In Italia un giovane Lgbtq su dieci vittima di pratiche correttive dell’orientamento sessuale

Nel nostro Paese nessuna legge vieta le cosiddette 'terapie di conversione', che, ribadisce la Società Italiana di Andrologia (Sia), hanno "basi scientifiche inesistenti, sono contrarie a ogni deontologia e sono pericolose e dannose per chi le subisce"

In Francia le hanno rese illegali pochi giorni fa. In Canada il reato è stato introdotto a fine 2021. Se alcuni Stati corrono ai ripari, le cosiddette ‘terapie di conversione’, usate per tentare il riorientamento sessuale attraverso pratiche che vanno dalla somministrazione di farmaci alla psicoterapia arrivando fino all’elettroshock, sono però ancora accettate in almeno 68 Paesi del mondo, secondo le Nazioni Unite. E alcune versioni di queste pratiche vengono tuttora eseguite in tutte le nazioni⁠. Ma evidentemente non basta nemmeno l’appello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per far sì che si smetta di cercare di trattare l’omosessualità o qualsiasi ‘devianza’ dall’essere etero come una malattia.

Vittima un adolescente su 10

In Italia le terapie di conversione non sono illegali

In Italia, ad esempio, esiste ancora chi propone ‘terapie di conversione’ per le persone Lgbtq+, visto che nessuna legge le vieta. E questo fa sì che fino al 10% dei giovani della comunità arcobaleno, per lo più in età adolescenziale, sia vittima di pratiche tese a correggere l’orientamento sessuale. Nessun dato ufficiale, si tratta comunque di un fenomeno ancora sommerso (rispetto alla violenza che invece si ritrova quasi quotidianamente tra le cronache nazionali), ma a lanciare l’allarme è la Società Italiana di Andrologia (Sia) che ricorda come questo tipo di ‘terapie correttive’ hanno “basi scientifiche inesistenti, sono contrarie a ogni deontologia e sono pericolose e dannose per chi le subisce“. Alessandro Palmieri, presidente SIA e professore di Urologia alla Università Federico II di Napoli, sostiene infatti che si tratti di “pseudo-scienza, di cui sono vittime soprattutto giovani e adolescenti. Il genere non deve essere adeguato all’anatomia corporea, ma l’anatomia può e deve essere adeguata al genere, se la persona soffre e lo desidera”. E ancora, “Queste pratiche, che siano più o meno invasive, producono tutte ingenti danni psicologici e fisici alle persone che ne sono vittime. Si tratta di trattamenti eticamente inaccettabili, privi di qualsiasi fondamento scientifico, che la Sia condanna in ogni loro forma come violenze psicologiche e fisiche”, affermano in una nota Marco Capece, chirurgo andrologo del Policlinico Federico II di Napoli e Michele Rizzo, tesoriere SIA.

Pandemia e transizione di genere

La pandemia ha reso più difficile accedere agli interventi chirurgici per il cambio di sesso

La pandemia, intanto, sta rendendo sempre più difficile accedere agli interventi chirurgici per il cambio di sesso. “Sono stati appena una ventina i percorsi di transizione assicurati durante la pandemia, a fronte di almeno un migliaio di richieste”, aggiunge Palmieri. Le liste d’attesa di tutti i principali centri di riferimento per questo tipo di chirurgia sono superiori ai 2 anni e si stanno allungando. Questo trend, se non invertito, porterà alla migrazione dei pazienti verso altri Stati, con costi e rischi elevati per la salute, avverte la Sia. A parte la Francia, però, solo Germania e Malta hanno risposto con una legge specifica all’appello del Parlamento Europeo del 2018 ai Paesi membri di vietare le cosiddette ‘pratiche di correzione’. Belgio e Olanda stanno tuttora analizzando alcune proposte di legge, ma negli altri Paesi di questo tema non si parla. Riteniamo imperativo tutelare il rispetto dell’identità di genere e crediamo essenziale aiutare ogni persona a vivere pienamente nel genere in cui si identifica”, conclude il presidente della SIA.