In India il governo blocca i finanziamenti esteri alle missionarie di Madre Teresa

Finora i 130 centri di accoglienza delle Missionarie della Carità sono rimasti in vita grazie ai fondi esteri. La decisione del premier Modi è stata motivata da "irregolarità riscontrate", ma la realtà sembrerebbe un'altra: pochi giorni prima della scelta, la polizia ha denunciato di aver trovato 13 Bibbie in un centro d’accoglienza, dove le ragazze rifugiate sarebbero state "costrette a leggere il Vangelo, recitare preghiere cristiane e indossare la croce al collo". Ma le suore si difendono

In India il governo di Modi, primo ministro dal 2014, ha proibito alle Missionarie della Carità di Madre Teresa di ricevere finanziamenti dall’estero. E il motivo sembra essere meramente religioso. Infatti, anche se il ministero indiano ha dichiarato di aver rifiutato la registrazione delle Missionarie nell’elenco che regolamenta le donazioni dall’estero per “irregolarità nella contabilità”, per “mancanza di requisiti necessarie” e per “input anomali”, la verità è che pochi giorni prima della decisione del governo, nello Stato del Gujarat, da dove proviene il premier Narendra Modi, la polizia ha denunciato di aver trovato 13 Bibbie in un centro d’accoglienza delle Missionarie della Carità, dove le ragazze rifugiate sarebbero state “costrette a leggere il Vangelo, recitare preghiere cristiane e indossare la croce al collo”. Un’accusa che le Missionarie hanno rispedito al mittente, come quando ad attaccarle fu – nel 2014 – Mohan Bhagwat, leader delle Rss, organizzazione di fondamentalisti indù dalle cui fila proviene anche Modi: “Le opere di carità di Madre Teresa sarebbero anche state buone, ma le ha usate con un unico scopo: convertire al cristianesimo le persone che aiutava“.

 

Missionarie della Carità di Madre Teresa

Missionarie della Carità di Madre Teresa

Nonostante quanto dichiarato dalla governatrice del Bengala occidentale, Mamata Banerjee, che in un tweet si è definita scioccata nell’apprendere che “nel giorno di Natale il ministro dell’Unione ha bloccato i conti in banca delle Missionarie della Carità di Madre Teresa in India”, lasciando i loro 22 mila pazienti e dipendenti “senza cibo e medicine”, i conti delle Missionarie non sono stati direttamente bloccati. Ma sono stati proibiti ulteriori finanziamenti dall’estero. Una decisione che trova conferma nei numeri che dividono le due annate del 2020 e del 2021, dove – rispettivamente – i finanziamenti ricevuti dalle suore sarebbero stati di un miliardo e 230 milioni di euro, rispetto a 8,7 milioni di dollari ricevuti dall’estero nell’anno che sta per concludersi.

 

Dal 2019, da quando cioè il partito fondamentalista del Bjp ha stravinto con la rielezione di Modi, per le suore di Santa Teresa continuare a svolgere le loro attività è stato molto più complicato, anche a causa di nuove e rigide leggi anti-conversione, in un contesto sempre più repressivo verso minoranze religiose come quella islamica o critistiana. Tanto che la direttrice per il Sud asiatico di Human Rights Watch, Meenakshi Ganguly, ha dichiarato: “È davvero una sventura che dopo orribili aggressioni ai musulmani, ora il prossimo bersaglio siano sempre più spesso i cristiani”. Ma le Missionarie della Carità non solo l’unico bersaglio del governo: l’anno scorso, l’amministrazione Modi ha sospeso infatti i conti bancari indiani di Greenpeace e poi di Amnesty International, perché le organizzazioni avrebbero assunto posizioni “troppo critiche nei confronti della politica ufficiale”.