Infortuni sul lavoro: più smartworking non vuol dire meno morti. I dati italiani ed europei

L'influsso della pandemia si è fatto sentire, con l'aumento degli occupati che hanno fatto ricorso al lavoro da casa, ma se nel 2020 gli infortuni mortali erano aumentati, il numero provvisorio dell'anno appena trascorso riporta il trend in calo

Più smart working, ma anche più vittime. Nel campo delicatissimo degli incidenti sul lavoro (su Luce! avevamo seguito in particolare il caso di Luana d’Orazio), in Italia la pandemia ci consegna un’apparente contraddizione: da una parte, infatti, nel 2020 ci sono state meno denunce (572.018, ovvero 72.684 in meno rispetto all’anno precedente, quando invece erano state 644.702, con un calo dell’11%) dall’altra sono aumentati i casi con esito mortale (+34,5% nel 2020 rispetto al 2019). Va detto, comunque, che nella prima parte del 2021 si è osservata una tendenza opposta. Tra gennaio e agosto sono state infatti 349.449 le denunce sporte per infortunio (ovvero circa 27mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un aumento quindi pari al +8,5%), mentre sono diminuite quelle per infortuni mortali (772 nei primi 8 mesi del 2021, con un calo del 6,2% rispetto allo stesso periodo nel 2020). In ogni caso, questi dati confermano una cosa: morire di lavoro, nel nostro Paese, è ancora un evento molto, troppo frequente. E purtroppo non solo nel nostro Paese.

In Italia nella prima parte del 2021 sono morte sul lavoro 772 persone

Nel 2018, la Francia era il Paese dell’Unione Europea con l’incidenza infortunistica più elevata, avendo registrato circa 3.400 casi ogni 100mila occupati. Seguivano Portogallo e Spagna, anch’essi oltre la soglia dei 3mila incidenti. Gli Stati che invece riportavano le cifre più basse erano la Bulgaria e la Romania, rispettivamente con 78 e 92 casi ogni 100mila lavoratori. Naturalmente, nel valutare queste cifre, va considerata l’alta probabilità di sottostime rispetto a questo fenomeno, e la scarsa l’armonizzazione tra i vari paesi Ue sulla raccolta di dati rispetto agli infortuni sul lavoro. Ma i numeri sono comunque significativi. Così come è significativo il fatto che alcuni stati (Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi e Svezia) addirittura non dispongono di un sistema assicurativo specifico, mentre altri (Grecia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo) non includono nel loro monitoraggio i lavoratori autonomi. Altre nazioni infine ancora non prendono in considerazione tutti i settori di attività.

La Lombardia, nel 2020, è la regione in cui sono stati denunciati più incidenti mortali, seguita dalla Campania e dal Lazio

Per quanto riguarda invece gli incidenti fatali, nel 2018 era l’Austria il paese Ue che ne riportava il numero più elevato (4,31 ogni 100mila occupati). La seguivano Lituania (3,89) e Bulgaria (3,81), mentre la Francia si posizionava al quarto posto (3,7). A registrare le cifre minori erano invece i Paesi Bassi, con 0,87 decessi ogni 100mila occupati. Tornando ai dati italiani, va notato che la Lombardia è la regione in cui nel 2020 è stato presentato il numero più elevato di denunce per infortunio mortale (325), seguita dalla Campania (174) e dal Lazio (147). Sul numero assoluto dei casi, ovviamente, pesa sia il totale della popolazione residente sia la quantità di attività economiche (e la loro qualità) presenti sul territorio. Diverso è il discorso sugli esiti delle denunce: mentre infatti in Lombardia il 56,6% degli esposti ha avuto un esito positivo (il 41,2% negativo), in Campania il rapporto risultava ribaltato, con il 43,7% con esito positivo, mentre il 54,6% negativo. Ai poli opposti della classifica troviamo il Molise, con il 58,8% delle denunce sporte nel 2020 per con esito negativo, e con il 76,9% di esiti positivi per le denunce. Mentre la Basilicata registra la quota maggiore di denunce ferme in istruttoria (10%), seguita sotto questo aspetto dalla Calabria (8,3%).