In Inghilterra e Galles inviare foto oscene senza consenso diventa reato. Ecco cos’è il cyber flashing

Stretta del Regno Unito sulle forme di violenza sessuale online. Chi invia immagini con contenuti espliciti rischia fino a due anni di reclusione

Con l’avanzare della tecnologia le violenze sessuali hanno assunto forme e modalità tra le più svariate. Inviare foto oscene, con espliciti contenuti sessuali, a destinatari ignari o che non hanno dato alcun concenso, è diventato un fenomeno fin troppo comune, a tal punto che in Inghilterra Galles – a quanto riporta il Times – il cyber flashing è diventato un reato punibile fino a due anni di reclusione.

Cyber flashing, che cos’è

Con cyber flashing si intende la condivisione di immagini con espliciti contenuti sessuali – come le parti intime o i genitali – a sconosciuti o a persone che non ne hanno fatto richiesta o che non hanno dato alcun consenso all’invio di quei contenuti. L’invio di queste immagini pornografiche, di solito tramite AirDrop, Bluetooth o Wi-Fi, avviene in forma anonima e l’unico elemento del mittente che risulta visibile, oltre all’anteprima del contenuto non censurata, è il nome del dispositivo dal quale è stata inviata l’immagine. Ma il nome è quasi sempre personalizzabile e modificabile, e quindi il destinatario non è mai in grado di capire da chi ha ricevuto l’immagine.

Il fenomeno del cyber flashing – nome utilizzato per la prima volta nel 2015 quando a una pendolare inglese vennero inviate due immagini oscene tramite AirDrop – capita per lo più sui mezzi di trasporto pubblico, dai tram, agli autobus, alle metropolitane.

Cos’hanno deciso Inghilterra e Galles?

Secondo quanto riferito dal Times, Inghilterra e Galles hanno deciso di accelerare contro il fenomeno del cyber flashing, rendendolo un reato punibile fino a due anni di reclusione. Sebbene l’invio di foto di parti intime sia stato reso illegale in Scozia nel 2010, non esisteva alcuna legge in vigore per il resto del Regno Unito. Ma adesso il reato di cyber flashing è stato inserito nel Sexual Offences Act 2003.

Secondo uno studio riportato da Independent, una ragazza su cinque tra i 13 e i 21 anni nel Regno Unito è stata vittima di cyber flashing nell’ultimo anno e una ragazza su tre ha subito molestie sessuali. Angela Salt, amministratore delegato di Girlguiding – l’ente che ha commissionato la ricerca – ha affermato che gli abusi nel Regno Unito stanno avendo un “impatto devastante” sulle giovani donne. Secondo un altro studio, dell’UCL Institute of Education, le pratiche di condivisione di immagini non consensuali “erano particolarmente pervasive e di conseguenza normalizzate e accettate”, a tal punto che i tassi di denuncia di abusi sessuali online erano diventati “sorprendentemente bassi”. In base a quest’ultimo studio, i ricercatori hanno interrogato 144 ragazzi e ragazze di età compresa tra 12 e 18 anni in focus group e altri 336 in un sondaggio sulla condivisione di immagini digitali. Il 37% delle 122 ragazze intervistate aveva dichiarato di aver ricevuto una foto o un video sessuale indesiderato online.

Per questo il fenomeno del cyber flashing è diventato un reato in Inghilterra e in Scozia. Sean Caulfield, avvocato penalista di Hodge Jones & Allen ha spiegato al Dailymail che il reato “si applicherà a chiunque, a prescindere dal fatto che la vittima sia conosciuta o meno dal molestatore”, anche se “l’accusa dovrà provare che il malintenzionato intendeva esporre i propri genitali con l’intenzione di creare allarme e angoscia” nella vittima.