In due giorni quattro ragazzi tra i 20 e i 30 anni si sono suicidati in carcere. Quanti sono i giovani detenuti in Italia?

Dall'inizio del 2022 i carcerati che si sono uccisi sono 12, uno ogni quattro giorni. In totale, i detenuti in Italia sono 54.372 contro una capienza massima di 50.862. I dati del ministero della Giustizia

In due giorni ci sono stati in Italia quattro suicidi in carcere. E dall’inizio dell’anno, poco più di un mese, dodici detenuti si sono tolti la vita, per un totale di un suicidio ogni quattro giorni. Lo denuncia il Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria (S.PP.). Gli ultimi quattro sono tutti giovani tra i 20 e i 30 anni: un ragazzo di 25 anni a Palermo, una donna di 29 anni a Messina, un uomo di 33 anni a Monza e un giovane di 24 anni a Roma. Tutto ciò nel giro di 48 ore. Una “strage vergognosa – tuona il segretario generale S.PP. Aldo Di Giacomo – che non vede fine e che è ancora più grave se si tiene conto che solo dall’inizio del nuovo anno si sono suicidati due agenti penitenziari”.

“Lo stato di abbandono delle carceri italiane – sottolinea Di Giacomo – è oramai a livelli mai visti sino ad oggi. Il ministro della Giustizia aveva promesso che sarebbe intervenuta entro gennaio per migliorare le condizioni delle prigioni della Nazione ma ad oggi nulla si è visto. Le carceri sono diventate zone franche dove tutto accade come la morte per suicidio di 4 detenuti giovanissimi come se nulla fosse, ma peggio ancora senza scuotere minimamente la coscienza dei nostri governanti”. Il segretario generale S.PP. chiede dunque “un intervento della politica e del governo che riporti nelle carceri quel livello di civiltà e umanità che mancano. Bisognerebbe da subito evitare che psichiatri, alcol dipendenti e tossicodipendenti restino in carcere, ma trovare soluzioni diverse quali centri di cura che garantiscano l’esecuzione della pena ma anche la rieducazione. Uno Stato che non riesce a garantire la sicurezza della vita dei detenuti affidati in custodia per scontare pene giudiziarie testimonia di aver rinunciato ai suoi doveri civici”.

Com’è cambiata la vita in carcere con la pandemia

Dal sovraffolamento alle conseguenze della pandemia, i problemi nelle carceri in Italia sono molteplici e di varia natura. Al quotidiano Il Riformista il professore di diritto penale Giovanni Fiandaca spiega che negli istituti penitenziari “mancano le risorse umane” e che “gli specialisti in psichiatria sono andati via via diminuendo”. Nel frattempo però la pandemia da Covid-19 ha peggiorato ulteriormente la situazione, non solo per la difficoltà di isolare i positivi in ambienti sovraffollati ma anche per le restrizioni che di fatto hanno determinato un taglio netto delle relazioni dei detenuti con il mondo esterno. E sempre a Il Riformista il professor Fiandaca lancia un ulteriore allarme: “Si stima, ma non ci sono statistiche precise, che il disagio psichico riguardi più del 40% dei detenuti. Chiudiamo in carcere persone fragili sapendo che la detenzione non potrà che peggiorare la loro condizione”.

Quanti sono i detenuti in Italia? E quanti sono i giovani in carcere?

Secondo i dati del ministero della Giustizia, i detenuti presenti in Italia nel 2022 sono 54.372, a fronte di una capienza massima di 50.862. Di questi, 16.555 sono giovani di età compesa tra i 18 e i 34 anni. In termini percentuali, dunque, i giovani in carcere sono il 30,4% di tutti i detenuti. Ovvero, circa uno su tre. Questi in numeri assoluti sono i detenuti in Italia per classi di età nel 2021:

  • Da 18 a 20 anni: 523
  • Da 21 a 24 anni: 2.739
  • Da 25 a 29 anni: 5.799
  • Da 30 a 34 anni: 7.494

Anche Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, fa sapere che “la popolazione detenuta ha ripreso lentamente a salire fino a tornare stabilmente sopra i 54.000 reclusi, a fronte di una capienza ufficiale di 50.000 posti”. Per Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “il quadro che ci offre questo inizio di 2022 non è dei migliori. Per questo – conclude Gonnella – è importante prevedere misure urgenti per ridurre il sovraffollamento”.