”

La campagna #ilgiornodopo

Una storia terribile, straziante, ingiusta. Un’esperienza che purtroppo accomuna ancora tante, sempre troppe persone. Donne, soprattutto, ma anche uomini. Persone segnate, persone che spesso, quel senso di colpa assurdo – perché va detto forte e chiaro NON è colpa della vittima che viene molestata, violentata, abusata in qualsiasi modo – non riescono più ad abbandonarlo.Qui sul nostro canale allora vogliamo rilanciare forte il nostro messaggio di vicinanza, di solidarietà e di ascolto verso tutte queste persone, e le invitiamo, se vogliono, a condividere con i nostri lettori le loro storie, per uscire dal silenzio e scoprire che la loro forza può dare speranza e coraggio a tante altre vittime. Come Eva Dal Canto, la prima a lanciare la campagna, come reazione al video di Beppe Grillo  in cui questi cercava di scagionare il figlio Ciro indagato per stupro, come Letizia, come Valentina, Claudia e tante altre. Se volete condividere la vostra testimonianza, e partecipare alla campagna #ilgiornodopo, scriveteci a redazione@luce.news.