Il Texas ingrana la retromarcia: per gli atleti transgender proibito gareggiare con le donne

Dopo lo stop all'aborto il governatore texano Abbott ha rimesso indietro la macchina del progresso col divieto alle persone trans di gareggiare nel genere al quale si sentono di appartenere. Non ha fatto scuola, in questo caso, la partecipazione di Laurel Hubbard alle gare di sollevamento pesi femminile allo Olimpiadi di Tokyo

Il Senato del Texas prosegue nella sua corsa a marcia indietro, votando una legge che obbliga gli studenti transgender a competere nelle squadre che corrispondono al genere con cui sono stati registrati alla nascita, e non a quello in cui si identificano. In altre parole, se maschi quando vengono al mondo potranno entrare solo in squadre maschili (nonostante l’avvenuto cambio di sesso), mentre se nate femmine, solo in team femminili.

Greg Abbott, governatore del Texas

Il disegno di legge che è stato già approvato giovedì scorso alla Camera, ora arriverà sulla scrivania del governatore Abbott. Il motivo di questa scelta è stato spiegato da chi lo ha presentato in Senato con questa motivazione: “Evita un vantaggio sleale delle femmine transgender contro le atlete biologicamente femmine alla nascita“, le parole della repubblicana Valoree Swanson.

Immediate le reazioni di chi non la pensa così, e le accuse di discriminazione. Ai microfoni della Cbs, Susan Broyles Sookman dell’American Civil Liberties Union ha lanciato una vera e propria dichiarazione di guerra: “Privare i ragazzi trans del diritto di partecipare alle attività scolastiche è sbagliato ed è una violazione dei loro diritti”.
Quella di introdurre il divieto ai transgender di gareggiare negli sport o nelle squadre femminili è una delle crociate che, da tempo, sta portando avanti l’ex presidente Donald Trump, osteggiato dalle associazioni per la difesa dei diritti civili, che definiscono la legge “discriminatoria”. Il Texas ha spiazzato tutti con questa mossa legislativa che alimenta grandi polemiche, e un ulteriore braccio di ferro con la Casa Bianca.
Dopo la legge sull’aborto, il conservatorissimo Stato americano ha sfidato i progressisti buttando là un’altra proposta che  rischia inevitabilmente  di alimentare grandi polemiche, e un ulteriore braccio di ferro con la presidenza degli States.

Laurel Hubbard

La querelle di genere sta infatti  dividendo l’America, sulla scia di quanto avvenne per lo sport mondiale con la vicenda della sudafricana Semenya Custer (foto in copertina) e di quanto accaduto solo pochi mesi fa in occasione dei Giochi Olimpici di Tokyo. Per la prima volta nella storia delle Olimpiadi infatti, il Cio ha consentito ad un’atleta transgender di gareggiare: Laurel Hubbard, che ha provato a conquistare una medaglia nel sollevamento pesi categoria oltre 87 chilogrammi. Anche in quell’occasione polemiche a non finire, da parte di altre colleghe nei confronti della neozelandese, che si era detta comunque abituata alle “sfide difficili” e considerava quella partecipazione come una “celebrazione globale delle nostre speranze”. Tanto da far parlare delle “Olimpiade delle barriere abbattute“.

Laurel Hubbard, neozelandese di Auckland, 43 anni, alla nascita si chiamava Gavin. Nella capitale nipponica non ha fatto parlare di sé per i risultati tecnici, visto che  è stata eliminata subito, ma la sua presenza ha scatenato un’eco maggiore di una medaglia. Lei lo sa benissimo: “Non sono inconsapevole di quanto faccia discutere la mia presenza qui, ma voglio ringraziare il Cio  aver accolto la mia partecipazione con la quale si spiega al mondo che l’olimpismo è inclusione – ha detto dopo l’eliminazione –. Lo sport è per tutti”. Molte rivali non volevano accettare il fatto che un uomo, dopo aver cambiato sesso con una cura ormonale, potesse competere nella gara femminile. “Oggi prevale lo spirito olimpico – è intervenuta la belga Anna Van Bellinghen – ma resto della mia idea, questo è un brutto scherzo. Dobbiamo riordinare le regole: nulla contro la partecipazione dei trans, ma non va dato loro un vantaggio così forte“.

In realtà, in pedana, il vantaggio teorico del testosterone più alto non si è visto, come dall’Italia ha sottolineato Vladimir Luxuria: la Hubbard ha fallito sia a 120 che a 125 chili, arrivando undicesima su undici. La prima, la cinese Li Wenwen, ha sollevato 180 chili, 320 totali tra slancio e strappo. I dirigenti neozelandesi hanno protetto la loro atleta, mentre il Cio ha messo al lavoro medici e federazioni per fissare nuove regole, diverse per sport. Per la federazione mondiale del sollevamento pesi si era trattato di “un giorno spartiacque”.
Ora però, dal Texas, ecco un pesante passo indietro.