“Io, Bianca, presa a sassate nel parco solo perché tenevo per mano la mia ragazza”

Quelle pietre sono state lanciate dal branco contro il suo viso d’angelo e dirette al suo cuore, ‘colpevole’ di amare non un ragazzo, ma una ragazza. Ora ha 20 anni e dice: “Grazie a Luce! posso raccontare per la prima volta quello che mi è accaduto ad alta voce”

Sentirsi liberi di amare. Dovrebbe essere la normalità per tutti. Invece, per ragazze come Bianca è ancora una “conquista” che passa attraverso pregiudizi e offese, sguardi e commenti che feriscono, insulti, minacce e a volte persino violenze. “L’amore è una cosa semplice” cantava Tiziano Ferro, perché, in fondo, non c’è niente di più naturale e di più limpido del provare amore per qualcuno, uomo o donna che sia. Essere felici non dovrebbe comportare alcun dolore, nessuna complicazione. Invece capita ancora che due ragazze che si amano vengano non solo insultate, ma addirittura assalite, e con lanci di pietre. La loro colpa? Una semplice passeggiata mano nella mano nel parco, alla luce del sole. È successo non nel Medioevo, ma al giorno d’oggi. Non nel bronx di una megalopoli, ma nel centro di una tranquilla cittadina. E neppure in una zona pericolosa e isolata nel cuore della notte, ma durante un pomeriggio di sole in un parco. È quello che è capitato a Bianca, occhi verdi e capelli biondi, che oggi ha 20 anni. Quelle pietre sono state lanciate contro il suo viso d’angelo e dirette al suo cuore, ‘colpevole’ di amare non un ragazzo, ma una ragazza come lei. Ha deciso di raccontare a Luce! la sua esperienza, con la speranza che simili episodi non accadano più e che nessun’altra ragazza si scontri mai con simili atti d’inciviltà.

Bianca, 20 anni, ‘colpevole’ di amare una ragazza

Bianca, cos’è successo quel pomeriggio?

“All’epoca andavo in quinta liceo e stavo con una ragazza di Orvieto. Sono andata a trovarla e per un paio di giorni sono stata lì da lei. Il primo giorno siamo andate in un parco, non facevamo niente di particolare: semplicemente ci tenevamo per mano. A un certo punto un gruppo di ragazzini prese a fischiarci. Avevano sui dodici, tredici anni non di più. Erano tre o quattro. Ci hanno prese in giro ma poi sono andati via, e la cosa quella volta è finita così”.

Poi cos’è capitato ancora?

“Il giorno dopo siamo ritornati a fare una passeggiata nello stesso parco, e sono tornati anche loro, ma questa volta erano di più, un branco. Non erano più solo in quattro, ma una decina. E non si sono limitati a fischiare e insultarci, sono andati oltre. Hanno iniziato a tiraci pietre, bacche, pigne che prendevano dagli alberi per tirarcele addosso. È stato molto spiacevole”. 

Come avete reagito? 

“A un certo punto uno solo del gruppo ha detto agli altri: “Ma lasciatele stare…ma che vi frega…”. A quel punto mi sono girata verso di lui e gli ho detto: “Spero veramente che ti ricorderai di questo giorno e che te ne vergognerai tantissimo”. Il branco ha continuato e avrebbe continuato ancora, siamo state noi ad andarcene. Le altre persone non sono intervenute, vedevano e se ne andavano, eppure era chiaro a tutti che eravamo in difficoltà, perché il parco era aperto, ben visibile anche dalla strada. Mi sono sentita spiazzata”.

Pensa che quella violenza sia stata anche il prodotto della dinamica del ‘branco’?

“Lo è stato assolutamente, infatti il primo giorno, quando erano in pochi, si sono limitati a inveirci contro e prenderci in giro. Il secondo giorno sono passati alla violenza vera e propria col lancio di sassi, galvanizzati e fomentati dall’essere in gruppo”.

Molte volte i ragazzi lanciano a Bianca “commenti sgraditi a sfondo sessuale”

Episodi di questo tipo le sono capitati anche altrove?

 “Di questa gravità no, fortunatamente è stato un episodio isolato. Ma commenti sgraditi a sfondo sessuale, da parte di ragazzi, capitano abbastanza frequentemente. Studio a Pisa, e appena qualche giorno fa ero con la mia ragazza quando è passato un gruppo di ragazzi che ci ha detto: “Quanto spreco…se venite con noi vi facciamo cambiare idea”. Commenti ne sento anche a Castiglioncello, dove abito, basta andare a fare una passeggiata sul lungomare”.

Quando ha confidato alla sua famiglia la propria omosessualità?

“All’inizio tendevo a non dirlo, poi quando ho fatto ‘coming out’ mi hanno solo consigliato di stare attenta, perché al mondo ci sono tante persone ‘ignoranti’, chiamiamole così. Mi hanno sempre accolta a braccia aperte, a prescindere dal mio orientamento sessuale. I miei genitori sono separati, a mio padre lo dissi quando me ne resi conto, quando cioè ne presi coscienza: avevo 13 anni e frequentavo la prima liceo. A mia madre invece lo confidai verso la fine del liceo. Nel momento in cui non mi sono più fatta problemi, e ho cominciato a uscire con delle ragazze, è stato chiaro anche a tutto il resto della mia famiglia, zii, cugini, e per nessuno è stato un problema”.

Cosa si sente di dire a chi sta affrontando le stesse difficoltà? 

“Per quanto possa sembrare un muro quasi insormontabile, come credevo anch’io, arriverà quel momento in cui si sceglierà l’amore. Bisogna solo saper aspettare. E alla fine nessuno è solo, ci sono tante associazioni che possono aiutare”.

Bianca fece ‘coming out’ con suo padre a 13 anni: “Per nessuno della famiglia è stato un problema”

Anche lei si è rivolta a qualche associazione oppure il suo ‘coming out’ è stato frutto di un percorso che ha maturato interiormente?  

“Personalmente non mi sono rivolta a nessuna associazione, ma ne conosco molte che organizzano eventi anche sul territorio, per non far sentire sole le persone che magari sono in situazioni poco piacevoli e si sentono poco libere”.

Secondo lei cosa serve a realizzare nel concreto una nuova consapevolezza, e un cambio di passo anche culturale? 

“A scuola parlare di omosessualità è ancora un tabù, come se fosse una malattia o una parolaccia. Se si vuole davvero abbattere muri e tabù e aiutare i ragazzi, credo serva una base a livello di educazione scolastica. Si parte sempre da lì. Serve un percorso di sensibilizzazione, in modo tale che un ragazzo che alle medie inizia a farsi delle domande sulla propria sessualità, possa non sentirsi ‘sbagliato’ ”.

Ora che ha 20 anni, pensa che quello che ha vissuto possa averla aiutata a crescere? E ora si sente una persona nuova, più consapevole, più matura, anche più forte?

“Assolutamente sì. Come tutte le esperienze negative, alla fine ti lasciano anche dei segni positivi. Ringrazio Luce! per avermi dato l’opportunità di dire per la prima volta quello che mi è successo ad alta voce. E mi auguro che questo possa arrivare ad altre persone”.