Il russo Vladimir e l’ucraino Roman, quando l’amicizia supera i conflitti: “La guerra era impensabile”

Vladimir Reutov è un cantante lirico nato e cresciuto in Russia. Il suo collega e amico Roman Korol è invece un sommelier ucraino. Insieme gestiscono un locale, dedicato al celebre compositore Stravinsky, nel centro di Lucca. E oggi si trovano a fare i conti, da lontano, con la guerra che coinvolge i loro Paesi d'origine

“La guerra era una cosa impensabile. Nonostante conoscessimo molto bene le idee di Putin, mai avremmo immaginato tutto ciò. Inutile dire quanto sia difficile per noi vedere quello che sta accadendo lì, a casa nostra. I primi giorni è stato impossibile anche dormire, sopraffatti dall’angoscia e dalla preoccupazione per i nostri cari. Poi abbiamo dovuto far spazio alla forza d’animo, non potevamo fare altrimenti. Dovevamo attivarci per essere d’aiuto in qualche modo, dal sostegno economico al supporto logistico per eventuali spostamenti qui in Italia”.

Vladimr Reutov, russo di 39 anni, e Roman Korol,44enne ucraino, sono i proprietari del locale Stravinsky, in centro a Lucca. Si sono incontrati 20 anni fa a Mosca e in Italia hanno iniziato una nuova vita e la loro attività insieme

A parlare sono Vladimir Reutov, 39 anni, cantante lirico nato e cresciuto in Russia, e Roman Korol, sommelier ucraino di 44 anni. Le loro vite si sono incrociate a Mosca una ventina di anni fa, poi la decisione di venire in Italia, spinti uno dall’amore per il canto, l’altro per la tradizione enogastronomica. Insieme gestiscono un locale nel centro di Lucca, lo Stravinsky, in nome del celebre compositore russo. Da settimane ormai sono finiti sotto i riflettori per motivi facili da intuire, ma ne avrebbero fatto volentieri a meno.

Roman Korol è un sommelier ucraino. Anni fa si è trasferito in Italia per imparare tutti i segreti della nostra tradizione enogastronomica

Paesi diversi conseguenze comuni

Il loro rapporto, da comune che era, lo abbiamo fatto diventare, noi giornalisti in primis, il simbolo della campagna contro una guerra che vede contrapposti, per forza di cose, due popoli. I loro. Così com’è avvenuto anche in altri casi. Ma in realtà è un connubio come tanti altri, che ci dice banalmente quanto questo conflitto appartenga soltanto a una cerchia ristretta di persone, e con esso tutti quei sentimenti di diffidenza e ostilità verso il prossimo dai quali nascono la maggior parte dei conflitti, anche quelli più piccoli. Per non parlare degli interessi che sono di una cerchia ancora più ristretta, a differenza delle conseguenze. Quelle, in un modo o nell’altro, non risparmieranno nessuno. E le prime, quelle più immediate, sia Vladimir che Roman le stanno vivendo a distanza, sulla pelle delle loro famiglie, dei loro amici. Seppur entrambi distanti dalle loro case, assorbono costantemente notizie e informazioni che arrivano dai loro Paesi e sono per questo due punti di vista diversi (ma non per contenuto) di quanto sta accadendo ormai da settimane in Ucraina.

Vladimir Reutovo è un celebre tenore russo, nato e cresciuto nella capitale prima di trasferirsi in Italia per seguire l’amore per il canto

“Quello che arriva in Italia dalle fonti dirette rispecchia perfettamente la realtà – spiega Vladimir – a mancare sono le notizie dalla Russia, lì è tutto filtrato. D’altronde il potere di Putin sta proprio nella manipolazione dell’informazione. La propaganda è sempre stata una sua arma, invadente nella vita del popolo russo fin da prima, ora diventata totale. Con questo non voglio giustificare i miei connazionali, ma l’immobilismo è comprensibile. La maggior parte di quelli che lo sostengono non sono mai usciti fuori dai confini russi, quindi vivono le sue idee come se fossero le loro perché sono le uniche che conoscono – aggiunge -. E quelli che decidono di ribellarsi finiscono per subire le conseguenze di questa scelta. Putin sta distruggendo economicamente il suo stesso Paese, sta macchiando la reputazione del suo popolo e gli effetti delle sue scelte purtroppo si vedranno negli anni e le vivranno le nuove generazioni. I russi saranno additati come i cittadini del Paese invasore dell’Ucraina e i giovani che vorranno uscire da quei confini, fare esperienze all’estero, avranno serie difficoltà”.

Noi restiamo qui. Le guerra va fermata non alimentata

Vladimir Reutov e Roman Korol

Come hanno fatto loro due, sia Vladimir che Roman. E nessuno dei due, per motivi diversi, vuole tornare da dove è partito. Per Roman, soprattutto, significherebbe dover arruolarsi e combattere una guerra che non vuole. “Sono con il cuore e la testa lì. Ammiro il coraggio e la dignità dei miei connazionali e capisco le richieste di aiuto che arrivano dal mio Paese, che si ritrova a dover combattere contro un esercito più grande e più potente, ma la guerra va fermata, non alimentata secondo me”. La mamma di Vladimir vive a Mosca, mentre la famiglia di Roman si è allontanata da Brovary, città a pochi chilometri da Kiev, per sfuggire alle bombe e rifugiarsi prima in campagna, per poi scappare in Italia. Sono arrivati a Lucca qualche giorno fa, Vladimir e Roman hanno fatto da tramite nell’organizzazione del viaggio e poi nel trovare, con il supporto della Caritas, una sistemazione.

Reutov ha partecipato in queste settimane a vari concerti benefici per raccogliere fondi in favore del popolo ucraino (Foto Umicini/festival pucciniano 2016)

Sono circa una decina tra familiari e amici e stanno bene. Per il popolo ucraino il tenore russo ha messo a disposizione anche la sua più grande passione e il tuo talento, partecipando a vari concerti benefici per raccogliere fondi e lanciare messaggi di pace. Tra questi, ad esempio, quello del 9 marzo scorso a Pietrasanta, che lo ha visto sul palco insieme ad altri artisti di caratura internazionale tra cui il soprano ucraino Oksana Dyka; o quello del 16 marzo a Lucca.
Dalla musica, come da altri tipi di linguaggio, avremmo tanto da imparare. Essa non conosce guerre perché non conosce confini, geografici, fisici, storici, politici, non conosce ostilità perché non conosce limiti. E sembra strano visto che a farla è l’essere umano, un concentrato di limiti. Questo significa allora che non gli mancano gli strumenti per superarli, ma la voglia di riconoscerli.