Il suo tiro non fa gooool! Lorenzo del Greco segna nelle giovanili, gioca in serie D e insegue le Olimpiadi per le nazionali sordi

Diciannove anni, gravi limiti uditivi dalla nascita, ha grande talento nel calcio ed è conteso dalle squadre azzurre per sordi. Dove tutti, dall'arbitro agli allenatori parlano la lingua dei segni e lui è indicato con la mimica dei folti capelli. Il traguardo? Le Olimpiadi non udenti, ma soprattutto portare in alto la squadra della sua città

Quando segna, se non ha il suo apparecchio acustico non sente le grida di gioia dei compagni. E a causa di una forma di sordità piuttosto grave, ma per fortuna non totale, che lo accompagna dalla nascita, qualche parola e qualche sillaba ancora oggi, a 19 anni, non riesce ad emetterla come vorrebbe. Da madre natura Lorenzo Del Greco ha avuto un talento che pochi hanno: far “cantare il pallone, quando lo accarezza col piede sinistro. E’ questa la sua miglior forma di espressione, come lo sono il pennello e la tela per un pittore. Sul rettangolo verde si sente a suo agio come forse non gli capita in nessun altro posto al mondo e con indosso pantaloncini e scarpette da calcio parla e ascolta la stessa lingua dei grandi: un dizionario riservato a pochi, pochissimi eletti che alla palla danno del “tu”. Non è un caso, insomma, se prima il Prato, che lo ha accolto nelle giovanili e fatto debuttare in prima squadra, e adesso anche la nazionale italiana sordi (la nazionale del silenzio, la chiamano) si sono accorti delle sue capacità.

 

Lorenzo Del Greco

Con la Nazionale ipoudenti

Gli azzurri lo hanno anche convocato per la prima sfida del girone di qualificazione al “Calcio Deaflympics 2022“, una sorta di olimpiadi per non udenti che il prossimo anno si giocheranno in Brasile. Domenica 4 luglio il giovane pratese, con i suoi compagni provenienti da ogni parte d’Italia, sfiderà la Danimarca a Trezzo sull’Adda e poi il 18 settembre gli azzurri affronteranno l’Ucraina per portare la nazionale italiana sordi alle Deaflympics. Niente male per un classe 2002. A maggior ragione, se si considera che Del Greco ha iniziato “tardi” a giocare a pallone, esattamente a 9 anni. Prima, soprattutto per volontà di mamma Cristina e per seguire le orme del fratello maggiore, aveva iniziato con buoni risultati a praticare il nuoto. Poi il richiamo dell’erba appena tagliata e degli amici è diventato irresistibile e il ragazzo, spinto dall’apertura di una nuova scuola calcio a San Giusto di Prato, proprio a due passi da casa, ha deciso di provare. In pratica è stato amore a prima vista.

 

“Bravo nel calcio, bravissimo alla maturità “

“Abbiamo sempre fatto il massimo per cercare di far sentire Lorenzo a proprio agio. La logopedia è servita molto e l’ausilio di alcune tecnologie ora consente a Lorenzo di comunicare quasi normalmente, a volte anche a telefono, e di ascoltare tutto – spiegano i genitori Cristina e Antonio Del Greco – Il calcio, gioco di squadra, lo ha aiutato anche a socializzare e ad avere rapporti con gli altri. Sta ancora imparando e ogni giorno fa dei progressi. Con noi a casa parla tantissimo: all’esterno è ancora molto timido, ma tramite l’apparecchio acustico, se non si parla troppo a bassa voce, capisce tutto. L’obbligo di mascherina ha comportato problemi per la lettura delle labbra e anche in campo da grande distanza è difficile vedere bene i dettagli del viso per capire la frase di un compagno”. Lorenzo ha appema sostenuto l’esame di maturità al Datini, facendo commuovere i professori e conquistando un bel voto (92, ndr), spiegano i genitori. “Siamo orgogliosi di lui».

 

“Voglio giocare nella squadra della mia città”

A suon di gol e di giocate da piccolo fenomeno Lorenzo si era fatto notare da vari osservatori del circondario. Alla fine a spuntarla è stato il Prato, che lo ha inserito nel vivaio e gli ha fatto fare la trafila. Grappoli di reti in Under 15, grandi tornei e grandi soddisfazioni con l’Under 17, ottime partite da esterno di centrocampo molto offensivo con la Juniores, dove è stato anche capocannoniere. Poi la naturale chiamata in prima squadra, giovane aggregato da mister Vincenzo Esposito prima e Aldo Firicano poi. Proprio con Firicano, che ha un timbro alto e parla con un volume di voce normalmente elevato, Del Greco ha definitivamente spiccato il volo, facendo l’esordio ufficiale in serie D. La stagione si è appena conclusa, con una cocente eliminazione ai play off , Lorenzo ha chiari i suoi obiettivi: “Vorrei continuare a giocare nel Prato, la squadra della mia città. Magari provando a ritagliarmi pian piano un ruolo da protagonista. E’ stato difficile stare in panchina e giocare poco, avevo voglia di dare il mio contributo. Vediamo cosa deciderà la nuova proprietà – spiega Lorenzo Del Greco – Adesso però il primo obiettivo vero è  onorare la convocazione in nazionale“.

