Il reparto di neuropsichiatria del Meyer non ha più posti letto: “Tanti pazienti fra 10 e 11 anni”

Liste di attesa lunghissime che da agosto non si sono ancora esaurite. La direttrice sanitaria Francesca Bellini parla di allarme: "Disturbi del comportamento alimentare, tentati suicidi, disturbi di psicosi. Il disagio era già in crescita, ma con la pandemia è esploso"

La pandemia è stato il più violento colpo di frusta psichico dal dopoguerra a oggi. Il numero impressionante di ricoveri nei reparti di neuropsichiatria infantile lo dimostrano, a partire da quello dell’ospedale Meyer di Firenze: “Siamo sempre sopra il numero di posti letto disponibili – spiega la direttrice sanitaria Francesca Bellini a Repubblica -. Per far fronte a queste necessità aumentiamo i letti, a volte chiudiamo una stanza del Day Hospital, abbiamo ospitato i pazienti anche in neurologia. Siamo molto preoccupati, il disagio era già in crescita ma con la pandemia è esploso tra isolamento, interruzione dei contatti e famiglie fragili che lo sono diventate ancora di più”. I posti in neuropsichiatria infantile nel Meyer sarebbero soltanto otto, ma il 17 dicembre erano 13 i pazienti ricoverati e precedentemente 15 con liste d’attesa lunghissime.

“I pazienti sono sempre più giovani”

Francesca Bellini direttrice sanitaria Meyer

Per bambini e giovani la didattica e le amicizie a distanza, i limiti al viaggiare, al divertirsi, lo stop allo sport e alla socialità hanno esasperato un disagio, che la direttrice Bellini descrive “in crescita”. Ad agosto i pazienti in cura nel reparto del Meyer erano undici, ma già si registravano liste di attesa molto lunghe che coprivano un anno e mezzo di degenze. “Ci sono pazienti che, seppur in una situazione critica e con la necessità di ricovero, non hanno una connotazione d’emergenza e devono attendere. In altri casi non si può rimandare: siamo l’unica struttura che fa ricoveri d’emergenza, anche in questi giorni molti sono arrivati direttamente al pronto soccorso” spiega Bellini, che pone i riflettori sull’età dei pazienti: “si anticipa sempre di più: tempo fa si partiva dai 13-14 anni, qualcuno era vicino all’età adulta. Ora abbiamo tanti esordi a 10-11 anni“. Come spiega la direttrice Bellini, i problemi più diffusi sono “disturbi del comportamento alimentare, che si manifestano soprattutto nelle ragazze sotto forma di anoressia, che è rischiosissima anche perché spesso è accompagnata da gesti di autolesionismo. Poi ci sono disturbi di psicosi, tentati suicidi. Abbiamo moltissimi Day Hospital, ma nel caso dei disturbi del comportamento alimentare i ricoveri sono molto lunghi. Quando poi i pazienti finiscono il percorso in ospedale se vediamo che non è possibile il rientro in famiglia, perché questa non c’è o se il caso non lo suggerisce, cerchiamo delle strutture idonee che possano seguire il recupero, ma non ce ne sono molte e quindi a volte devono aspettare”. Per Bellini la soluzione è un piano sociale: “Se davvero si riuscisse con una buona copertura vaccinale a evitare chiusure di scuole, quarantene, Dad, li aiuteremmo molto. Poi tanto dipende anche dal loro tessuto relazionale”.