Il referendum sulla propaganda anti-lgbt è nullo. La vittoria mutilata di Orbán in Ungheria

Il premier è stato rieletto per il quarto mandato consecutivo: l'esultanza per la "vittoria contro tutti", compreso il presidente ucraino Zelensky, e l'ombra dei brogli. Ma nel voto popolare contro l'omosessualità manca il quorum

In Ungheria il referendum “anti-propaganda Lgbtq” è stato dichiarato nullo. Per il premier Viktor Orbán, vincitore dalla tornata elettorale di domenica 3 aprile, e ottiene così il suo quarto mandato consecutivo, arriva infatti anche la sconfitta dal voto popolare che aveva convocato a luglio 2021 sulla legge che vieta la ‘promozione dell’omosessualità’ ai minori. Insomma per il presidente ungherese una vittoria mutilata, che impone ora un ripensamento generale in materia di diritti delle persone queer del Paese.

Il referendum sull’omosessualità

Ungheria, il referendum sulla legge che vieta la ‘promozione dell’omosessualità’ ai minori è stato dichiarato nullo per mancanza del quorum

Il referendum, tenuto ieri in concomitanza con le elezioni, è risultato nullo per la mancanza del quorum minimo necessario, proprio come auspicato dalle associazioni per i diritti umani che avevano fatto campagna in questo senso. La legge era stata presentata dal partito ultraconservatore Fidesz e a giugno 2021 era stata approvata a larga maggioranza, ma anche immediatamente osteggiata sia delle associazioni a difesa della comunità Lgbtq+ stesse sia dall’opinione pubblica internazionale. Ma non solo, a causa di questa nuova misura, vista come illiberale e omotransfobica, la Commissione Europea aveva avviato una procedura di infrazione contro il Paese, minacciando anche pesanti sanzioni economiche se non fosse stata abrogata. La legge vieta infatti di mostrare ai minori di 18 anni qualsiasi contenuto (sia in tv che nei luoghi di educazione) che ritragga o promuova l’omosessualità o il cambio di sesso. Le mosse dell’Ue avevano irritato il premier Orbán, che minacciando anche l’uscita dell’Ungheria dalla comunità, aveva deciso di convocare un referendum, convinto dell’appoggio sociale alla sua scelta. Un sostegno che però è mancato, ma nonostante ciò la legge rimarrà in vigore.

La rielezione

Se il volto dell’Ungheria non cambia si apre però una crepa su un muro di intolleranza e rigorismo finora considerato insormontabile e robustissimo. Viktor Orbán vince ancora, è vero, e con larga maggioranza (con lo scrutinio al 98% il partito Fidesz era già al 53,1% di preferenze, contro il 35% dell’Alleanza di opposizione di Péter Marki-Zay). In uno dei voti più importanti nella storia del Paese e per la sua stessa carriera, colui che si era proposto come “uomo della pace” esce trionfante e non perde l’occasione di sottolinearlo ai ‘colleghi/nemici’ dell’Unione europea: “È una vittoria così grande che si vede dalla Luna e di certo da Bruxelles“.  “Questa nostra quarta vittoria consecutiva è la più importante, perché abbiamo conquistato il potere contro un’opposizione che si era alleata. Si sono alleati tutti e noi abbiamo vinto lo stesso – ha detto il premier -. Abbiamo vinto anche a livello internazionale contro il globalismo. Contro Soros. Contro i media mainstream europei. E anche contro il presidente ucraino“.

Viktor Orban Fidesz Ungheria

Il presidente uscente Viktor Orban è stato rieletto per il quarto mandato consecutivo (ANSA)

La dichiarazione, in tarda serata, quando ormai i conti sono quasi fatti e la vittoria è ormai al sicuro, arriva come una lama che taglia in due la stessa Europa. E che risponde a quelle che lo stesso Orbán considerava interferenze illegittime nella sua politica, con l’assist all’opposizione arrivato anche dal presidente dell’Ucraina, a sostegno di un cambio di rotta contro la deriva illiberale della democrazia ungherese. Volodymyr Zelensky infatti, sabato notte si era appellato nuovamente a Viktor Orbán come “unico in Europa a sostenere apertamente Putin“. “Non ho paura a chiamare la guerra con il suo nome: questa si chiama onestà, cosa che manca a Viktor Orbán, forse l’ha persa da qualche parte nei suoi rapporti con Mosca” aveva attaccato il leader ucraino.

Un attacco che, forse, si è rivelato controproducente, viste le reazioni e i risultati del voto. Che si è svolto in un clima teso, quasi di paura, instillata dalla propaganda filogovernativa, la quale è stata capace di far filtrare tra gli elettori l’idea che l’opposizione volesse trascinare l’Ungheria in guerra, autorizzando il passaggio di armi dirette all’Ucraina. “Fidesz rappresenta una forza conservatrice patriottica e cristiana. È il futuro dell’Europa. Prima l’Ungheria!“, ha concluso infatti il rieletto presidente, riprendendo un’altra celebre dichiarazione usata da Donald Trump durante la campagna elettorale USA del 2016, ovvero “America first”.

L’accusa di brogli

elezioni ungheria

Si allunga l’ombra dei brogli sulle recente elezioni in Ungheria (ANSA)

Sul voto per il rinnovo del Parlamento ungherese si allunga però l’ombra dei brogli. L’ong Hungarian Civil Liberties Union ha infatti già segnalato alcune presunte irregolarità, tra le quali pullman sponsorizzati che a Hortobagy, cittadina a est del Paese, il governo locale avrebbe organizzato e pubblicizzato per portare la gente a votare (ovviamente per il partito di maggioranza). Un accusa però non isolata, che si aggiunge invece a quelle già lanciate nei giorni scorsi dai giornalisti, quando in una regione abitata dalla minoranza ungherese nella vicina Romania erano state rinvenute delle schede elettorali bruciate. Non a caso, dunque, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce) ha mandato per la prima volta in un paese dell’Ue 200 osservatori per monitorare il corretto svolgimento del voto.