#ILGIORNODOPO, la campagna di Luce! contro la violenza sulle donne. Le testimonianze di chi ha detto “Basta”

È stata Eva Dal Canto a lanciare, come reazione al video in cui Beppe Grillo cercava di scagionare il figlio Ciro indagato per stupro, la campagna #ilgiornodopo, ripresa sulle colonne di “Luce!”. Fra le tante donne che si sono raccontate, ecco le storie più toccanti

LETIZIA MAGNANI

Non conoscevo il mio aggressore. Non l’ho nemmeno visto in faccia quando mi ha aggredita una sera mentre rincasavo, a Siena. Gli ho offerto i soldi che avevo appena prelevato, ma mi ha gettata per terra e mi si è buttato sopra. Le mie urla hanno attirato l’attenzione di alcuni ragazzi e lui è scappato urlando parole terribili. Ho chiamato la polizia e poi sono andata in ospedale. Il giorno dopo ho parlato e pianto tanto con mia madre, il mio compagno. Mi sono iscritta a un corso di autodifesa e ho chiamato “Linea Rosa” per mettermi a disposizione delle donne vittime di violenza. Quando ho fatto la denuncia mi sono sentita chiedere “Ma lei com’era vestita?”.

CLAUDIA ANTONINI

Non pensavo che mi sarebbe mai successo e invece sono finita in una relazione devastante. Il mio carnefice è l’uomo con cui ho avuto una relazione di sei anni. All’inizio era dolce, tenero, innamoratissimo: resistergli è stato difficile. Poi è emersa la sua vera natura: lunatico, con grossi sbalzi di umore. Giorno dopo giorno vivevo una realtà di urla, scenate di gelosia, mutismo punitivo, offese a me e alla mia famiglia. E io mano a mano mi annullavo. Gli ho chiesto di farsi aiutare ma non ha voluto e così mi sono fatta aiutare io. Ho capito che era un narcisista patologico overt. Il giorno dopo l’ennesima umiliazione ho detto basta e ho scelto me stessa.

VALENTINO BERTUCCIO D’ANGELO

Nella mia vita ho subito decine di micro aggressioni sessuali. Ma ci sono due episodi in particolare che ricordo con dolore, perché ero giovanissima e perché il giorno dopo non dissi nulla a nessuno, tanta era la vergogna che provavo. Quando avevo 12 anni, durante la sfilata di carnevale, venni circondata da coetanei e, mentre ero rannicchiata per terra per proteggermi, venni toccata ovunque. Poi il branco andò via ridendo e sbeffeggiandomi. A 14 anni, in metropolitana, un uomo di mezza età mi toccò la gamba per dieci lunghissimi minuti. Non feci nulla, ero paralizzata. Il giorno dopo non dissi nulla e andai a scuola come sempre.

LETIZIA CINI

Per tanti anni mi sono sentita in colpa per aver “invogliato” quell’uomo e per aver chiamato mio padre per raccontargli tutto: “Poteva finire in tragedia”. Avevo solo 15 anni. Ero sola in casa, il negoziante che consegnava la spesa lo sapeva. Quando aprii la porta mi disse “sei bella, alza il vestito” e mi diede un morso sul braccio. Aveva l’età di mio padre e un figlio poco più grande di me. Io scappai in terrazza, mi misi a cavalcioni sul cornicione e gli dissi che mi sarei buttata giù. Quando raccontai tutto a mia madre reagì con gli strumenti che aveva: “In fondo è colpa delle donne se gli uomini non resistono”. Il giorno dopo andai a scuola, ma non ero più la stessa.

EVA DAL CANTO

Ho subito violenza a 12 anni e il giorno dopo sono andata a scuola. Non mi sono resa conto di quello che era successo e non l’ho mai denunciato. L’ho capito solo anni dopo, elaborando la vicenda in terapia. Lì ho capito che stavo molto male. A volte serve tempo per metabolizzare il fatto di aver subito una violenza perché può capitare a tutti e da parte di tutti. Ho lanciato la campagna #ilgiornodopo perché vorrei che fosse per i sopravvissuti e le sopravvissute un cammino di rinascita e riappropriazione della felicità che ci è stata negata. E spero che le generazioni future abbiano una consapevolezza maggiore di cosa sia il consenso nei rapporti sessuali.