Impariamo a dire Noi: nasce a Firenze il comitato degli uomini contro la violenza sulle donne

Il sociologo Pippo Russo: "La politica deve promuovere il lavoro culturale. Bisogna cambiare cultura e mentalità e si tratta di un lavoro molto lungo"

“Siamo un gruppo di uomini che hanno deciso di dire basta. Siamo padri, zii, mariti, fratelli, partner o soltanto amici di donne che talvolta non abbiamo rispettato o lasciato essere. Ma siamo uomini che finalmente hanno preso consapevolezza di un grave problema sociale e della necessità di farsene carico tutti, senza delegare”. Comincia così il manifesto del comitato ‘Impariamo a dire Noi’ nato a Firenze con l’obiettivo di ribadire un principio tanto semplice quanto pericolosamente taciuto: la violenza sulle donne è innanzitutto un problema degli uomini. Di chi quella violenza cioè la pensa, la pianifica, la realizza, occasionalmente o sistematicamente.

E dunque è, anche se non soprattutto sugli uomini, che bisogna lavorare per difendere le donne. “Il comitato nasce dall’iniziativa di diverse persone, sia uomini che donne, ma nasce dalla necessità di diffondere una sensibilità sul fatto che stiamo parlando di violenza maschile. Agita dagli uomini. E quindi è necessario che siano proprio gli uomini a fare un percorso di consapevolezza su quanto diffuso sia il retroterra di questa violenza” dice Pippo Russo, sociologo, uno degli animatori dell’iniziativa.“Noi guardiamo agli atti eclatanti di violenza sulle donne che culminano nel femminicidio come se fossero delle eccezioni che non ci toccano che ci riguardano da lontano, ameno che non siamo direttamente coinvolti e invece questi atti sono il culmine di una cultura molto diffusa che parte dai piccoli abusi quotidiani dalle prevaricazioni alle violenze maschili ed è su quelle che bisogna agire e che bisogna creare una consapevolezza diffusa. Il comitato nasce prendendo ad esempio di collettivi che sono sorti altrove ma vuole avere l’ambizione di essere un soggetto civico e questa è la vera novità”.

Qual è l’obiettivo?

“L’obiettivo è quello di produrre una cultura diffusa sull’emergenza violenza di genere che è un’emergenza proprio per il gatto di essere banalizzata. E in questo senso credo che molto importante il lavoro che siintende fare presso gli istituti scolastici con i ragazzi. Abbiamo già cominciato E poso dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla diffusione di una sensibilità e di una consapevolezza presso le ragazze e i ragazzi delle giovani generazioni che ci può far ben sperare

Chi fa parte del comitato?

“Del comitato, oltre a me, fanno parte Eros Cruccolini, Donata Bianchi, Mohamed Abu El Elàn, Eduardo Villa, Andrea Bagni. Inoltre c’è un grande sostegno da parte dì Alessandra Pauncz del Cam e di Elena Baragli di Artemisia.

Da dove nasce secondo lei questa forte recrudescenza dei reati nei confronti delle donne, che siano violenze fisiche, psicologiche, o addirittura omicidi? Si tratta dell’emersione di un fenomeno sempre esistito ma nascosto o siamo di fronte a qualcosa di inedito?

“La mia opinione è che non vi sia una recrudescenza, ma che piuttosto siano aumentate la sensibilità e l’attenzione dell’opinione pubblica. Poi, certo, la pandemia e i confinamenti hanno portato qualche aggravamento della situazione”.

Cosa può fare la politica?

“In questa fase, oltre a intervenire sul piano legislativo, la politica deve promuovere il lavoro culturale. Bisogna cambiare cultura e mentalità e si tratta di un lavoro molto lungo. Ritengo poi che la politica locale abbia un ruolo determinante. E in questo senso l’appoggio del comune di Firenze e del sindaco Dario Nardella al comitato sia un segnale da cui prendere esempio”.