In Italia pochi laureati Stem: serve cambiare l’approccio per affrontare le sfide future

Divario economico e di genere, ma anche la radicata credenza che le materie scientifiche siano riservate a specialisti e addetti ai lavori. Il nostro Paese arranca nelle medie europee, ma la rivoluzione tecnologica non si arresta

La rivoluzione tecnologica, l’inserimento sempre più massivo della robotica nella nostra quotidianità, il predominio dell’informatica, hanno stravolto nel breve volgere di pochi anni le vite di tutti noi. Ci troviamo di fronte ad un nuovo paradigma, che possiede proprie regole ed un linguaggio specifico: padroneggiare le une e l’altro sono oramai esigenze irrinunciabili. Possiamo dire che oggi la frontiera di una piena cittadinanza passa proprio da qui, da queste competenze specifiche: muoversi con cognizione tra gli strumenti e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, e non essere  solo un fruitore passivo di piattaforme e servizi di cui non ha una vera consapevolezza.

La rivoluzione tecnologica avanza e servono comprenderne le regole chiave e utilizzare un linguaggio specifico

Ma quanto gli italiani sono davvero pronti a cogliere questa  sfida? Secondo i dati, non abbastanza. E il problema non riguarda solo le persone anziane, ma anche i giovani e i giovanissimi. Non basta infatti essere un nativo digitale e servirsi  quotidianamente della tecnologia per gestirla in modo consapevole in tutti i suoi aspetti. Infatti  la percentuale giovani italiani tra 16 e 24 anni con competenze digitali almeno di base nel problem solving è di tredici punti inferiore alla media europea (80,3% contro 93,8%). Nel 2019 il nostro era il secondo dato peggiore in Ue dopo la Bulgaria.
È per questa ragione che la questione dell’apprendimento e della scuola, risulta fondamentale. Fare propri gli strumenti – soprattutto cognitivi – delle scienze è indispensabile nelle società avanzate, con l’acquisizione di competenze fondamentali nel tempo presente, e a maggior ragione in quello futuro: il 14% del fabbisogno di neo-laureati tra 2021 e 2025 riguarderà i soli ingegneri, secondo le stime di Anpal (31-35mila persone all’anno). Cruciale soprattutto l’acquisizione di competenze nell’ambito delle Stem, acronimo che sta per Science Technology Engineering Mathematics: scienza, tecnologia, ingegneria, matematica.

Discipline scientifiche: perché si ritengono ancora riservate agli addetti ai lavori?

L’acronimo Stem indica le discipline della scienza, tecnologia, ingegneria e matematica

Nel nostro Paese, tradizionalmente, permane, in misura maggiore rispetto alle medie internazionali, una separazione ancora piuttosto netta tra le materie scientifiche e quelle umanistiche, dove le prime sono percepite come un mondo a parte, come argomento riservato agli specialisti o agli addetti ai lavori. Al punto tale che gli studenti italiani bravi in lettura che hanno anche ottimi risultati in matematica e scienze sono appena il 26,7% (in Germania sono il 45,4%). E se a  livello Ue, sono circa 21 ogni 1.000 i giovani laureati in materie come scienze, matematica, informatica, ingegneria, in Italia sono invece  16,4 ogni mille persone tra 20 e 29 anni. Una proporzione distante dalla media, ma soprattutto dal livello dei maggiori Paesi europei. La bassa quota di laureati in discipline Stem ha la sua radice in un livello di apprendimento inferiore in queste materie rispetto alle medie internazionali, a partire dallascuola.

Tra i 15enni, il dato italiano è molto distante dalla media Ocse in scienze (468 Italia, 489 paesi Ocse), mentre è sostanzialmente allineato in matematica. Se però si isolano solo i membri dell’organizzazione europei, la distanza appare più ampia. In questo contesto l’Italia è terzultima nei test di scienze e tra le ultime 7 in matematica. A ciò si aggiunga che in Italia solo il 3% degli studenti sono top performer (la quota di giovani che raggiunge i livelli massimi nei test) in scienze, contro una media Ocse del 7%. Inoltre solo  il 26,7% dei top performers in lettura lo è anche in matematica e scienze. Questo significa che gli studenti più bravi sul versante umanistico, solo in poco più di un caso su 4 possiedono anche elevate competenze in matematica e nelle scienze. Nel confronto internazionale si tratta di un dato molto basso, sensibilmente inferiore alla media Ocse del 36,3%.

Povertà e genere, discriminanti anche nella scuola

A restare indietro sono soprattutto alcune categorie, chi è socialmente ed economicamente più vulnerabile, in primo luogo. Come ci racconta la Fondazione Open polis “i dati sugli apprendimenti Invalsi in matematica mostrano come chi viene da una famiglia svantaggiata abbia risultati molto bassi nel 23% dei casi, contro il 6% dei coetanei più fortunati. Allo stesso modo, gli alunni avvantaggiati usano internet molto più spesso per informarsi oppure ottenere informazioni pratiche. In secondo luogo, oggi – nel nostro Paese molto più che in altri – resta centrale la questione dei divari di genere. Con bambine e ragazze che, fin dall’inizio del percorso di studi, acquisiscono molte meno competenze in ambito scientifico, numerico e tecnologico: solo il 15,4% delle studentesse di seconda superiore raggiungono il livello più alto nei test Invalsi di matematica, a fronte di un  23,6% dei colleghi maschi”.

In Italia, anche per quanto riguarda lo studio di materie scientifiche, resta centrale la questione del divario di genere

Tra gli studenti di seconda superiore provenienti dalle famiglie più avvantaggiate, quasi un terzo (31,7%) raggiunge il livello di competenza più elevato in matematica. Tra quelli svantaggiati, tale quota scende all’11,4%. Al contrario, tra chi viene da una famiglia di condizione più bassa, quasi il 23% si attesta sui livelli di competenza più bassi (contro il 6,4% dei più avvantaggiati). C’è poi un divario di genere abbastanza netto. A fronte di una media Ue di circa 21 laureati Stem ogni 1.000 giovani tra 20 e 29 anni, le laureate sono solo 14,9. Mentre il dato dei maschi è quasi doppio: 27,9. Questo è un  divario presente in misura variabile in tutti gli stati dell’Unione. Nel nostro Paese, il dato medio dei laureati (di entrambi i sessi) è più basso: 16,4 laureati in discipline scientifiche ogni mille giovani residenti. La quota di laureati Stem tra i maschi sale a 19,4, quella delle laureate si attesta al 13,3, con circa 6 punti di distacco.

Nei test di matematica, la maggior parte degli Stati europei vede uno svantaggio femminile. Ma, anche in questo caso, non si tratta affatto di una regola ineluttabile. In tre Paesi dell’Ue (Finlandia, Lituania e Svezia) il punteggio medio delle ragazze – tanto in matematica quanto nelle scienze – supera quello dei coetanei. Al contrario in una minoranza di paesi Ue e membri Ocse le studentesse conseguono risultati inferiori rispetto a quelli degli studenti maschi in entrambe le materie. Tra questi il primato spetta proprio all’Italia (-16 punti in matematica, -3 in scienze). È dunque questo tipo di divari con le medie europee ed Ocse che l’Italia sarà chiamata a ridurre nei prossimi anni, anche attraverso gli investimenti previsti dal piano nazionale di ripresa e resilienza. Pena rimanere fuori dalla corsa che vede protagoniste le Nazioni più sviluppate.