In Italia le città sono sempre più calde. Da nord a sud, gli effetti dell’aumento delle temperature

A Bologna il caso più evidente di aumento della temperatura, mentre a Palermo il primato sull'incremento delle precipitazioni, in calo in generale su tutta la Penisola a causa dell’inquinamento atmosferico

Le città italiane sono sempre più calde. Se, infatti, secondo i dati raccolti dal programma europeo Copernicus climate change service, in tutta l’Ue il 2020 è stato uno degli anni più caldi mai registrati, è proprio nei centri urbani che l’aumento delle temperature si manifesta con particolare evidenza. La città che ha registrato il maggior aumento della temperatura è stata Bologna, dove nel 2020 è stata di 1,2 gradi superiore rispetto al valore medio degli anni 2006-2015. A seguire Catania (+1°C) e poi Roma (+0,9°C). In totale l’83,3% delle principali città in Italia ha registrato un incremento della temperatura media annua nel 2020 rispetto al periodo 2006-2015. Soltanto in 3 centri urbani si è osservata invece la tendenza opposta. Il calo più consistente è stato pari a -0,8 gradi ad Ancona, seguita da Bari (-0,2°C) e L’Aquila (-0,1°C). Solo a Potenza non c’è stato alcun mutamento.

Una turista si rinfresca con l’acqua di una fontanella in una piazza di Roma

Al di là della questione meteo climatica e delle conseguenze in termini tanto ambientali, quanto di confort individuale, l’aumento delle temperature nei grossi agglomerati ha anche una rilevanza –non secondaria– sul piano economico, in quanto innesca le condizioni per una serie di fenomeni che hanno ricadute anche pesanti sulle comunità urbane. Pensiamo all’uso dei condizionatori, o ai costi degli allestimenti architettonici necessari a superare la sensazione di caldo opprimente, che genera anche, non di rado, esiti sanitari, soprattutto sulle persone più fragili. Il fenomeno delle isole di calore, determina, inoltre, direttamente o indirettamente, anche il calo sostanziale delle precipitazioni totali annue, pari, nel 2020, a 132 mm, rispetto agli anni 2006-2015.

Fenomeno che si riscontra soprattutto nelle città meridionali, e in particolare a Napoli, dove nel 2020 le precipitazioni totali sono state di 423,5 mm inferiori rispetto alla media 2006-2015. Segue Catanzaro (-416 mm) e Catania (-359,7). Solo nelle città di Bolzano e Perugia le precipitazioni, in senso assoluto, sono aumentate, rispettivamente di 133,8 e 83 millimetri. Anche per quanto riguarda poi quelli che Istat definisce come i “giorni piovosi”, ovvero i giorni, in un anno, in cui le precipitazioni sono state pari o superiori a 1 mm, si è registrato un calo, pari a meno 14 i giorni piovosi nel 2020, rispetto alla media 2006-2015. Napoli si riconferma come la città italiana con il maggior calo delle precipitazioni annue, pari a -439,6 millimetri rispetto alla normale climatica. Seguita da Genova (-276,9 mm), che tra i comuni considerati era quello con le precipitazioni più elevate (1.263,8 mm nel periodo 1971-2000) e Firenze (-221,6 mm).

Pioggia a Milano

Passanti e turisti sotto la pioggia in Piazza Duomo a Milano

Soltanto a Palermo c’è stato un incremento delle precipitazioni, pari a 60,7 millimetri, nonostante rispetto al periodo 2006-2015 anche la città siciliana avesse registrato un calo. Da notare che nel periodo 1971-2000 la temperatura media più alta era infatti quella di Palermo, pari a 18,5 gradi, seguita da Bari (17°C), mentre osservando le anomalie del 2020 rispetto al valore climatico, Roma fa registrare il maggiore aumento, pari a +2°C, seguita da Milano (+1,9°C), Bologna (+1,8°C) e Torino (1,7°C).
In sintesi, le città del centro-nord registrano anomalie maggiori rispetto a quelle del sud. Perché accade questo? La spiegazione più ovvia, anche se mancano studi precisa a riguardo, è che sia una conseguenza dell’inquinamento atmosferico, che è più incisivo nell’Italia settentrionale rispetto al meridione ed è la causa principale dell’innalzamento delle temperature.