Il presidente Biden candida l’afroamericana Ketanji Brown Jackson alla Corte Suprema

Se il Senato dovesse confermare la scelta sarà la prima donna afroamericana a ricoprire la carica. Una scelta storica, che rispecchia la promessa elettorale di Biden di "diversificare ulteriormente la Corte, che per oltre due secoli è stata composta da soli uomini bianchi"

Il presidente Biden ha proposto Ketanji Brown Jackson come candidata alla Corte Suprema. A darne notizia ufficiale, venerdì 25 febbraio, è stata la stessa amministrazione statunitense. La scelta di Joe Biden ricade su una stimata giudice di Corte d’Appello federale che, se confermata, passerebbe alla storia come la prima donna nera a ricoprire il ruolo di membro della più alta autorità giudiziaria del Paese.

Ketanji Brown Jackson, 51 anni, giudice federale della Corte d’Appello di Washington

Gli equilibri ideologici

Se fosse confermata dal Senato, Brown Jackson sostituirebbe il giudice Stephen Breyer, nominato da Bill Clinton, che attualmente è il membro più anziano dell’ala liberale del collegio. Breyer ha infatti annunciato il mese scorso che si sarebbe ritirato alla fine dell’attuale mandato della Corte, quest’estate, se il suo successore fosse già stato selezionato. La conferma di Ketanji Brown Jackson da parte del Congresso non cambierebbe l’equilibrio ideologico del gruppo dei nove giudici, dove i conservatori nominati dai repubblicani manterrebbero la maggioranza di 6 membri contro 3. Ma andrebbe a segnare un ulteriore primato: tutti e tre i giudici nominati dai presidenti democratici sarebbero donne.

I giudici della Corte Suprema americana

Tre donne per un posto

“Sono orgoglioso di annunciare la nomina del giudice Ketanji Brown Jackson alla Corte Suprema. È una delle menti legali più brillanti del nostro paese e sarà un giudice eccezionale”, ha twittato il presidente degli Stati Uniti. Con la nomina di Jackson, Biden mantiene la sua promessa elettorale di nominare una donna afroamericana e diversificare ulteriormente la Corte, che per oltre due secoli è stata composta da soli uomini bianchi. In lizza per il posto c’erano anche Leondra Kruger e Michelle Childs, ma pare che le preferenze siano cadute subito su Brown-Jackson; delle tre infatti è stata l’unica ad essere “intervistata” in presenza da Biden che è rimasto colpito non solo dal suo curriculum ma anche dalla sua vita.

Jackson sarebbe la sesta donna in assoluto a sedere fra i giudici supremi, portando a quattro il numero delle donne che compongono al momento il collegio insieme a Amy Coney Barrett, Elena Kagan e Sonia Sotomayor. La proposta della prima giudice afroamericana alla Corte Suprema è comunque già un evento storico: “Sono passati 54 anni dalla morte dei mio padre, due dall’assassinio di Ahmaud Arbery, e oggi arriva una giudice nera“, ha commentato soddisfatta Bernice King figlia di Martin Luther King.

Chi è Ketanji Brown Jackson

Ketanji Brown Jackson ha 51 anni, è nata a Washington ma è cresciuta a Miami. I suoi genitori, come da prassi, avevano frequentato scuole, college e università riservati ai neri, nel Sud degli States. Entrambi hanno poi avviato la loro carriera di insegnanti nelle scuole pubbliche, diventando dirigenti nel distretto di Miami Dade. La figlia Ketanji è riuscita a fare di più: dove si è laureata con lode ad Harvard, è stata direttrice della Harvard Law Review. A quei tempi il presidente degli Stati Uniti era Barack Obama. Al momento siede alla Corte d’Appello del circuito di Washington, dove è stato lo stesso Biden a nominarla giudice federale.

Ketanji Brown Jackson è stata scelta come candidata alla Corte suprema da Joe Biden

Il voto al Senato

Biden presenterà la sua scelta al Senato già nel pomeriggio per avviare il processo di conferma. Se la maggioranza democratica, pur risicata, c’è, visto che Jackson Brown è stata già tre volte confermata per gli incarichi pubblici da un consesso bipartisan, l’obiettivo è comunque quello di trovare consensi anche fra i repubblicani. Sarebbe un segnale importante di distenzione dopo mesi di ostruzionismo e continue divisioni al Congresso, lacerato su quasi tutti i temi e riflesso di una società americana polarizzata.