 

Conteso fra maglie azzurre

A proposito di nazionale, il sinistro delicato, la rapidità e le capacità realizzative del giovane classe 2002 gli sono valse una serie di interessamenti da parte di squadre nazionali ed internazionali che giocano nei rispettivi campionati maggiori riservati a giocatori sordi. Pure la nazionale calcio a 5 sordi lo avrebbe chiamato per averlo in rosa, ma per il momento Lorenzo ha scelto di dare la precedenza al Prato e al calcio a 11. E’ vero, però, che anche su un campo di dimensioni ridotte sa dire la propria. Il ragazzo è anche tesserato (cosa consentita fra federazioni diverse come Figc e Fssi) per una squadra di calcio a 5, il Real E Non Solo, che anche grazie alle sue prestazioni ha vinto il campionato italiano sordi e ha guadagnato il diritto di disputare la prossima Deaf Champions League.

 

“In nazionale, per indicarmi, mimano i riccioli con un dito”

«Trovare l’intesa con i compagni nei campionati ‘normodotati’ non è sempre facile. In nazionale, invece, è un calcio molto diverso che è basato tanto sul fatto di guardarsi e di comunicare non necessariamente con le parole – conclude Lorenzo Del Greco -. Tutti, anche lo staff tecnico, parlano la lingua dei segni e anche i nomi dei giocatori vengono associati a dei movimenti che ricordano le caratteristiche fisiche o i tratti distintivi di ognuno. Il mio nome per esempio, visto che ho i capelli ricci, viene associato al movimento dei riccioli con il dito. C’è anche un traduttore apposito che traduce nella lingua dei segni tutte le comunicazioni e pure la terna in gara è allenata per segnalare falli, fuorigioco, irregolarità e altro con una forte componente visiva nella gestualità. Un semplice fischio può non bastare in un campionato dove la comunicazione è prima di tutto visiva. E allora ecco che arbitri, guardalinee e anche il quarto uomo sono allenati appositamente per accompagnare con gesti plateali, sbandieramenti colorati qualsiasi decisione. Deve essere inequivocabile per tutti i presenti, giocatori e non, ad una prima rapida occhiata qual è la scelta fatta dalla terna”. Poi, uno sguardo all’obiettivo:  “Guardando all’organico che compone la nazionale, sono convinto che potremo dire la nostra e lottare per qualificarci alle Deaflympics”.

 

Quando alzare la voce è segno di rispetto

“Non ho mai subito episodi di discriminazione, per fortuna” – continua Lorenzo . Certo, in ogni squadra, così come in ogni ambiente frequentato nella normale quotidianità, Lorenzo ha dovuto scontrarsi con le diverse sensibilità personali di amici, conoscenti, compagni e avversari. Qualcuno si è dimostrato più sensibile alla sua condizione e ha cercato in ogni modo di agevolarlo, magari rivolgendosi con un tono di voce più alto del solito, oppure stando bene attento a scandire lentamente le indicazioni, i consigli, i suggerimenti e, perché no, anche le critiche e i rimbrotti. Altri, invece, sono stati meno attenti e magari non è stato facile capirsi e comunicare, sia in campo che fuori.

 

“Voglio prendere la patente. E andare in vacanza con gli amici”

Se gli si chiede del futuro, Del Greco preferisce non guardare troppo a lungo termine. Ancora non ha scelto se farà o meno l’università, né tantomeno quale facoltà scegliere. E’ focalizzato su obiettivi molto più immediati e di breve termine, che però per lui rappresenterebbero il primo vero passo importante verso l’indipendenza. La patente, la prima macchina, le prime vacanze con gli amici. Cose normalissime da adolescenti, insomma. E poi c’è il calcio soprattutto nella sua testa. E il pallone, se glielo si chiede, per Lorenzo è soltanto biancazzurro. Non lascerrebbe la sua Prato per giocare “da top player” in un campionato di sordi. Meglio il calcio di serie D con la maglia della città, indipendentemente dalle possibili difficoltà in più che troverà lungo il cammino, anche solo per comunicare con tutti i compagni di squadra e con gli allenatori. Con un sognando un ruolo da protagonista, sognando di  portare la squadra cittadina su palcoscenici di un certo livello. Questo è il suo sogno.