Il prof diventa professoressa: Andrea Perinetti si presenta ai suoi studenti “per quella che sono”

Al liceo classico Botta di Ivrea è un'istituzione: ex studente, docente da un quarto di secolo di latino e greco. Nel 2008 il coming ot con la sua famiglia e l'inizio del percorso di transizione. Poi per Andrea la decisione di fare un passo ulteriore: "Da oggi mi presenterò in classe nelle vesti della persona che ho sempre sentito di essere, una donna"

“Il passato fa parte della mia storia personale, ma io volevo essere pienamente me stessa e l’ho fatto quando ho dato via tutti i vestiti da uomo, che usavo solo a scuola”. Non rinnega quello che è stata, ma il 13 settembre Andrea Perinetti è entrata in classe con gli abiti femminili, come docente al liceo classico Carlo Botta di Ivrea. “Da oggi mi presenterò in classe nelle vesti della persona che ho sempre sentito di essere: la professoressa Andrea Perinetti” ha spiegato ai suoi studenti, prima di iniziare la lezione.

Lei, tra i corridoi del liceo, è un’istituzione: “Ho 61 anni, sono un’ex allieva di questo istituto e da un quarto di secolo sono docente, qui, di latino e greco. Per tutto questo tempo ho vestito i panni maschili, ma è stata una sofferenza e ora che da un paio d’anni ho iniziato il mio percorso di transizione ho deciso di parlarne a tutti e di mostrarmi per quello che sono“. Una rivelazione sorprendente, su cui Andrea ha riflettuto a lungo prima di compiere quel grande passo, che sa di rinascita.

Alle spalle un matrimonio e due figli grandi, Perinetti ha fatto coming out nel 2008, presentandosi alla famiglia e agli amici come donna, “quando la società non era quella di adesso”. Da lì ha preso il via il suo percorso di transizione: “Sui documenti, per il momento, sono ancora Andrea, anche se è un nome sdoganato anche al femminile per mia fortuna” ha spiegato al quotidiano Repubblica la docente. Il percorso è iniziato con la divisione dei vestiti nell’armadio: quelli femminili, indossati quotidianamente nel privato, da una parte; dall’alta abiti maschili “che mettevo solo per andare a scuola”, spiega. Poi però, con le cure ormonali, il suo corpo che è cambiato, anche nella su testa è scattato qualcosa.

“Avevo pensato di affrontare questo cambiamento andando in un’altra scuola dove presentarmi subito come donna. Invece ho deciso di dare una testimonianza di autenticità ai miei studenti“. E proprio da loro ha preso la forza e l’ispirazione; una studentessa, infatti, le ha rivelato di non riuscire a parlare della propria omosessualità ai genitori. Colpita dalla sua storia anche la docente ha deciso di smettere di nascondersi. “L’ho fatto soprattutto per i ragazzi, che in questa fase della loro vita sono alla ricerca della loro identità, non per forza di genere. Devono capire chi sono e chi vogliono diventare: meritano sincerità e autenticità da parte di chi deve dare loro l’esempio”.

La dirigente scolastica dell’istituto è stata la prima a conoscere la sua volontà di presentarsi come donna e l’ha accolta mostrandosi aperta nei suoi confronti, qualunque fosse stata la sua scelta, come persona e come professionista. “Molti colleghi avevano già capito e mi hanno chiesto perché ci ho messo così tanto ad aprirmi”. Poi lo scoglio dei suoi studenti e dei genitori, forse il più grande. Ma anche in questo caso non poteva chiedere reazioni migliori: “Non mi aspettavo così tanti messaggi anche di genitori ed ex allievi: quasi tutti hanno detto che ho avuto forza e coraggio, ma è stata piuttosto una mia necessità di vita. Tutti abbiamo diritto ad essere felici e volevo essere una testimonianza”.

E anche le poche contrarie sono state subito spazzate via dall’affetto e dalla vicinanza dei suoi amati alunni: “Sono usciti dei post, pochi, e un trafiletto con espressioni transfobiche e sono stati i ragazzi ad arrabbiarsi, a me è scivolato via”. Così, come qualsiasi anno scolastico, le lezioni sono ricominciate nella normalità, tra interrogazioni, spiegazioni e anche qualche brutto voto. Come se nulla fosse cambiato, “semplicemente adesso sono molto più felice anche sul posto di lavoro”, conclude Andrea. Perché, in effetti, non è l’abito a fare il monaco, come dice il proverbio. Ma nemmeno il professore o la professoressa, potremmo aggiungere.